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Quei martiri "ecclesialmente" scorretti

di Gianteo Bordero - 15 maggio 2003

Mentre chierici e intellettuali cattolici, negli ultimi mesi, impegnavano il loro tempo in convegni e disquisizioni filologiche sulla "Pacem in terris" - l'enciclica di Giovanni XXIII assurta a manifesto del pacifismo integrale (si veda il libro, edito guarda caso dalle Paoline, "Pace! Voci a confronto sulla Pacem in terris"), ha fatto la sua comparsa sulla scena mediatica monsignor Macram Gassis. Vescovo sudanese in "esilio", in un'intervista al quotidiano "Avvenire" (domenica 11 maggio) in poche battute ha smascherato l'ipocrisia del pacifismo nostrano, mettendo alla berlina i fautori del dialogo "politicamente ed ecclesialmente corretto".

Il Sudan - come ha rilevato Antonio Socci nel suo "I nuovi perseguitati" - è uno dei paesi nei quali è avvenuto e sta avvenendo il più grande "macello di cristiani" ad opera del fondamentalismo islamico. Persecuzioni, schiavitù, mutilazioni, violenze carnali e persino crocefissioni sono ciò che i cristiani sudanesi patiscono (nel totale silenzio degli ultrà del dialogo) da un po' di decenni a questa parte, da quando cioè l'islamismo politico è divenuto maggioritario nel paese, imponendo la shari'a e promuovendo il jihad contro i cosiddetti "infedeli". Sono almeno due milioni i sudanesi che, per il semplice fatto di essere cristiani o di portare una croce al collo, hanno subito ogni genere di soprusi e di violenze. Sono i nuovi martiri del XX e XXI secolo, vittime della furia islamista che oggi i più credono di poter contrastare con delle improbabili dichiarazioni di principio, avulse da ogni sana considerazione realistica, storica e culturale.

Queste cose è venuto a ricordare, ai sedicenti "intellettuali cattolici", monsignor Gassis, presule sudanese, costretto dal 1994 a non poter fare ritorno nella sua diocesi di El Obeid, sui Monti Nuba, occupata e messa a ferro e fuoco dai fondamentalisti. La prima denuncia "politicamente ed ecclesialmente scorretta" del vescovo africano è proprio nei confronti del "mondo cristiano", il quale "non ha il coraggio di dire che ci sono davvero dei fondamentalisti islamici che perseguitano dei cristiani".

La seconda frecciata è diretta ai burocrati dell'ONU: monsignor Gassis racconta che, per far muovere qualcosa a livello internazionale, "ci sono voluti cinque anni di appelli inascoltati alla Commissione Diritti Umani dell'ONU a Ginevra". Ciò non sorprende, se si ripensa alla brutta figura che l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha rimediato nella fase precedente l'intervento in Irak e se si tiene a mente che, attualmente, la citata Commissione Diritti Umani è presieduta nientemeno che dal colonnello Gheddafi, noto campione del rispetto della persona e dei suoi diritti.

Infine, la bordata più pesante è nei confronti del pacifismo delle bandierine multicolore, il pacifismo assoluto di cui abbiamo avuto occasione di parlare in questi mesi. Ha detto il vescovo sudanese: "La pace a ogni costo significa fare un'ingiustizia alla gente che soffre". Benedetto monsignor Gassis! Ci avrebbe fatto tanto piacere sentire le stesse parole pronunciate, con la stessa lucidità e semplicità con cui le ha dette il presule, da quegli stessi chierici pacifisti che ora si spellano le mani per applaudirlo nei suoi incontri milanesi e in giro per l'Europa.

La conduzione e la breve durata dell'intervento anglo-americano in Irak hanno messo in scacco il pacifismo nostrano, ne hanno svelato la matrice utopica; ma più difficile da combattere rimarrà, negli anni a venire, quel "pacifismo teologico", quella "teologia del dialogo" che predilige i no-global e mette il silenziatore sui martiri; che cita Gandhi e mette tra parentesi quei quaranta milioni di uomini e donne che, solo nel XX secolo, sono stati perseguitati, torturati e uccisi per la loro fede, per il solo fatto di dirsi e di essere cristiani.

Conclude monsignor Gassis: "Oggi si parla tanto di pace, ma non di quella che nasce dalla giustizia. Dovrebbe essere messo anche sulle bandiere appese ai balconi: pace e giustizia". Benedetto monsignor Gassis!

! Gianteo Bordero
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Ragionpolitica, periodico on line n.5 del 15/5/2003
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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