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Habbaniya 1941 - quando Saddam si chiamava Rashid Ali

di Alessandro Palmesino - 15 maggio 2003

Il nome di Habbaniya, almeno in Italia, di solito non dice granché agli appassionati di storia militare: eppure fu una vittoria che permise agli inglesi di segnare un punto fondamentale contro l'Asse, in un momento - la primavera del 1941 - in cui la marea nazista sembrava inarrestabile. L'Iraq, per il Regno Unito, oltre ad essere una importante fonte di petrolio, rappresentava una tappa obbligata nei trasporti tra Egitto ed India. A Baghdad, nella primavera del 1941 il potere fu preso da un gruppo di militari filonazisti, noto come "Quadrato Aureo", guidato dall'anglofobo e antisemita Rashid Ali El Gaylani. Sostenuto economicamente e ideologicamente dall'ambasciatore tedesco a Baghdad, Fritz Grobba, il regime di Rashid Ali negò, nell'aprile del 1941, il diritto di passaggio alle truppe inglesi, sancito in un trattato del 1930, mentre riempiva le piazze di rivoltosi antibritannici e antisemiti e deviava i flussi petroliferi verso la Siria franco-tedesca di Pétain. Ignorando le formali dichiarazioni irachene di non ostilità, Churchill ordinò una immediata reazione militare preventiva. Assicurato il controllo del porto di Bassora, i britannici rinforzarono la guarnigione della base aerea di Habbaniya, 70 km ad ovest di Baghdad, intorno alla quale gli iracheni avevano schierato l'equivalente di una divisione, con circa 9mila uomini, una ventina di mezzi corazzati e 50 pezzi d'artiglieria, ma con un supporto aereo inconsistente.

Habbaniya era sede di una scuola di volo della Royal Air Force (Raf), l'aeronautica militare inglese, con un migliaio di piloti in addestramento, e un centinaio di aerei di cui solo una ventina utilizzabili in battaglia. I britannici la difendevano con elementi della 20° Brigata Indiana, un battaglione di iracheni di etnia assira (e perciò detto "Assiro"), e soprattutto i 400 uomini del "King's Own Royal Regiment" (KORR) appena giunto in rinforzo, più una ventina di autoblindo e qualche pezzo d'artiglieria. Giunto in aiuto un paio di squadroni aerei, all'alba del 2 maggio 1941 gli inglesi sfruttarono la propria superiorità in cielo, bombardando le posizioni nemiche. La reazione irachena - un'incursione di una dozzina di mezzi corazzati - fu respinta facilmente dal fuoco dei pezzi anticarro e delle autoblindo britanniche. Nei tre giorni seguenti, gli inglesi logorarono l'avversario con bombardamenti aerei e d'artiglieria, assicurandosi nel contempo il completo dominio del cielo. Il 6 maggio circa 200 uomini del KORR, appoggiati da autoblindo e cacciabombardieri attaccarono la località di Sinn El Dhibban, caposaldo della linea nemica, e con perdite minime (una ventina tra morti e feriti) uccisero o ferirono un migliaio di iracheni, facendone prigionieri oltre 400, e spezzando l'assedio.

Intorno al 20 maggio, gli inglesi, rinforzati da elementi della "Habforce", gruppo di combattimento motorizzato inviato dalla Palestina, con una brillante manovra a tenaglia occuparono il villaggio di Falluja, ultimo ostacolo sulla strada di Baghdad. Gli Iracheni contrattaccarono prima con il supporto di una squadra aerea tedesca (un totale di nove velivoli che operavano da Mossul), che non combinò granché, poi con un attacco ad opera di una colonna motorizzata, respinto grazie alla determinazione del battaglione Assiro. Il morale del regime crollò, e Rashid Alì si diede alla fuga; nella conseguente presa di Baghdad, Churchill impose di limitare al massimo le perdite civili e di mettere fine, senza violenza, alle residue resistenze filonaziste: cosa che riuscì senza difficoltà, anche se le ambizioni panarabe e nazionaliste della leadership irachena furono solo rimandate. A Londra, la vittoria fu definita un miracolo: i tedeschi rinunciarono alle loro velleità sullo scacchiere del Golfo Persico, mentre gli inglesi ripresero il controllo del petrolio e mantennero l'integrità delle comunicazioni aeronavali in Asia, destinate a vitale importanza nel sostegno del fronte russo che stava per aprirsi. Rashid Ali fuggì a Berlino, ospite di Hitler. Dopo la guerra, ebbe asilo in Arabia Saudita, e nel 1958, con l'istituzione della repubblica, di cui Saddam Hussein ereditò la guida, tornò a Baghdad.

! Alessandro Palmesino
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Ragionpolitica, periodico on line n.5 del 15/5/2003
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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