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Massimalismo nichilistadi Gianni Baget Bozzo - tratto da Panorama del 16 maggio 2003 Vladimir Iljc Lenin scrisse un famoso opuscolo intitolato "L'estremismo, malattia infantile del comunismo": pare che ne sia diventato la malattia senile. La componente anarchica e rivoltosa era la base della "rivoluzione degli eguali", Lenin, come Mussolini, pensava che la rivoluzione potesse nel 1917 imporsi solo sulla punta delle baionette. Il postcomunismo sembra ora, negli anni 2000, sciogliersi nelle sue componenti originarie e regredire lentamente dalla rivoluzione impossibile alla rivolta reale. In un mondo globalizzato occupare il Palazzo d'inverno non ha più senso, D'Alema lo ha occupato sostituendo Gramsci a Lenin, conquistando prima le casematte invece che il centro del potere. Ma il potere non era più là dove doveva essere. D'Alema si trovò costretto ad andare in guerra con gli americani licenziando Prodi e facendosi sedurre da Cossiga: non fu un gesto spontaneo, ma fu influenzato dalla convinzione che un comunista a Palazzo Chigi fosse un evento storico, la prova che la via gramsciana era giunta alla sua conclusione e che il successo stava proprio nel consenso di Agnelli e di Cossiga: l'egemonia aveva raggiunto i vertici della società. E invece non era così, egli era stato messo al potere solo per combattere assieme agli americani nella Nato, bombardando i serbi. Non era stato egemone ma egemonizzato e l'elettorato l'aveva capito e lo avava abbandonato. Senza una prospettiva di governo, il comunismo non ha più senso: ma come è possibile alzare la qualità della società per un comunista se non attraverso il controllo dello Stato? Un comunista, come del resto un socialdemocratico, pensa allo Stato, e quindi alla coercizione, come forma etica: non conosce la via della libertà individuale come via di pienezza sociale. Il comunismo ideocratico, in ultima analisi utopico, non può fidarsi della natura umana e della libertà umana ma deve correggerle dall'alto mediante il potere. La cultura italiana è fondamentalmente su questa strada, la via dall'idealismo al gramscismo è stata facile, spontanea. L'idea che solo lo Stato potesse costruire un popolo era la scommessa del Risorgimento: "bisognava fare gli italiani". Non è morta la rivoluzione soltanto, è morto anche lo Stato come soggetto etico e come potere dominante: molti sono i fattori che lo hanno distrutto, la mondializzazione e la tecnologia hanno creato un mondo comunicante in cui la libertà è di casa. E per questo l'unica via di rendere migliore la società è quella di dare ai cittadini il massimo di libertà. Di fronte a questa prospettiva, a cui Berlusconi ha dato la sua occasione politica storica il postcomunismo risponde rinunciando al tema dello Stato e giustificando la propria qualità come qualità morale che si manifesta nella censura etica delle istituzioni. Se non può fare il tiranno del potere, farà il moralista dall'opposizione. Non è del resto la medesima linea che gli suggerisce l'alleanza con i Verdi? O con i no-global? O con i pacifisti? Per questo Bertinotti diventa l'uomo che dà la linea: il referendum sull'estensione dell'art. 18: è un colpo alla linea Bersani tosco-umbro-marchigiana che punta sull'artigianato e la piccola impresa. Ma le piccole imprese non fanno ideologia, Verdi, no-global e pacifisti si. I postcomunisti passano dal materialismo storico al nichilismo politico, regrediscono da Gramsci a Serrati, al massimalismo, la corrente di pensiero antidemocratica da cui nacque Benito Mussolini. Berlusconi ha dunque ragione di ricordare agli elettori che l'opposizione non è più democratica neanche in chiave gramsciana: è massimalista e quindi necessariamente nichilista. Per usare una frase degli oppositori al sistema sovietico nell'89: il comunismo, una lunga marcia verso il nulla.
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Ragionpolitica, periodico on line n.6 del 22/5/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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