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numero 280
6 marzo 2008
 
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Scuole di Specializzazione, un'anomalia da rivedere

di Remo Viazzi - 22 maggio 2003

Se tra i successi del Governo Berlusconi può certo essere incluso quello di avere finalmente concepito una riforma scolastica completa, che i decreti attuativi dei prossimi due anni dovrebbero rendere operante, non mancano però nel "mondo scuola" interstizi e "buchi neri", sui quali è necessario quanto prima mettere mano.

Mi riferisco in particolare alle SSIS, le Scuole di Specializzazione per l'Insegnamento, che - a mio avviso - stanno fallendo quasi totalmente gli obiettivi che si erano preposte e che, programmaticamente, stridono fortemente con il senso della riforma stessa. Anche a volere sorvolare sulla questione dell'attribuzione dei punteggi a coloro che si abilitano tramite gli esami della SSIS (ma resta pur sempre un problema spinoso, per il quale tutti i "precari" hanno tutta la mia comprensione), è la Scuola stessa a costituire un problema. Inizialmente sembrava che le SSIS, che prevedono iscrizioni a numero chiuso, avrebbero di anno in anno consentito l'accesso ad un numero di aspiranti tale da soddisfare le reali esigenze "di mercato" della Scuola italiana, valutate per i tre anni successivi. Bene, dal 2000, anno della fine del concorso ordinario, dopo una prima consistente immissione in ruolo di "giovani professori", le assunzioni sono di nuovo state bloccate. Non certo bloccato però è il numero degli aspiranti professori, che grazie alle Scuole di Specializzazione crescono di anno in anno, vedendo nel contempo sempre più allontanarsi le loro obiettive possibilità di conquistare una cattedra. Se questo è creare una più efficace connessione tra mondo della scuola e mondo del lavoro non sta a me giudicare! I nuovi professori in sala d'aspetto sono sempre di più, e sono oggi molti di più di quelli che creavano i decennali concorsi ordinari di abilitazione.

In secondo luogo - e sfido chiunque a metterlo in dubbio - i concorsi ordinari erano un criterio valido e una prova severa e selettiva per testare le reali conoscenze degli aspiranti, assai più di quanto non lo siano gli esami finali delle Scuole di Specializzazione: un pro forma, che non serve nemmeno a determinare il voto con cui si ottiene l'abilitazione, in considerazione del peso che ha nella valutazione l'intero percorso dei due anni di Scuola. Insomma, poco più di un esame di terza media, o di "maturità", dove tutto è già deciso.

Ma c'è ancora qualcosa che stride fortemente con lo spirito della riforma Moratti. Se questa infatti vuole veramente più istruzione e meno (o attenuata) condiscendenza nei riguardi dello studente, più attenzione ai contenuti piuttosto che ai modi di porgerli, una linea di condotta che mi trova del tutto favorevole, dal momento che se non ci sono i contenuti la forma ha ben poca importanza, beh, allora le SSIS o sono da rinnovare profondamente in questa direzione, o sono da chiudere del tutto. Proprio per come la Scuola è strutturata, per come è stata concepita la scelta delle materie curricolari, tutto ruota intorno alla didattica, alla psicologia, alla pedagogia, alla trasmissione dei saperi: mettendo al centro la figura dell'alunno e riducendo il docente ad un ruolo da comprimario al servizio degli stessi e delle famiglie. I saperi e i contenuti delle diverse materie sono invece dati per saputi: si lavora sulla didattica proprio perché non si tratta più di consolidare le conoscenze e le competenze di chi dovrà andare in classe ad insegnare, ma ci si preoccupa solo di come insegnerà ciò che non sa e di come si relazionerà con la classe. Non ci sarebbe niente di male, se vi fosse almeno la certezza che precedentemente, in qualche altro momento della formazione, detti contenuti fossero stati realmente acquisiti, ma oggi non è più così. I contenuti non si acquisiscono più alle medie, dove tutti devono essere promossi indipendentemente dal loro profitto, non alle superiori, che preparano all'Università, non all'Università, che è un grosso parcheggio per evitare di ingrossare il numero di chi altrimenti sarebbe costretto a scrivere sulla Carta d'Identità: Professione: disoccupato!

Chi non ha passato il concorso ordinario ha fatto la SSIS per non dovere attendere altri dieci anni il prossimo concorso (che magari non avrebbe superato), chi lo aveva già superato l'ha fatta lo stesso per accaparrarsi trenta (dicesi trenta!!!) punti. Né gli uni, né gli altri hanno reali possibilità di diventare professori di ruolo a breve termine: c'è il blocco delle assunzioni nell'impiego pubblico che lo impedisce. Una bella anomalia per chi vuole creare un più stretto legame tra mondo della scuola e mondo del lavoro!

! Remo Viazzi
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Ragionpolitica, periodico on line n.6 del 22/5/2003
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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