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Tra Scuola e Riforma, dove vanno i nostri giovani?

di Francesco Verzillo - 29 maggio 2003

Dopo la storica approvazione del progetto di Riforma Moratti che, dopo ben ottant'anni dalla riforma Gentile, rammoderna la Scuola italiana, viene di fatto spontaneo porsi qualche domanda per tentare di tratteggiare scenari futuri possibili, magari da molto tempo desiderati sia dai cosiddetti "addetti ai lavori" che dagli stessi utenti.

Va da sé che il solo impianto legislativo non basta a formulare previsioni veramente attendibili; alla legge-delega n.53, (Riforma Moratti), seguiranno una serie di decreti attuativi che, muovendo dai principi enunciati dal testo di legge, forniranno le prime direttive pratiche.

Tali direttive non saranno debordanti un po' perché occorre preservare l'autonomia scolastica e la legislazione locale, un po' perché si punta alla semplicità ed alla chiarezza.

Il primo di tali decreti attuativi è in arrivo e riguarderà modelli organizzativi a livello didattico nelle singole scuole.

Ciò che conta tuttavia, è capire, con buona approssimazione, quale potrà essere, alla luce dell'attuale testo legislativo, la ricaduta in termini meramente operativi, sul problema "numero uno" dei giovani d'oggi ossia il raggiungimento di un soddisfacente sbocco occupazionale ed un adeguato iter professionale da percorrere.

L'attuale sistema scolastico infatti, pur valido sotto molti punti di vista, è tuttavia inefficace nei confronti dei bisogni formativi dei ragazzi in quanto persegue modalità d'insegnamento teoretico nella maggioranza degli indirizzi ed è funzionale, sempre in linea teorica, al proseguimento degli studi universitari (vedi gli attuali licei).

Per molti giovani la scuola non rappresenta altro che un sistema rigido contro cui battersi e, se non si hanno gli strumenti per seguire "quel percorso" uguale ed unico per tutti, un'oscura "legge del taglione" li condannerà inesorabilmente al fallimento scolastico e professionale, che poi è pure personale, con tutte le conseguenze che possiamo facilmente immaginare.

Una soluzione è appunto contenuta nella legge 53, ossia offrire una diversa opportunità, un secondo canale formativo (secondo non per importanza) di tipo tecnico-specialistico che possa efficacemente affiancarsi all'istruzione tecnica superiore in alternativa allo studio eminentemente teorico, a secondo le attitudini di ciascuno.

La marcata individualizzazione nella metodologia didattica è l'unica risposta efficace per recuperare i ragazzi cosiddetti drop out ossia coloro che abbandonano precocemente gli studi, che non hanno dunque obiettivi e che, socialmente, rappresentano un problema per sé e per gli altri in quanto facile preda dei processi di devianza giovanile.

La nuova legge di Riforma sembra dunque mettere fine alla parole "isolamento" e "frustrazione" molto presenti nel mondo dei giovani, spesso o quasi sempre a loro insaputa.

Per questo, un altro antidoto efficace pare essere la figura dell'insegnante Tutor: è inutile, infatti, offrire più indirizzi e maggiori sbocchi se i ragazzi non vengono adeguatamente orientati ed informati.

Sinora tutto questo era affidato alla buona volontà di pochi docenti: ora è istituzionalizzato.

Quello che colpisce infine, è l'ampia possibilità di rendere i percorsi ed i passaggi tra loro reversibili. Si può iniziare con la formazione e, tramite una serie di passaggi e crediti formativi terminare con un Diploma di Laurea.

Tutto ciò non sembra di poco conto e, anche se sarà necessario un buon decennio affinché il sistema possa dirsi collaudato e se, come si dice, il buongiorno si vede dal mattino, sembra proprio l'inizio di una bella giornata, anzi, per rimanere in metafora, di una stagione nuova!

! Francesco Verzillo
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Ragionpolitica, periodico on line n.7 del 29/5/2003
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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