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Per un altro mondodi Anna Bono - 5 giugno 2003 È ufficiale ed è stato confermato durante le manifestazioni organizzate in occasione del G8 di Evian: ormai i no global sono entrati in una fase propositiva. Prova ne sia che si fanno chiamare "new-global" e agli appelli inevitabilmente "contro" (...la guerra, il texano alcoolizzato, il petrolio, gli OGM...) mescolano, forte e chiaro, lo slogan: "un altro mondo è possibile" (sottointeso è: "lo vogliamo e lo costruiremo sulle rovine di quello vecchio"). Che altri mondi siano possibili è verissimo. Oltre al nostro, c'è già quello di Fidel Castro, per esempio, che condanna a morte chi tenta di fuggire dalla sua isola; quello dei tiranni africani che perpetuano antiche tradizioni come la schiavitù, i bambini soldato e persino il cannibalismo; quello degli imam islamici che vogliono lapidare Amina, madre senza essere sposa, e tutte le donne disobbedienti. Per un altro mondo ancora, in Italia, la potente ONG Rete Lilliput - passando dalla protesta alla proposta - ha istituito una "Giornata Nazionale dell'auto-boicottaggio" e le "Biciclettate non violente". La prima iniziativa, svoltasi il 31 maggio, ha voluto dimostrare che è possibile un'alternativa concreta all'automobile: "per un giorno le nostre automobili verranno lasciate a casa per innescare dal basso un processo di auto-riduzione non violenta di massa, che si ispira al boicottaggio degli autobus promosso da M. L. King e dalla comunità nera di Montgomery nel 1955". Le biciclettate non violente "sono biciclettate in fila indiana con le bandiere arcobaleno issate su aste fissate alle biciclette". Pare che si siano svolte in oltre 20 città italiane nelle scorse settimane con lo scopo di denunciare, ma anche di rendere vana "la guerra del petrolio". I 300 delegati della "società civile" internazionale riuniti ad Anemasse (Francia) dal 29 al 31 maggio per il vertice intitolato "Per un altro mondo" e i 400 convenuti a Siby (Mali) dal 1 al 3 giugno per il "Summit dei poveri", entrambi in alternativa al G8, non hanno potuto fare a meno, benché impegnati a essere essenzialmente propositivi, di esprimere la loro contrarietà e la loro preoccupazione per le promesse mancate dell'Occidente e per la sua inguaribile fiducia nel mercato e nella proprietà privata che minaccia di contagiare tutto il mondo. Un delegato nigeriano ha ricordato che i leader del G8 "indirizzano le risorse alla guerra" e intanto "i fondi promessi ai paesi africani per uscire dalla morsa del debito estero ancora non arrivano". Un esperto senegalese ha inoltre spiegato che, per quanto "l'Africa cerchi di vendere bene la propria immagine all'estero per attirare investimenti", "la privatizzazione rischia di minare il settore privato africano". Guardando le immagini delle bambinesche manifestazioni anti G8 degli scorsi giorni, i soliti balli, le solite beffe, i soliti simboli e slogan vetero-l'imagination au pouvoir, verrebbe voglia di dire: "tranquilli, ragazzi, avete ragione, un altro mondo è possibile. Difatti lo sta costruendo per tutti, da due secoli, la civiltà occidentale moderna. È stato esattamente tra il 1815 e il 1830 che in Europa e nell'America Settentrionale le nuove, immense risorse disponibili nella finanza, nell'amministrazione, nella scienza e nella tecnologia hanno incominciato a essere usate in modo costruttivo. Ne è derivata una capacità di moltiplicare la produttività del lavoro come mai prima nella storia umana e nel volgere di pochi anni gran parte della popolazione euroamericana si è via via liberata dall'assillo quotidiano del bisogno. Da allora le condizioni di vita generali non hanno cessato di migliorare grazie alle continue innovazioni tecnologiche e alla crescente disponibilità di beni materiali. L'affermarsi del modo di produzione capitalistico inoltre ha affrancato gli uomini anche dai vincoli personali sui quali si era retto il modo di produzione preindustriale. È nata così una società più comoda, libera, operosa. Da allora l'uomo occidentale si ingegna con successo a vivere sempre meglio e più a lungo..." Se anche ci credessero, se anche lasciassero finire di parlare, non servirebbe a niente. Comodi sì - e senza responsabilità - ma liberi e operosi, no: i no global non ci tengono ad esserlo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.8 del 5/6/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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