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La resa della ragionedi Anna Bono - 12 giugno 2003 Si conclude un altro anno scolastico e per gli atenei si avvicina il periodo della chiusura estiva. Sarebbe utile che qualcuno stendesse il bilancio di quante ore preziose sono state sottratte anche quest'anno alla didattica e allo studio per consentire ai docenti e ai loro ospiti di svolgere attività di propaganda politica e di formazione ideologica. Meglio ancora sarebbe indagare su un fenomeno più insidioso che si sovrappone all'uso partigiano delle aule scolastiche: l'accantonamento della scienza, lo svilimento della ricerca, dei suoi strumenti e dei suoi metodi, l'abdicazione dei docenti. Come e quando, in Italia, si sia incominciato ad attribuire più valore alle teorie economiche e sociali di un cantante o di un conduttore televisivo che a quelle di uno studioso autore di decine di ricerche e di centinaia di saggi scientifici probabilmente nessuno lo sa. Per un lungo periodo, al contrario, i più inverosimili luoghi comuni e ogni falsificazione della realtà - dalla pretesa superiorità delle tecnologie e dei sistemi politici africani precoloniali rispetto a quelli europei preindustriali, all'armonico, esemplare rapporto con la natura attribuito alle popolazioni primitive, alla presunta supremazia morale e intellettuale del genere femminile... - sono stati contrabbandati per scienza allo scopo di renderli accettabili. Sembrava già la resa della ragione. Poi le scuole superiori e le facoltà universitarie hanno aperto le porte ai protagonisti del mondo dello spettacolo e della cosiddetta società civile (ONG e volontariato), accogliendoli non come allievi, ma come maestri di vita e di conoscenza ed è incominciato il vero delirio. Adesso succede che l'attore Paolo Villaggio disserti in aula magna su "Le vere cause delle guerre mondiali" nell'ambito di un convegno sull'Unione Europea organizzato dalla facoltà di Scienze Umanistiche dell'università La Sapienza di Roma; e i membri della ONG Emergency fondata dal medico Gino Strada frequentano l'Università Roma Tre non per imparare storia usi e costumi dei paesi nei quali andranno a lavorare e neanche per illustrare i problemi della chirurgia in situazioni estreme, ma per raccontare il vero Afghanistan: sempre in un'aula magna, gremita, i docenti seduti in prima fila ad ascoltare la lezione. Che i relatori invitati ogni anno a centinaia da presidi e insegnanti tendano a mettere in pessima luce la civiltà occidentale e i suoi artefici sembra quasi la necessaria condizione posta al loro intervento: così è di Gianni Minà, Rigoberta Menchu, Nanni Moretti, Michele Santoro e tanti altri. Però il "delirio", sia chiaro, non è che Michele Santoro approfitti dell'invito a tenere una conferenza universitaria per definire Berlusconi "la malattia della nostra democrazia" - e ciò gli sia consentito - bensì che per Santoro, per i docenti che lo ospitano e per gli studenti iscritti al corso "democrazia" sia un concetto irrilevante, oscuro, disinvoltamente manipolabile, prescindendo da ciò che per "democrazia" intendono studiosi e legislatori da secoli e addirittura ignorandolo. Il "delirio" è che l'accademia, la scuola, la comunità scientifica si affidino a cantanti, attori, comici, registi, per bravi che siano nel loro mestiere; si lustrino grazie a loro agli occhi degli allievi e dei committenti, ne derivino autorevolezza e audience; e chiedano loro di parlare di Aids, di debito estero dei paesi poveri, di strategie e relazioni internazionali, di lavoro infantile, di islam, di organismi geneticamente modificati, di elettrosmog... Il "delirio" è il danno sconfinato e irrimediabile arrecato a uno dei pilastri della nostra civiltà: la razionalità.
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Ragionpolitica, periodico on line n.9 del 12/6/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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