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"Le Crociate viste dagli Arabi"di Elena Siri - 21 giugno 2003 Il libero adattamento dell' opera di Amin Maalouf andato in scena al Teatro della Tosse di Genova dal 3 al 9 giugno è quanto meno sconcertante e rivela quanto l'arte e la cultura siano oggi spesso estranee nelle produzioni teatrali. Quando poi queste si rivolgono ad argomenti storici si impantanano clamorosamente. Lo spettacolo "Le Crociate viste dagli arabi" è incomprensibile, incerto, macchinoso: vi si mescolano elementi antichi e moderni inconciliabili, parole e gesti sconnessi, personaggi ingiustificati. La regia è una bagarre, la storia delle crociate è assente, la spiegazione nulla, la ricostruzione non c'è, l'interpretazione è vana: si tratta di assistere ad uno spettacolo dove vengono evocati fantasmi di corpi esistiti nel passato che vomitano una serie di ricordi confusi e di cronache del tempo in un minestrone di suoni e di luci. Non mancano danze contemporanee che interrompono qua e là le narrazioni, del resto assolutamente gratuite. Lo spettacolo si propone di narrare gli eventi legati alle prime crociate nel periodo 1096-1099: non si giustifica storicamente il perché alcuni fatti relativi alla crociata debbano essere raccontati dal poeta cieco Abu L'Ala al Ma'arri che muore nel 1057 (quarant'anni prima degli eventi), e che cordialmente dialoga con Baldassarre Embriaco incredibile personaggio del 1400. Non si giustifica artisticamente il perché all'interno di scene e racconti medievali d'oriente un ambasciatore di guerra debba mettersi improvvisamente a cantare e ballare arie di musical americano da tip tap, non si giustifica teatralmente il far recitare ballerini impreparati all'arte attoriale e il perché far danzare rigidi attori... Quello che invece si coglie da subito e facilmente sono le parole di descrizione delle atrocità che compirono gli eserciti cristiani in Oriente, le crudeltà, le violenze, le stragi. I racconti onirici degli attori sono tratti da cronache del tempo, in un collage che li estrapola dal racconto d'insieme e che ne fa dei volgari stralci avulsi dai contesti. Forse che lo spettacolo abbia come unico scopo quello di mostrare quanto è brutta la guerra e quanta negatività porta con sé la civiltà occidentale raccogliendo le citazioni di violenza dai racconti arabi? Nulla, del resto, all'interno dello spettacolo conferisce uno sguardo storico o critico sull'antichità, dove il valore della vita era diverso (e per fortuna in Occidente la civiltà è cresciuta insieme alla sua considerazione del valore della vita dell'individuo). Lo spettacolo "Le Crociate viste dagli arabi" non vuole essere una ricostruzione storica degli eventi, non vuole essere un' espressione artistica dell'epoca, né una visione moderna dei fatti, non cerca un confronto fra le due civiltà antiche né rivela le incomprensioni tra due visioni del mondo contemporaneo diverse. Si presenta al pubblico come un incubo vissuto da Baldassarre Embriaco attraverso i fantasmi che probabilmente avevano attraversato la vita del suo avo Guglielmo, che effettivamente aveva partecipato alle crociate. Possibile che i fantasmi chiusi nel sotterraneo di Genova non portino nemmeno un ricordo dei nostri valorosi cavalieri crociati e nemmeno un racconto che non sia cronaca di donne violentate dai cristiani e di bambini sgozzati dai Franchi? Possibile che non si accenni neanche al bottino toccato ai genovesi dal tesoro di Gerusalemme che fu il "Catino" e che è custodito nel Duomo di Genova? Da rilevare che questo confuso evento teatrale ha ricevuto il sostegno della Provincia e del Comune di Genova: il valoroso Guglielmo Embriaco si rivolterà certamente nella tomba.
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Ragionpolitica, periodico on line n.10 del 19/6/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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