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6 marzo 2008
 
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George Orwell
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Internet, Orwell e gli epigoni del Big Brother

di Fabrizio Gualco - 4 luglio 2003

George OrwellIntroducendo "Internet sotto sorveglianza", il rapporto 2003 di Reportes sans frontieres relativo allo stato della libertà d'informazione on-line nel mondo, Vinton G. Cerf scrive che «Internet è uno dei più potenti strumenti di libertà. Diffonde informazioni e verità per tutti quelli che vogliono conoscerle. Non c'è da sorprendersi che alcuni governi e organizzazioni abbiano paura di internet e della sua potenzialità, e cerchino di negare l'accesso a quelle informazioni che vorrebbero invece tener nascoste». (cfr. l'articolo di Paolo Bracalini, A chi fa paura il Web: la censura nella Rete, Il Giornale, 26 giugno 2003, p. 30)

Questo è quanto accade in non pochi paesi, tra cui Cina, Cuba, Corea del Nord, Vietnam. Paesi in cui l'accesso ad Internet, al contempo simbolo e realtà dell'Open Society postideologica, subisce perpetui controlli e pesanti limitazioni da parte di autorità piuttosto autoritarie.

Il presente ripropone l'indicazione fornita da Friedrich von Hayek, incentrata sulle ripercussioni sociali e politiche del rapporto che vige fra mezzi e fini. Chi possiede tutti i mezzi, ricorda Hayek, decide tutti i fini. Chi dispone sui mezzi un controllo pressoché totale, può decidere il loro fine. In tal senso, ad esempio, non può esistere libertà di stampa se l'editoria è subalterna al dictat governativo, né libertà di movimento se i mezzi di trasporto sono monopolio pubblico: in effetti «solo perché il controllo dei mezzi di produzione è diviso fra molte persone agenti indipendentemente l'una dall'altra, nessuno ha completo potere su di noi e possiamo individualmente decidere cosa fare. Se tutti i mezzi di produzione fossero riuniti in una sola mano (...) chiunque esercitasse tale controllo avrebbe completo potere su di noi» (La via della schiavitù, Rusconi, Milano 1997 e cfr. Nuovi studi di filosofia, politica, economia e storia delle idee, Armando, Roma 1998, 165-166)

Paese che vai, Web che trovi: in Vietnam il partito comunista di Hanoi il controllo virtuale è un mezzo per la repressione reale della cyberdissidenza, magari attuata attraverso la modalità dell'arresto. E se a Cuba è il regime castrista che gestisce, attraverso i suoi funzionari più fidati, l'accesso e la fruizione della rete telematica in base ad un discutibilissimo principio di compatibilità ideologica, in Cina risultano tabù non solamente i siti che riportano notizie di Taiwan o del Tibet, ma anche quelli specificatamente predisposti a veicolare informazioni quotidiane a carattere internazionale, come Cnn, Bbc, Reuters e Washington Post.

La mentalità ideologica, come forma mentis illiberale e liberticida, continua a vivere nonostante il crollo delle forme politiche di cui era linfa legittimante: nel tempo postideologico permangono modi di fare che mantengono un legato totalitario, seppur inserito all'interno di un contesto politico deideologizzato.

In tal senso, si applica al virtuale meccanismi di controllo e sorveglianza che ricalcano, nell'essenza e nell'intenzione, quelli applicati al reale dai totalitarismi novecenteschi. In un modo o nell'altro, riemerge l'antico vizio di non tollerare che le persone abbiano la possibilità di pensare con la propria testa e di agire secondo le sensibilità e le convinzioni di cui naturalmente dispongono.

In un simile contesto torna alla mente il "Grande Fratello": e non penso tanto a quello televisivo quanto a quello letterario. Mi riferisco al Big Brother: figura cardinale, impersonale e indubbiamente nichilista forgiata dal talento di George Orwell. In 1984, forse il capolavoro dello scrittore inglese, il Personal Intellect orwelliano fruisce dell'elemento utopico al fine di rivolgerlo contro se stesso: l'utopia di Orwell è un dispositivo attraverso cui si procede allo smascheramento delle imposture mentali e materiali prodotte dalla mentalità ideologica e dalle sue pratiche nichilistiche.

La libertà intellettuale di Orwell si concretizza nella creazione di un'opera che possiede una preziosa valenza politica. E come tale contribuisce alla descrizione del nichilismo presente all'interno di una realtà costruita in modo illiberale e perennemente vissuta con disperazione più o meno palpabile.

Il controllo e la sorveglianza sulle operazioni mediatiche sono funzionali all'esercizio e al mantenimento del potere da parte di una minoranza nei confronti della maggioranza: un potere autoreferenziale applicato a cose e persone che trova la giustificazione prima ed ultima in se stesso. Il potere del Big Brother è fine a se medesimo: un potere assoluto, connotato in senso pervasivo, invasivo, assolutamente perverso, continuamente declinato in senso negativo.

Oggi il controllo della Rete è funzionale al controllo delle persone attraverso la riduzione della loro libertà di pensiero ed azione, di comunicazione e relazione. I nemici della libertà, al pari dei suoi amici, sanno che la rete telematica collega virtualmente ogni parte del mondo con ogni altra. E che a certe condizioni i vantaggi virtuali sono vantaggi reali.

Nel tempo postideologico il virtuale non è antitetico al reale, bensì una sua forma. Il virtuale incide sul reale al punto tale che oggi risulta impossibile, o quanto meno irragionevole, vedere in esso un qualcosa che appartiene al mondo delle nuvole. Come tali, i circuiti virtuali possiedono la capacità di sviluppare e consolidare circoli virtuosi. E sotto tale aspetto il Web è lo spazio aperto entro cui si veicola e si propone il frutto di un lavoro immateriale che nasce e cresce attraverso l'esercizio di intelligenza e creatività: l'informazione accresce la conoscenza e la conoscenza influisce sullo spirito critico. Lo spirito critico, inteso in senso positivo ed altrettanto positivamente attuato, è uno degli ingredienti indispensabili per lo sviluppo della vita spirituale e materiale dei singoli.

La cooperazione competitiva finalizzata alla ricerca del bene proprio e comune scaturisce dalla azione, sia materiale che immateriale, di tutti coloro che vedono la limitatezza delle loro conoscenze non come un muro invalicabile ma come un'opportunità di connessione e condivisione, scoperta e realizzazione, opportunità e finalizzazione: un procedimento poliedrico e multiplanare che anziché negare o sminuire la persona concreta, ne rivela inclinazioni, vocazioni, doti creative che si concretizzano in capacità operative.

Alcuni sostengono che si può essere liberali senza necessariamente essere liberisti. Se questo è vero, è altrettanto vero che si può essere liberisti e fondamentalmente illiberali. Ossia che è possibile carezzare con una mano le dinamiche di mercato e con l'altra disattivare le potenzialità profonde delle persone incidendo in negativo sulla loro libertà. Gli epigoni del Big Brother sono lì, a ricordarcelo con parole, opere e soprattutto omissioni.

Fabrizio Gualco

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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