RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

La nascita dell'Europa: Leone III e Carlo Martello, veri Padri dell'Europa.

di Remo Viazzi - 10 luglio 2003

Sono ormai noti, e in parte già superati, gli studi di due illustri storici, Henri Pirenne e Maurice Keen, che hanno voluto spostare molto avanti nel tempo, rispettivamente nel VII e nel IX secolo, la DATA d'inizio dell'era medievale. Non è questo l'argomento che voglio affrontare, quanto piuttosto spostare l'attenzione sul fatto che, nelle tesi dei due studiosi, tutto ruota attorno alla minaccia portata nel bacno del Mediterraneo dal dilagare aggressivo dell'Islàm. Per Pirenne il medioevo comincia con Maometto e con le conquiste delle armate arabe, che provocarono una rottura delle normali relazioni commerciali fra Occidente e Oriente e una, ancora maggiore, nella struttura socio - economica del mondo latino - germanico, costretto a chiudersi in sé abbandonando le coste e i commerci e a ritrovare compattezza "nell'impero rurale" dei carolingi. Per Maurice Keen invece l'inizio dell'evo medio è da porre in relazione proprio con l'avvento di Carlo Magno, che contro la mare musulmana fu in grado di erigere l'argine più sicuro.

In questo lasso di tempo che va dalla morte di Maometto nel 632, cui fecero seguito le grandi conquiste dei suoi successori, e la notte di Natale dell'800, quella in cui Carlo Magno fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero, l'Europa corse il rischio di essere totalmente sottomessa al dominio degli arabi. La storia non si deve fare né con i "se", né con i "ma", è vero, ma non è banale comprendere eammetere che tutto sarebbe stato diverso se - miracolosamente - l'Europa non fosse riuscita a resistere.

Benché già funestata dalle lotte intestine che contrapponevano la dinastia omayyade al movimento degli sciiti, la forza d'espansione delle truppe arabe appariva ancora formidabile. Alla ormai incontrastata superiorità acquisita nelle battaglie terrestri, gli arabi avevano aggiunto anche perizia navale e capacità di contrastare le flotte bizantine su tutto il Mediterraneo, del quale stavano rapidamente acquisendo il monopolio. All'inizio del 700 erano pronti per sferrare l'attacco decisivo. Gli ostacoli - francamente - non sembravano insormontabili. Ad occidente i visigoti di Rodrigo non erano in grado contrastarli, mentre al di là dei Pirenei i maggiordomi di palazzo, in lotta tra di loro, attentavano all'unità del regno dei Franchi e la debole dinastia merovingia aveva le ore contate. Ad oriente l'Impero bizantino non stava meglio e gli arabi rappresentavano uno dei tanti nemici, cui era necessario contrapporsi. Ma accadde l'imprevedibile.

Nel 717 l'imperatore d'Oriente Leone III, combattendo per oltre un anno, riuscì a sbaragliare, sia per mare che per etrra, l'esercito arabo, che aveva tentato di dare il colpo di grazia all'Impero assediando la stessa Costantinopoli, sulla quale aveva fatto convergere gran parte delle sue armate. Pochi anni dopo furono i franchi di Carlo Martello, maestro di palazzo dei re merovingi, a compiere l'impresa. Conquistata nel 711 la Spagna, gli arabi si lanciarono verso il cuore dell'Europa, ma nel 732 (o 733), nella battaglia di Poitiers, una nuova inopinata sconfitta interruppe la loro avanzata. «Le due sconfitte segnarono per sempre i limiti dell'impero arabo nel Mediterraneo»: questa la sentenza di Tabacco, nella speranza che abbia veramente ragione.

A partire da queste due vittoriose battaglie, importantissime e spesso dimenticate (almeno quella dell'esercito bizantino), l'Europa, pur tra mille difficoltà, che lo studio dell'epoca medievale segnalano e analizzano, poté cominciare il lento cammino della ripresa. Basi ideologiche e fondamenta di questa ripresa furono per lungo tempo due: la lotta agli arabi e la condivisione dei principi della religione cristiana.

È strano che la nuova Europa che si va costituendo non voglia più riconoscersi in nessuno dei due principi che le consentirono di proporsi quale forza propulsiva della civilizzazione del mondo intero. Ed è ancora più strano che questo accada nel momento in cui ormai tutti hanno capito come sia proprio nell'epoca medi0vale che siano da ricercare i germi dell'unita europea. È vero, i tempi sono mutati: il confronto tra i popoli non deve più passare per la lotta armata, tramutandosi in scontro, e la laicità dello Stato è una "conquista" che sembra irrinunciabile, ma il richiamo a idee e valori così caratterizzanti per la storia del nostro continente avrebbe meritato di comparire nella Carta della Costituzione europea. Questo non è accaduto, così come non accade di sentir parlare troppo spesso dell'imperatore bizantino Leone III e di Carlo Martello, veri Padri dell'Europa.

! Remo Viazzi
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.13 del 10/7/2003
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata