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Il trattato di Kyoto, un problema per l'Europa?di Waldemar Ingdahl - 18 luglio 2003 Il 20 maggio 2003, il commissario europeo per l'ambiente, Margot Wallstroem, tenne un discorso in occasione della prima conferenza sul cambiamento climatico organizzata dal Centre for European Studies & Conferences (CEPS). Nel suo intervento, essa espresse inquietudine sull'ultimo rapporto dell'AEA (Agenzia Europea per l'Ambiente), che parlava di un aumento delle emissioni di gas serra (soprattutto anidride carbonica) da parte dei paesi dell'UE. In pratica ciò comporta che l'UE non raggiungerà l'obiettivo fissato dal trattato di Kyoto. La Wallstroem mise in particolare evidenza i rischi legati all'uso di condizionatori nelle automobili. In effetti, l'aria condizionata non dovrebbe essere la sua principale preoccupazione, dati ben altri problemi di maggiore entità. Nell'attuale piano di azione per l'ambiente, la limitazione dei cambiamenti climatici è stata promossa dalla commissione al livello di priorità, diventando in tal modo una delle mete più importanti. Lo scopo è di raggiungere una diminuzione dell'8% rispetto alle emissioni prodotte nell'anno di riferimento (1990) entro il 2012. L'UE scoprì di avere un vantaggio rispetto agli Stati Uniti poiché gli indici vennero stabiliti in base al 1990. Durante quest'anno uno dei maggiori consumatori di carbone, la Gran Bretagna, aveva convertito la sua produzione di energia dal carbone al gas. Con la scomparsa della Germania Est sparì anche la maggior parte della sua industria pesante. Ciò comportò che i livelli della Gran Bretagna e della Germania riunita si abbassassero notevolmente sotto i livelli del 1990. Lo sviluppo economico, la decisione della Germania di diminuire l'energia atomica e contemporaneamente un maggiore uso di carbone nell'ambito dell' UE comporterà probabilmente che le mete poste dall'accordo di Kyoto saranno superate di circa il 10% nell'anno 2012. Il settore dell'energia è quello che fornisce il più grande contributo al riscaldamento globale e l'UE intende diminuire il livello del consumo di energia attraverso cambiamenti strutturali. La Commissione vuole attuare tale obiettivo attraverso tassazione, miglioramenti della produzione, consumo più efficace dell'elettricità ed uso maggiore di fonti alternative, come per esempio l'energia eolica. La strategia di tassare maggiormente il consumo di energia rischia a lungo termine tuttavia di danneggiare sia le industrie sia le opportunità di lavoro. I maggiori costi per le ditte dell'UE ne indeboliscono la competitività. È per questa ragione, per poter rendere la diminuzione dei costi il più efficace possibile, che è stata stabilita la direttiva riguardante lo scambio dei "diritti" di CO2. La direttiva entrerà in vigore nel 2005 e darà alle società la possibilità di vendere i diritti di emissione superflui. L'UE è interessata al commercio dei livelli di emissione al di fuori delle frontiere dell'unione. In effetti è costretta a procurarsi livelli di emissione da altri paesi, altrimenti non potrà essere più in grado di mantenere i livelli proposti. Nel suo discorso la stessa Wallstroem mostrò incertezza quando citò che non prima del 2010 e 2011 si potranno eventualmente vedere gli effetti dei provedimenti dell'UE. Ciò dà alla Russia un grande vantaggio rispetto all'unione, poiché dal disfacimento dell' industria sovietica proviene un'abbondanza di diritti di emissione attualmente inutilizzati. Tali diritti verranno ceduti a caro prezzo. Pur non tenendo conto dei crescenti disaccordi riguardo alla fondatezza scientifica del trattato, è tuttavia di particolare importanza criticare lo schema del commercio delle quote di emissione e quali effetti questo determinerà. La società e il mercato sono ordini che crescono spontaneamente, composti di processi sociali che richiedono la sperimentazione e che non possono venire pianificati in modo centralizzato. Nel sistema dei diritti di emissione si crea un'artificiale mancanza di energia nella distribuzione dei diritti alle aziende. Ciò porterà vantaggi per un limitato numero di grandi produttori di energia che creeranno un monopolio nell'UE. Questi di consequenza, avranno interesse a mantenere lo status quo invece di creare spazio a nuovi progressi tecnici e nuove scoperte in campo climatico. Se tutto questo dovesse realizzarsi i diritti da loro acquistati diventererebbero carta straccia. Margot Wallstroem affermò nel suo discorso che si dovrebbe agire più ad ampio raggio. Sarebbe invece più opportuna una maggiore ponderazione e una più profonda discussione su che cosa intendiamo per "buon ambiente" e quali valori si devono porre per raggiungere ciò. Si eviterebbe così il fallimento delle mete ambientali. Waldemar Ingdahl Waldemar Ingdahl è direttore di Eudoxa (Stoccolma, Svezia) Traduzione di Carlo Stagnaro Waldemar Ingdahl e direttore di Eudoxa (Stoccolma, Svezia). |
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Ragionpolitica, periodico on line n.14 del 18/7/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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