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Tropico del Cancrodi Raffaele Iannuzzi - 25 luglio 2003 Pochi eletti oggi leggono Henry Miller, scrittore imperfetto, gigantesco nell' espressività multiforme, capace di azzerare ogni apriori semantico e letterario: con lui, inizia sempre la nuova avventura. Chi legge, anzi annusa o soltanto accosta il meraviglioso Tropico del Cancro, si ritrova a ridosso della Vita in un baleno improvviso. Miller è, in realtà, uno scrittore sapienzale, vale almeno un Krishnamurti quanto a levità e duttilità espressiva; per questo grande scrittore americano, la consapevolezza è l' alba della vita, il sentiero capitale dell' esistenza, la Via, direbbe Maurice Bellet, altro grande teorico della consapevolezza. Che cosa è la consapevolezza, secondo Miller? Questo è il punto che oggi voglio sondare, poiché la letteratura non è un capriccio retorico, né uno sciamare ideologico ed ideocratico gonfio di Grandi Fratelli ed acuminate Volontà di Potenza. Noi scriviamo perché nel mondo circola troppa menzogna, era solito affermare Orwell, fuori dai denti, come faceva sempre lui, audace socialista libertario. Miller amava la verità, ma non la retorica sulla verità. Tutto scorre, anche nelle vene della verità, quando questa affranca realmente l' uomo, me, te, noi... In esergo alla prima edizione del Tropico del Cancro campeggia una frase stupenda del grande Emerson, che sintetizza quanto sin qui abbozzato: "In futuro questi romanzi cederanno il passo ai diari, alle autobiografie: libri avvincenti, se soltanto qualcuno sapesse fare una scelta fra ciò che egli chiama le sue esperienze, e conoscesse il modo veridico di raccontare la verità". Il "modo veridico di raccontare la verità" si alimenta dell' esperienza vitale del cambiamento, che prende il granitico nome di consapevolezza. "Miller è, soprattutto, uno scrittore sapienziale come Hesse e Krishnamurti, e, per lui, la narrazione è assai meno importante delle digressioni filosofiche. Adopera la vita come una parabola; questa non è la solita danza del romanziere. Cerca di istruire più che di piacere. Inoltre, vuole liberare sia se stesso sia il lettore. "Sto cercando di discernere il disegno interiore degli eventi", afferma, "cercando di seguire l' essere potenziale che è stato sviato dal suo corso qua e là, che ha girato intorno a se stesso, per così dire, che fu placato per lunghi periodi o che scese in fondo al mare o che d' un tratto volò sulle più alte vette" (Erica Jong, Su Henry Miller. Il diavolo fra noi, Bompiani, Milano, 2001, p. 250). Miller è un barbaro spirito positivo, in questo autenticamente americano, spregiudicato, incantatore, talentaccio assoluto, un uomo che già dai primi racconti, venduti nei bar e per le strade dalla sua amatissima Jude, si considerava uno scrittore - "sono già uno scrittore, lo so, sono uno scrittore": e chi resiste ad un uragano immoralista e privo di sensi di colpa di questa statura? Ecco l' emergere della consapevolezza, prima nelle viscere, e poi nell' anima, I celebrate myself, cantava l' araldo della Vita, Whitman, il favorito dell' harem letterario di Miller. Una lunga pagina di Miller, tratta da Big Sur e le arance di Hieronymus Bosch (Mondadori, Milano, 2000, p. 170) può dilatare lo sguardo sulla consapevolezza in atto, sulla visione globale della realtà, sull' incanto del vedere asciutto e sincero. "E' tutt' uno: l' espressione dell' occhio, la posa, l' andatura, e l' "angolo della visuale", come dice Balzac. L' angelo nell' uomo è pronto a emergere ogni qual volta si riesca a tenere in sospeso quella funesta volontà umana di fare a modo proprio. Le cose non solo sembrano diverse, ma sono diverse, quando si recupera una vista perfetta. Vedere le cose nella loro interezza vuol dire essere interi. L' uomo deciso a bruciare le cose è la controparte dello stolto che crede di poter salvare il mondo. Il mondo non chiede d' essere né bruciato né salvato.
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Ragionpolitica, periodico on line n.15 del 25/7/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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