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Il gatto color arcobaleno non prende i topidi Anna Bono - 2 agosto 2003 "Non importa se il gatto è bianco o nero, l'importante è che prenda i topi" diceva il leader cinese Deng Xiao Ping: come non essere d'accordo, quando i "topi" da acchiappare sono questioni urgenti e dolorose come la fame, l'Aids, il lavoro infantile, il terrorismo.? Il gatto color arcobaleno i topi non li sa prendere. Da quando è nato, il movimento no global - sintesi di relativismo terzomondista, femminismo accademico ed ecologismo catastrofista - non ha mai proposto una soluzione efficace a un qualsiasi problema: è a partire da questa constatazione che si devono valutare parole e opere no global, al di là di ogni altro argomento. Dal commercio "equo e solidale" all'azzeramento del debito estero dei paesi poveri, dalla Tobin Tax al boicottaggio di Nike, Nestlé, diamanti e fiori, dal controllo delle nascite al bando degli OGM, ai tribunali internazionali. i no global inventano, adottano e sollecitano rimedi sbagliati, che non funzionano e fanno danni: non potrebbe essere altrimenti visto che non individuano mai le vere cause dei fenomeni ai quali dichiarano di voler porre fine. Quasi sempre, inoltre, affidano le sorti del mondo a manifestazioni e slogan che sembrano raggiungere l'obiettivo di chi li ha escogitati, ed esaurirne l'impegno, con l'invenzione di un gioco di parole che vorrebbe far ridere, di una frase a doppio senso. bambinerie, insomma, come anche le torte in faccia ai rappresentanti della Banca Mondiale e del WTO, per giunta ripetute all'infinito, proprio come fanno i bambini molto piccoli, e narcisismo, come scrivere la parola PACE con i propri corpi nudi su un prato innevato di Central Park (New York, desistendo a causa del freddo!). Non bisogna quindi cadere nel tranello di misurarsi con i no global su questo piano: i problemi sono reali, combatterli è una missione sacrosanta, è vero, ma le soluzioni ci sono e sono diverse da quelle pensate da loro. I no global vanno invece affrontati, e sconfitti, sul fronte sostanziale dell'avversione all'Occidente, la vera motivazione che li spinge ad agire. "No global": il mondo non deve scegliere l'Occidente, il suo modello e il suo stile di vita. Purché non accada, tutto è lecito: per prima cosa, commuovere le persone di buona volontà ragguagliandole sugli infiniti mali che, oltre i confini dell'Occidente, affliggono l'umanità, solo per poi spiegare che responsabili di quei mali sono l'Occidente stesso e le sue istituzioni. Fino al delirio: sostenendo che anche dopo la distruzione delle armi di Saddam Hussein "il mondo continuerà a essere stracolmo di armi di distruzione di massa, molte delle quali vengono usate ogni giorno, da troppi giorni, da così tanti giorni che possiamo ormai chiamare con il nome di 'anni' o 'decenni'. Armi forse più pericolose di quelle chimiche o batteriologiche. Armi immagazzinate in lussuosi 'ripostigli' contrassegnati da nomi e da sigle altisonanti scritti su grandi facciate molto simili a lastre lucenti di sepolcri dove al posto della vita ci sono solo ossa secche: FMI, WTO, G8." (padre Ottavio Raimondo, dall'editoriale EMI on line del 10 febbraio 2003). Fino al grottesco: affidando, tra tante alternative possibili, alle texane Dixie Chicks - le gallinelle del dixie(!) - il giudizio su George W. Bush: "sappiatelo, ci vergogniamo che il presidente degli Stati Uniti sia un texano" (MISNA, 18 marzo 2003).
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Ragionpolitica, periodico on line n.16 del 2/8/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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