RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Cambogia: il calvario infinito

di Francesco Natale - 2 agosto 2003

Un paese grande più della metà dell'Italia (170.000 Km quadrati), abitato, secondo i dati dell'ultimo censimento risalente alla fine degli anni '60 da poco più di un decimo della popolazione del nostro Paese, ovvero circa 6 milioni di persone.

Un paese inserito a partire dagli anni '60 del XIX secolo nell'impero coloniale francese, ma in posizione marginale, tanto da consentirgli la conservazione, sotto il regime del protettorato, il suo tradizionale e plurisecolare ordinamento monarchico e il suo assetto sociale e culturale.

Un paese di grandi tradizioni: fin dal VII secolo l'affermarsi dell'etnia Khmer, proveniente dall'India, aveva costituito un regno le cui testimonianze culturali sono a buon diritto inserite fra le meraviglie del passato. I complessi templari di Angkor-Vat risalenti al decimo secolo non sfigurano affatto nei confronti delle quasi coeve cattedrali europee, anche se in queste eccezionali amergenze architettoniche si stratificano e convivono, nell'arco di due secoli, il culto del Serpente, le credenze induiste e la fede bhuddista.

Ma non sono solo le emergenze architettoniche e le altre significative manifestazioni artistiche a connotare la eccezionale valenza del Regno Khmer; esso non realizzò solo monumentali opere d'arte, ma seppe anche organizzare sapientemente una valorizzazione del territorio con opere di irrigazione, di messa a coltura delle superfici agrarie, di sostenibile sfruttamento delle risorse forestali, in modo da assicurare un significativo benessere alla massa della popolazione.

Dopo il XV secolo, giunse un periodo di progressiva decadenza culturale che, tuttavia, non comportò decadenza economica nè sottomissione all'aggressivo espansionismo di Thailandesi e Vietnamiti: la fierezza guerriera del popolo Khmer seppe conservare l'indipendenza del paese.

Successivamente venne il dominio coloniale francese, ma fu un dominio blando e sostanzialmente rispettoso dell'assetto politico autoctono.

Anche l'occupazione dei domini coloniali francesi da parte del Giappone, avvenuta durante il secondo conflitto mondiale, interessò marginalmente la Cambogia,

così come la sanguinosa e terribile Prima Guerra di Indocina, combattuta dalla Francia per ricostituire e consolidare il suo impero coloniale a partire dal 1946 e conclusasi con la pesante sconfitta francese di Dien Bien Fu nel 1954.

Il peso della guerra anticolonialista fu sostenuto dai Vietnamiti tonchinesi inquadrati nel partito comunista Vietmin, supportato dall'Unione Sovietica, mentre la monarchia cambogiana seppe barcamenarsi tra Vietnamiti comunisti e forze coloniali francesi in modo da tenere lontano dal paese gli orrori della guerra.

Dopo Dien Bien Fu si giunse, sempre nel 1954, alla fragile ed ipocrita "Pace di Ginevra": il Vietnam Settentrionale (cioè il Tonchino con capitale Hanoi) vide l'immediata instaurazione di un regime comunista, mentre il Vietnam del Sud (Annam e Cocincina con capitale Saigon) vide l'instaurazione di un regime autoritario sostenuto dai militari, che avevano combattuto a fianco dei Francesi contro i comunisti Vietmin, e dai profughi anticomunisti provenienti dal Nord (circa due milioni, in prevalenza cattolici).

Una clausola ipocrita della "Pace di Ginevra" prevedeva che in entrambi i Vietnam si sarebbero tenute nel giro di due anni libere elezioni da cui sarebbe stato legittimato un governo unitario del paese. Una formula velleitaria che già si era dimostrata atrocemente fallimentare nel caso delle due Coree, in quanto la Corea del Nord comunista aveva tentato nel 1950 di procedere alla riunificazione militare del paese ed era stata bloccata dall'intervento delle Nazioni Unite sostenuto prevalentemente dagli Stati Uniti che, al prezzo di 50.000 morti avevano costretto nel 1953 la Corea del Nord al rispetto dello status quo.

Ovviamente non ci furono libere elezioni e il Vietnam del sud venne progressivamente attratto nell'orbita americana.

In questo contesto il Vietnam del Nord avviò un opera di destabilizzazione prima politica, poi militare del regime filoamericano del Vietnam del Sud attraverso le forme classiche della guerriglia, che padroneggiava magistralmente.

Di fronte al progressivo sfilacciamento del Sud-Vietnam la presidenza Kennedy, dopo un maldestro tentativo di "democratizzazione" del regime autoritario di Saigon operato attraverso l'eliminazione fisica del Presidente Diem e l'epurazione della componente Cattolica dal governo (malsopportata dalle lobby liberal e progressiste del Congresso), si vide costretta a partire dal 1962 a fornire una crescente assistenza militare che sfociò in intervento militare diretto nel 1965, sotto la presidenza di Lindon Johnson.

Iniziava così la seconda atrocissima guerra vietnamita, che sarebbe durata dieci anni.

Questa volta allo sventurato popolo cambogiano non sarà consentito di restare lontano dal conflitto, anzi vedremo che alla fine precipiterà in un abisso di orrore senza precedenti e senza paragoni, quale non si era mai visto nell'intera storia dell'Umanità.

Per contrastare l'impegno militare sempre più massiccio degli Stati Uniti il Nord-Vietnam comunista sviluppò in massimo grado il metodo della guerriglia.

Ma la guerriglia, per non estinguersi, ha bisogno di essere continuamente alimentata di armi, equipaggiamenti e combattenti da un soggetto provvisto di una struttura statale sovrana: il Nord-Vietnam ottenne così il supporto dell'Unione Sovietica.

Il cordone ombelicale che alimentava la guerriglia al Sud era il cosiddetto "Sentiero di Ho-Chi-Min": si trattava di una serie di piste camionabili e ciclabili che si snodavano attraverso la giungla passando per il Laos e la Cambogia. L'interdizione aerea e i raids dei reparti speciali non riuscivano a recidere questa arteria; nè, del resto, la Cambogia governata dal regime blandamente autoritario e cautamente filocomunista del Principe Sihanuk, ultimo rampollo della stirpe reale che aveva governato il paese, era in grado di preservare la sua effettiva neutralità.

Avvenne così che nel 1970 i servizi segreti americani organizzarono un colpo di stato, appoggiato dalla maggioranza dei militari cambogiani, che costringeva Sihanuk all'esilio e instaurava a Phnom Pen un regime sostenuto dagli U.S.A. che apriva il paese all'intervento delle truppe statunitensi e sudvietnamite sul "Sentiero di Ho-Chi-Min".

Per converso si accendeva in tutto il paese la guerriglia filocomunista dei Khmer Rossi, alimentata logisticamente dal Nord-Vietnam ma gestita da un gruppo dirigente cambogiano, la cui formazione marxista era di matrice prettamente francese e il cui esponente di spicco era Saloth Sar, più conosciuto come Pol Pot, il "fratello numero uno".

L'ambiente "gauchista" in cui si era formata in Francia la quasi totalità dei quadri comunisti che opereranno in epoca post-coloniale nell'ex impero francofono (non solo in Asia ma anche in Africa), aveva delle caratteristiche particolari che lo distinguevano radicalmente dal marxismo di formazione e di obbedienza sovietica quale quello dei Nordvietnamiti.

Innanzitutto il polo di riferimento non era l'Unione Sovietica, ma la Cina maoista della "Rivoluzione Culturale"; inoltre la base culturale non era "stalinista",

ma "trotzkista": rivoluzione permanente fino all'instaurazione della perfetta società comunista mondiale, lotta armata rivoluzionaria in tutti i paesi del Mondo e non in funzione del consolidamento del socialismo nello Stato-guida rappresentato dall'Unione Sovietica.

A questa formazione "trotzkista" si coniugava una componente utopica "rousseauiana": la civiltà, e sopratttto la civiltà capitalista, aveva corrotto l'uomo, e per essere riportata allo stato di natura libero e felice l'umanità doveva essere purgata da questo morbo, una purga che doveva realizzarsi attraverso la soppressione di tutti gli individui contaminati.

In effetti i caffè della "rive gauche" furono incubatrici di orrori ben più feconde di tutte le birrerie di Monaco e di Norimberga..

Questo lo si vide, o meglio era stato possibile vederlo ai pochi che non fossero stati accecati da pregiudizi "gauchistes", già nell'epoca postcoloniale africana degli anni '60, quando i movimenti armati di ispirazione sedicente marxista procedevano allo sterminio sistematico dei cosiddetti "evoluès", gli "evoluti", cioè gli acculturati (o comunque gli alfabetizzati) che avevano studiato nelle scuole gestite dall'amministrazione coloniale o dalle missioni cattoliche.

L'utopia perseguita attraverso questi abominevoli crimini di massa consisteva quindi nella realizzazione di una perfetta società socialista di tipo agrario, decontaminata da ogni traccia di cultura proveniente dal mondo non solo capitalista, ma che comunque avesse qualche rapporto di parentela con l'uomo bianco artefice della società industriale.

In Cambogia il reclutamento dei Khmer Rossi avvenne in via esclusiva fra i giovani analfabeti delle campagne ai quali venne instillato con indottrinamento totalizzante l'odio per l'uomo alfabetizzato e "urbano", per l'abitante della città: il parassita, il nemico per eccellenza.

Nel 1975 con la vicenda Watergate fu decapitata la presidenza Nixon e su quest'onda gli Stati Uniti furono pervasi da un delirio autolesionista in cui prevalsero le peggiori pulsioni dell'ideologia "liberal". E così questo grande paese consumò con allegra ed incosciente baldanza la peggiore e più nociva infamia che può commettere una potenza sovrana: l'abbandono degli Alleati, di coloro i quali avevano avuto fiducia e avevano compromesso la propria vita con l'alleato americano.

Alleato americano che già nel 1972 si era disimpegnato dalla guerra vietnamita, rinunciando all'intervento militare diretto. Nonostante questo disimpegno gli alleati indocinesi avevano dimostrato, deludendo le aspettative dei progressisti occidentali, di sapersi reggere militarmente da soli; per annientarli occorreva un ulteriore passo: tagliare gli aiuti militari e i rifornimenti. Proprio ciò che fece l'America del dopo Nixon, e fu il segnale della fine.

Il Nord-Vietnam invase il Sud che riuscì a reagire a resistere per tutto il mese di Aprile del 1975, poi, il primo Maggio, Saigon cadde.

Due settimane prima era caduta Phnom Pen.

I nuovi padroni organizzarono da subito lo sterminio di massa degli "evoluès" (bastava portare occhiali da vista per essere immediatamente massacrati) e l'evacuazione forzata degli abitanti delle città in zone malsane ed improduttive.

Le città si trasformarono in brevssimo tempo in cimiteriali ghost town.

Attraverso l'eliminazione fisica e a causa delle condizioni di vita insostenibili in putridi acquitrini e marcescenti risaie le vittime stimate assommarono a due milioni nel giro di pochi mesi, ovvero un terzo della popolazione: sarebbe come uccidere nel volgere di un'Estate 18 milioni di Italiani.

Il Mondo Occidentale, vuoi per pregiudizio ideologico, vuoi per cattiva coscienza, si.rifiutò di prendere atto di questo orrore, che superava i record raggiunti dai grandi criminali politici del XX secolo.

Esemplare fu il caso del dirttore di "Epoca", Livio Caputo, che "osò" pubblicare una documentazione fotografica di esecuzioni di massa e colpi di vanga: il comitato di redazione chiese ed ottenne dall'editore la destituzione dell'incauto direttore che aveva infangato con "maldestri fotomontaggi" un glorioso movimento di liberazione anti-imperialista. Scrive a questo proposito Gennaro di Sangiuliano: " L'11 aprile del 1975, quando stava per iniziare il terrore dei khmer, il Comitato Centrale del Pci vota una risoluzione a favore di quella che definisce "l'eroica Resistenza del popolo cambogiano e vietnamita". Dell'organismo dirigente che esprime la piena solidarietà a Pol Pot ed alla sua cricca di assassini, facevano parte D'Alema, Napolitano, Nilde Iotti, Bassolino, Petruccioli, Cossutta e tutto il gruppo dirigente del comunismo italiano. Il documento siglato dagli attuali vertici dell'Ulivo invita a "...sviluppare un grande movimento di solidarietà e di appoggio ai combattenti. Ogni democratico, ogni comunista, sia, come sempre e più di sempre, al loro fianco".

I telegiornali della Rai, nonostante il basso profilo sull'intera vicenda, non possono fare a meno di trasmettere le immagini del lungo esodo delle popolazioni civili che fuggono dalle zone occupate dai guerriglieri comunisti. "I falsari della Tv", titola «l'Unità» in prima pagina, in aperta polemica con i telegiornali definiti: "esibizione di parzialità e di menzogna". L'inviato Massimo Loche racconta, invece, la gioiosa vita nelle zone liberate".

Ancora nel 1978 l'Enciclopedia Europea Garzanti descriveva tali orrori con questi soffusi termini: "il nuovo governo cambogiano ha imposto un severo socialismo agrario e ha indotto acute tensioni sociali".

Questi orrori vennero palesati al mondo (che cercò comunque di "comprendere", "minimizzare" e censurare) dai comunisti vietnamiti i quali, mal sopportando ai loro confini un regime filocinese, invasero nel 1977 la Cambogia insediando a Phnom Pen un regime comunista dal volto meno "disumano" che si affrettò ovviamente e senza particolari difficoltà a documentare esaurientemente quanto era accaduto nel 1975.

Naturalmente l'intervento vietnamita non cancellò tout-court il movimento dei Khmer Rossi che si diedero alla macchia mettendo in piedi una durissima guerriglia che durò almeno altri cinque anni, con ulteriori lutti per le popolazioni civili.

Per sottrarsi a questo infinito calvario di guerra, tortura e massacro indiscriminato i civili in parte cominciarono a ripopolare le città, in parte cercarono rifugio oltre il confine thailandese nei campi profughi gestiti dall'O.N.U., campi che spesso erano stazioni di reclutamento per la prostituzione minorile nei bordelli infantili di Bangkok, con la acquiescenza e non di rado la complicità dei collaboratori e dei funzionari della "benemerita istituzione" delle Nazioni Unite.

! Francesco Natale
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata