|
|||||||
|
|
Il caso Placanica e la fiera del cinismo no-globaldi Gianteo Bordero - 8 agosto 2003 Conobbi di vista Carlo Giuliani quando, nel maggio del 2001, la Facoltà di Lettere e Filosofia di Genova venne occupata da sedicenti collettivi studenteschi che facevano riferimento a vari settori della galassia della contestazione. In pochi giorni, l'atrio della facoltà si trasformò, di fatto, in un bivacco permanente. Capimmo in breve tempo che la protesta non aveva sostanza riguardo ai problemi dell'Università e del diritto allo studio: i locali e le aule di Palazzo Balbi divennero sede di tutto fuorché della comunicazione del sapere da maestro ad allievo. In tutta questa confusione, Carlo Giuliani era riconoscibile - per così dire - perché era solito stare appartato in una zona dell'atrio poco frequentata dagli altri contestatori, i quali - così ci pareva - non si affannavano più di tanto per coinvolgerlo nelle loro manifestazioni di protesta. Giuliani era quello che si potrebbe chiamare un "solitario", e allora nessuno lo riteneva un simbolo, né tanto meno un eroe. Egli non era un "capo", un "guru" la cui voce diviene, nel mondo no-global, dispensatrice di verità anti-capitalistiche, anti-occidentali e quant'altro. Poche persone, in sostanza, lo avvicinavano e lo avevano come amico. Dopo che Giuliani rimase ucciso durante gli scontri del G8 di Genova, proprio quelli che lo avevano sempre trascurato divennero (con l'appoggio e i suggerimenti del "partito intellettuale" della sinistra) i suoi primi apologeti: ne fecero un'icona, un simbolo e, in ultimo, un feticcio. Carlo Giuliani non contò dopo la morte se non come arma da usare contro la presunta violenza dello Stato, come bandiera da sventolare alle manifestazioni di protesta, alle sfilate pacifiste, ai cortei terzomondisti. "Carletto vive" divenne lo slogan nel quale il mondo della contestazione trovava una ragione per portare avanti le sue battaglie. A nessuno interessò realmente l'aspetto umano e drammatico di tutta la vicenda: il movimento no-global non sente la necessità di umanità, esso vive di simboli, di eroi, di bandiere. Ritornano alla mente queste cose in occasione dell'incidente occorso pochi giorni fa a Mario Placanica, il giovane carabiniere che esplose i colpi che ferirono a morte Carlo Giuliani. Tornando a casa da un pranzo, Placanica ha perso il controllo della vettura, che ha finito la sua corsa andando a sbattere violentemente contro un albero. Il carabiniere è tuttora ricoverato all'ospedale di Catanzaro in cattive condizioni: ha tre vertebre lesionate, una clavicola fratturata ed un versamento pleurico; in un primo momento si è parlato anche della possibilità (ora, per fortuna, scongiurata) che egli restasse paralizzato. Non appena le agenzie di stampa hanno battuto la notizia dell'incidente, i no-global ne hanno subito approfittato per dar vita a quella che potremmo chiamare la "fiera del cinismo". Come è noto, dopo i fatti del G8 Placanica divenne anch'egli, per il mondo della contestazione, un simbolo: se Giuliani fu elevato a simbolo del bene, il carabiniere venne identificato come icona assoluta del male, della cattiveria, dell'oppressore. L'ideologia cancella l'io, cancella la persona. E tolto l'io si aprono spazi sterminati di possibilità di violenza. In questo caso, dopo l'incidente di Placanica, ci troviamo di fronte a una cinica violenza verbale che difficilmente può trovare paragoni. Ecco solo alcuni esempi di questa violenza, tratti dal forum di Indymedia, uno dei siti più in voga presso l'antagonismo sociale. Scrive Alessandro: "Spero che quel porco di Placanica crepi o rimanga invalido a vita"; un altro gioisce così: "Alleluia fratelli...in un modo o nell'altro la giustizia arriva!"; un altro ancora tira in ballo anche Dio: "In questi casi ritorno ad essere credente...Placanica in carrozzella". Ce n'è per tutti i gusti, da "Il carabiniere del G8 è grave, forse rimane paralizzato, peccato che si salvi, ma almeno patisca atroci tormenti e resti per sempre in carrozzella", a "servono più platani" (è contro un platano che l'auto di Placanica è andata a sbattere). Fino alla massima espressione di cinismo, con un ragazzo che scrive: "Io correrei in Calabria a donare il sangue a quel carabiniere. Ma solo per un motivo: sono sieropositivo". Si rimarrebbe perfino senza parole di fronte a questi rigurgiti di odio, a queste maledizioni gratuite, a questi sfoghi ideologici, ma qui emerge ancora una volta la vera natura del complesso movimento della contestazione sociale. Proprio coloro che riempiono le piazze con le bandiere della pace, che gridano contro l'imperialismo yankee, che si ergono a paladini delle vittime delle guerre (solo quelle anglo-americane, off course) sono i primi fautori della violenza. Le prediche sul mondo ideale, sul mondo migliore senza conflitti, odio e perfino senza religioni (ricordate "Imagine"?) finiscono di fronte a un giovane carabiniere di 20 anni che avrebbe il solo torto di essersi trovato assediato da una folla incattivita e di aver tentato di difendersi. "C'è un solo modo per arrivare ad augurare tanto male a un altro: quando si smette di vederlo come uomo e lo si vede soltanto come divisa, istituzione, categoria. Quando diventa un'etichetta" ha osservato Mario Giordano su "Il Giornale" del 6 agosto. L'astrattismo no-global parla così di un'umanità più giusta, più solidale, più equa. Parla di "umanità" ma dimentica - e il caso Placanica lo conferma - l'uomo concreto, il singolo, col suo volto, il suo nome, la sua storia, i suoi drammi personali. Parla di diritti universali di popoli lontani e trascura i diritti reali del vero prossimo, il vicino di casa, il compagno di scuola o di lavoro che magari non la pensa allo stesso modo. Ora Placanica - come abbiamo detto - è ancora ricoverato in ospedale, e - a differenza dei no global - non augura male a nessuno: "Non me ne importa nulla delle cattiverie" dice in un'intervista rilasciata a "Il Giornale", "quello che mi preme è di tornare quanto prima in servizio nei carabinieri, di tornare a indossare la divisa". Dal suo letto d'ospedale Mario Placanica non maledice nessuno, e quando i dolori si fanno più acuti, invece che bestemmiare, pregando si rivolge alla Madonna, di cui tiene un'immagine proprio dietro di sé.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.17 del 7/8/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||