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numero 280
6 marzo 2008
 
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Aa.Vv.

La navicella della metafisica

recensione di Fabrizio Gualco - 7 settembre 2001

Se a partire dalla filosofia greca fino a Hegel prevale l'idea che la ragione umana è essenzialmente capace di verità, negli ultimi due secoli emerge l'orientamento opposto. Il pensiero filosofico accorcia progressivamente il suo orizzonte d'indagine: si concentra sempre più sul finito e sempre più si distrae dall'infinito. Se Nietzsche proclama la morte di Dio, i suoi interpreti contemporanei celebrano la morte del pensiero, nonché la dissoluzione della filosofia intesa come metafisica.

A diverso titolo ed in varia misura, il pensiero nichilista ha dimostrato - almeno così alcuni credono - l'inutilità della metafisica. Il nichilismo sembra dare scacco matto al pensiero legato alla più genuina tradizione metafisica d'Occidente. Oltre alla maschera, viene strappato anche il volto: filosofi postmoderni anche illustri come ad esempio Lyotard, Rorty, Derrida, Vattimo affermano che il progresso del pensiero, incapace di cogliere una verità autentica, è giunto al capolinea. Filosoficamente, il nulla appare come un approdo definitivo, una sentenza inappellabile, un destino compiuto.

Le cose stanno davvero così? Il dubbio al riguardo non è solo consentito, ma anche doveroso. Le autorevoli argomentazioni contenute in questo volume si oppongono alla tendenza nichilista imperante nel circuito universitario ed editoriale e, pur nella diversità di sensibilità, stile ed argomentazione, si muovono all'interno di una dinamica costruttiva.

In realtà, quella del nichilismo potrebbe essere una vittoria apparente, destinata a non durare nemmeno come forma di egemonia culturale. C'è da augurarselo. Il nichilismo del pensiero potrebbe essere visto come una parentesi storica, una deviazione temporanea dalle strade additate dalla tradizione metafisica occidentale: e quindi un luogo da cui poter ripartire alla volta di mete ulteriori. Il desiderio dell'uomo di ricercare la verità può conoscere soste anche durature, ma non subisce interruzioni definitive.

Dire metafisica significa anche dire ricerca della verità all'interno di un percorso che non vede fine. Pensatori metafisici sono ad esempio Agostino, Bonaventura, Tommaso d'Aquino, Pascal, Vico, Rosmini Soloviev, Maritain, Bergson, Fabro, Del Noce, Pareyson, Sciacca. Essi insegnano che la verità è presente alla mente umana, e che tale presenza consente al pensiero percorsi infiniti. Come afferma Vittorio Possenti, la migliore filosofia metafisica, capace di fornire risposte concrete anche (e soprattutto) all'uomo di oggi, è un percorso di pensiero concepito " entro l'influsso della rivelazione biblica e capace di coniugare ragione e fede, filosofia e teologia" : "una filosofia aperta all'esperienza religiosa del cristianesimo e capace di appropriarsene senza falsificarla". Secondo Possenti la filosofia è un cammino che, in un certo modo, comprende già parte della meta perseguita. Rinnovare il rapporto originario con la metafisica significa perciò riscoprire la possibilità umana della comprensione della Rivelazione, dove l'orizzontalità dell'esistenza si interseca con la verticalità dell'essenza.

Da teologo, Gianni Baget Bozzo scrive che "la Rivelazione non è comprensibile se non esiste la possibilità della comprensione di essa, di una assimilazione ad essa. La Rivelazione cristiana cerca le sue strade nel pensiero e nello spirito umano, strade che essa non ha costruito come opera propria". Uno dei grandi compiti della filosofia futura sarà pertanto quello di impostare e riallacciare in modo innovativo rapporti tanto antichi quanto necessari: fra pensiero ed essere, tra finito ed infinito, tra fra uomo e Dio.

Tutto ciò comporta una attenzione particolare nei confronti del limite e delle competenze di quella attività logico-concettuale chiamata ragione. La conoscenza razionale deve riconoscere una sapienza sovra-razionale, la sola in grado di tutelare la filosofia da eccessi razionalistici e perciò da conclusioni nichiliste. Giuseppe Riconda nota che "è sintomatico il fatto che ogni forma di ateismo e nichilismo si inscriva sempre in un razionalismo presupposto: quando nell'ambito del nichilismo si parla di cristianesimo (...) ciò avviene sempre su uno sfondo razionalistico che lo deforma e depotenzia svuotandone i concetti di base".

Il pensiero metafisico implica metodo e consapevolezza critica, ma non vi si esaurisce: la sua ricerca è essenzialmente ricerca ed esplicazione del "senso" della vita che è presente al di là di ogni possibile spiegazione puramente razionale. Degna di nota è quindi la distinzione che Adriano Fabris opera tra "spiegazione" e "senso": "la spiegazione vuole dissolvere la meraviglia, vuole rendere tutto noto; vuol che, conoscendo le cause di tutto, non ci stupiamo più. La spiegazione mira ad una teoria nella quale ogni cosa stia al suo posto, e tutto sia comprensibile. Non così il senso. Il senso mi propone un orientamento preliminare, un punto di riferimento al quale attaccarmi, in base al quale informare il mio agire e il mio pensare". Se il XX secolo è stato il tempo in cui da più parti si è invocata la fine della metafisica, il secolo XXI potrebbe essere quello in cui essa potrebbe rinascere.

Fabrizio Gualco

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La navicella della metafisica
  • Autore:
    Aa.Vv.
  • Editore:
    Armando Editore
  • Prezzo: n.d.
  • Pagine: n.d.

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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