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Il mestiere delle armi

di Gianteo Bordero - 15 agosto 2003

«In questi anni della mia vita son sempre vissuto come un soldato; allo stesso modo sarei vissuto secondo il costume dei religiosi, se avessi vestito l'abito che voi portate». Sono le ultime parole pronunciate da Giovanni dalle Bande Nere, figura centrale del pregevole film realizzato da Ermanno Olmi intitolato "Il mestiere delle armi". Il film - vincitore peraltro di nove "David di Donatello" - narra le vicende che portarono alla morte di Giovanni de' Medici (detto "dalle Bande Nere"), ultimo capitano di ventura.

Siamo nel novembre dell'anno 1526, e nella zona del mantovano Giovanni si trova a fronteggiare la calata verso Roma dei Lanzichenecchi (guidati da Georg von Frundsberg), mandati in Italia dall'imperatore Carlo V. Le "bande" del de' Medici, assoldate come truppe irregolari dell'esercito pontificio, combattono valorosamente - soprattutto attraverso azioni di guerriglia e imboscate - contro quello che allora era ritenuto uno degli eserciti più spietati. I Lanzichenecchi, al soldo di Carlo V, stavano infatti già portando (nelle città del nord Italia in cui transitavano) morte, distruzione e devastazioni.

Durante una delle azioni di disturbo che le "bande nere" portano ai loro avversari, un colpo di falconetto colpisce Giovanni allo stinco, fracassandoglielo di netto. Ferito gravemente, egli viene trasportato - sotto una fitta tempesta di neve - fino a Mantova, presso la residenza dei Gonzaga. Nonostante l'esperienza e la perizia del chirurgo chiamato a curare la ferita, la gamba deve essere amputata.

E' proprio attorno alla malattia e alla sofferenza di Giovanni de' Medici che ruota la parte centrale del film. Il de' Medici era conosciuto e temuto - anche dagli stessi Lanzichenecchi - come soldato coraggioso e al tempo stesso spietato (si narra che già da ragazzo avesse passato a fil di lama un suo compagno di giochi). E questo è pure ciò che Olmi fa emergere nella prima parte del film. Ma ora, con una gamba amputata e in fin di vita, Giovanni ci viene presentato come un uomo che rivive nella sua carne le sofferenze di Cristo in croce. Dal suo letto il capitano di ventura vede passare le immagini di tutti i tradimenti della sua vita, e lentamente il dolore purifica queste immagini, rendendole segno paradossale di una possibilità di salvezza e redenzione.

Soprattutto negli ultimi momenti, Giovanni acquista la coscienza del significato autentico della sua vita come compito e come vocazione (si veda la frase riportata all'inizio). Egli giunge alla visione chiara di ciò per cui aveva combattuto con tanto ardore e spietatezza, proprio mentre coloro che maggiormente avrebbero dovuto difendere il Papato erano stati i primi a tradirlo meschinamente. I Gonzaga avevano infatti concesso il passaggio della porta di Curtatone ai soldati tedeschi, sbarrando invece la strada alle "bande nere" del de' Medici. E gli Estensi, dal canto loro, avevano venduto ai Lanzichenecchi quel micidiale falconetto che procurò a Giovanni la ferita che lo avrebbe condotto alla morte.

Alla luce degli ultimi giorni di vita del protagonista, quindi, è possibile uno sguardo diverso anche sul suo passato. Un passato che viene redento per il fatto di essere messo da Giovanni tra le braccia accoglienti del perdono di Cristo, che gli arriva in punto di morte attraverso la figura di un sacerdote mandato a chiamare dagli assistenti del capitano di ventura.

E il pentimento di Giovanni, in una delle ultime scene del film, viene accompagnato dalle sublimi parole del Salmo 133: "Dal profondo grido a Te, o Signore; ascolta la mia voce, intendi la mia invocazione. Se Tu conservi il ricordo delle nostre colpe, chi mai potrà salvarsi? Pietà di me, o Signore, liberami dalle mie miserie, e secondo la grandezza del Tuo amore cancella ogni mia colpa".

Giovanni dalle Bande Nere si spegne, dopo aver ricevuto la Santa Comunione, la notte tra il 29 e il 30 novembre 1526. Viene sepolto, secondo la sua volontà, vestito della sua armatura.

! Gianteo Bordero
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  • G D B N - di sissi - 28 dicembre 2003 17:25
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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