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La scrittura che sorride alla vita. L' esperienza di Raymond Carverdi Raffaele Iannuzzi - 29 agosto 2003 Raymond Carver ha vissuto drammaticamente la vita e l' ha descritta con un gusto straordinario, attento al dettaglio, in una serie di racconti che certamente passeranno la coltre di disattenzione alla quale molti autori contemporanei sembrano inesorabilmente destinati. Carver è un grande scrittore di racconti brevi, le cosiddette "short stories", ed un fine poeta, interamente dedito alla scansione dei flussi semplici della vita, proprio quella vita che l' ha consegnato nelle spirali più pericolose, tra le quali l' alcolismo. Carver nacque a Clatskanie, in Oregon, il 25 maggio del 1938 e visse a Port Angeles, nello stato di Washington, i suoi ultimi dieci anni di vita, fino alla sua morte per cancro avvenuta il 2 agosto del 1988. Nella sua vita, questo talentuoso scrittore ha avuto alcuni importanti riconoscimenti, tra i quali il Mildred and Harold Strauss Living Award; anche la sua poesia ha ottenuto riconoscimenti di alto livello. La scrittura di Carver è una sorta di segnavia della realtà quotidiana, una password che apre il grande file della vita, gonfio di documenti nuovi e codici imprevisti. Tutto, in Carver, dilata gli spazi della medietà, una specie di aurea mediocritas, che tuttavia non ha nulla di minimalistico, essendo sempre ancorata alla speranza ed alle pulsioni profonde degli uomini e delle donne in carne ed ossa. Scrive Carver in un aureo libretto pubblicato dalla Minimun Fax, la casa editrice incaricata di far uscire tutte le opere dello scrittore: "Per sempre, spera lo scrittore. Per sempre" (Niente trucchi da quattro soldi. Consigli per scrivere onestamente, 2002). La speranza segna il tratto più puro della scrittura e, nel contempo, scopre l' apparente ingenuità dello sguardo adeguato sulla realtà; non si trovano qui i soliti elementi ideologizzanti o violentemente ideocratici di certa letteratura italiana ed europea, francese in particolar modo (penso, ad esempio, ad un' opera come Il senso della lotta del tanto decantato autore francese Michel Houellebecq: ci ritorneremo sopra in un' altra occasione): la realtà parla da sé e non occorre aggiungere alcunché alla sua limpida espressione. E' quasi la "fertile bassura dell' esperienza" di kantiana memoria. Scelgo di rimanere sul metodo e sull' impostazione letteraria e scritturale di Carver proprio per dar ragione dell' essenza della sua opera che si svela particolarmente propizia per la nostra umanità contemporanea così assetata di senso nell' esperienza semplice del vivere. I personaggi di Carver, che sono idraulici, oscuri insegnanti, infermieri, baby-sitter, non scavano un solco eterno nella storia, ma semplicemente la attraversano con gesti monotoni, ripetitivi, apparentemente insensati; tutto viene elevato solo all' interno di questo standard di vita occidentale, sempre uguale, sofferto, ingoia-tutto. Questo è Carver, un finto minimalista che scruta la realtà da entomologo provetto, senza presunzioni totalizzanti; il genio di Carver consiste proprio nello smantellamento del Grande Progetto, ma senza ambizioni sostitutive, perché non c' è nulla da cambiare nella vita, basta solo accetarne il corso e leggerne la prosa scabrosa e talvolta odiosa, sempre però reale e tangibile. Le cose parlano in questo ordito e le situazioni descritte nei racconti punteggiano ritmicamente l' abbandono lento e tenace alla realtà, una sorta di microfilosofia taoista imperniata sul non-fare, sulla non-azione, il wu wei. I personaggi, in questo contesto, non dipingono interamente la realtà, ma spesso sembrano subirla passivamente, sembrano come decapitati dalle circostanze. "Tu non sei i tuoi personaggi, ma i tuoi personaggi sono te". Il centro è l' io narrante, che non si arroga più il diritto di ritagliare la vita a seconda del proprio progetto personale, ma, ben più umanamente, scende a patti con i personaggi e gli eventi, fino al punto di immedesimarsi con ogni capillare delle loro esistenze. Tutto ciò senza la minima vena autobiografica, questo è il punto sorprendente ed originale di Carver, niente autobiografismo, solo immedesimazione e precisa ricognizione degli stati vitali delle persone: altro che minimalismo! Carver avrebbe sottoscritto le affermazioni di Dostoevskij che aprono il grande romanzo L' adolescente: "Incapace di resistere alla tentazione, mi sono accinto a scrivere questa storia dei miei primi passi nel campo della vita, mentre avrei potuto anche farne a meno... So di certo una cosa sola: che non mi metterò mai più a scrivere la mia autobiografia, nemmeno se campassi cent' anni". Questa distanza da se stessi, questa purezza stilistica così attraente definiscono la "classicità" di un piccolo grande scrittore di short stories come Carver; si scopre più realtà nelle sue righe che in mille pedanti trattati sociologici, si tratta di quella lingua aperta che fa riscoprire il gusto del dettaglio, l' unica cosa che fa la differenza nella vita.
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Ragionpolitica, periodico on line n.20 del 29/8/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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