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La realtà del male, fra storia e spiritualitàdi Fabrizio Gualco - 4 settembre 2003 A differenza della tendenza gnostica, oggi riproposta in vari modi e maniere dagli interpreti del nichilismo politico contemporaneo, la visione del mondo cristiana afferma la fondamentale bontà della creazione e dunque della natura e dell'essere umano. In questa prospettiva, il male è un problema che può trovare senso all'interno di una prospettiva storica, metafisica ed escatologica delineata dal cristianesimo, che vede nell'essenza del male (il Maligno così come viene chiamata nel Nuovo Testamento) un qualcosa di irriducibile alla natura e che può comparire all'interno della vicenda umana come forma storica. Nel Novecento, tra le altre cose, si rivela l'essenza del male come mai in precedenza era avvenuto. Le aberrazioni ideologiche, attraverso le involuzioni totalitarie, nascono con l'assurdo presupposto di effettuare la dislocazione del paradiso dal cielo alla terra: la sacralizzazione di idee astratte conducono alla reificazione dell'essere umano, con il risultato di tramutare la terra in un inferno. Il cattivo tentativo di imitare Dio, per dirla con Simone Weil, assume nel Novecento forme totalizzanti mai viste prima. Il totalitarismo pretende di ridurre ed inglobare all'interno di schemi impersonali tutte le dimensioni personali. Esemplare è l'attivismo totalitario incarnato da Lenin include l'eliminazione del Cristianesimo in quanto forma storica del primato della persona, nonché il segno dell'autonomia spirituale che fonda la vita sociale e la partecipazione politica. In tal senso, le teorie e le pratiche totalitarie costituiscono veicoli efficaci ed efficienti: le ideologie, quali improbabili surrogati di Dio, si traducono per l'uomo nel veleno peggiore, poiché capace di inquinare non solo i corpi ma anche le anime. L'edificazione del formicaio leninista, sotto questo aspetto tragicamente esemplare, passa attraverso la modificazione radicale della natura umana perseguita per via non solo corporea, ma anche spirituale. Non a caso per comprendere pienamente ciò che Lenin impone, lo spirituale è decisivo: al punto tale da fondare le categorie sociali o politiche che risultano, se prese a se stanti, in ultima analisi insufficienti ed a volte fuorvianti. Il male è una realtà che può prendere forma storica concreta perché la sua causa è sostanzialmente transtorica, ed in quanto tale esperibile ma al contempo fondamentalmente inafferrabile: Tommaso d'Aquino, il quale considera il male come la privazione di ciò che gli esseri devono avere per essere quello che in realtà sono, citando Agostino d'Ippona sostiene che al fondo del male, nella sua negatività, dominano il silenzio e l'oscurità. Il male non può essere ridotto al male morale. Per tal motivo, l'ipotetica proposta di una "demitizzazione" della cifra del male, come ad esempio fa Gianni Vattimo, filosofo torinese ed eurodeputato in quota ai DS, sulle pagine dell'ultimo numero di MicroMega (cfr. G. Vattimo, La libertà del male, in MicroMega 3/2003, pp. 207-211) risulta fuorviante. Demitizzare la cifra del male significa, in sostanza, correre il rischio di perdere la coscienza della sua distinzione con il bene, nonché il senso che tale distinzione porta con sé: del resto, per questo esiste già Spinoza. Vattimo dialoga con le tematiche cristiane, bibliche e teologiche, ma la sua impostazione di fondo, sostanzialmente scettica, gli impedisce avvicinamenti sostanziali, poiché il dio di cui Vattimo parla è pur sempre un dio dei filosofi: un dio sostanzialmente indicibile, che però, anziché speranza, fede e amore, lascia il rammarico profondo - umano, troppo umano - di non poterlo compiutamente spiegare e legittimare. Il cristiano sa che in questo mondo operano forze che non sono solo le proprie: in tal senso le visioni meramente etiche, pur potendo fornire contributi importanti, non potranno comunque esaurire né compiutamente risolvere il problema del male, poiché il male non si riduce alla trasgressione di una legge ma investe globalmente la vita umana ed il suo senso profondo: sia politico sia, soprattutto, spirituale. Vattimo tenta di evitare il pessimismo cosmico che coglie colui che ha battuto molti sentieri trovando interrotto ognuno di essi: ma restando all'interno del solito bosco, egli finisce, in fondo, per partecipare all'impasse dello spirito e del pensiero. Fabrizio Gualco |
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Ragionpolitica, periodico on line n.21 del 5/9/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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