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numero 280
6 marzo 2008
 
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Yves Bonnefoy

Lo sguardo per iscritto

recensione di Fabrizio Gualco - 28 settembre 2001

Nato a Tours nel 1923, laureato in Matematica e in Filosofia, ex professore al Collège de France, Ives Bonnefoy è una delle figure più rappresentative all'interno del panorama poetico contemporaneo. Nelle sue opere si concretizza una profonda esperienza nel campo della creazione poetica ed in quello della riflessione estetica. È uno scrittore le cui parole dialogano con la pittura e con le emozioni, le intuizioni, le riflessioni che essa può comunicare. La penna di Bonnefoy trasporta sulla carta quel che l'artista dipinge sulla tela: nel momento in cui si rende "verbale" la pittura, la parola si "pittoricizza". Considerando l'arte come forma del sapere, egli traduce letterariamente messaggi espressi pittoricamente. Legge segni, figure, immagini e quindi le traduce senza però alterare il loro significato originario: non si scrive sui pittori senza lavorare al contempo sul linguaggio impiegato.

Per Bonnefoy la critica d'arte è, in primis, «desiderio non di porsi di fronte all'opera con mezzi diversi, che costituirebbero lo specifico e sufficiente del linguaggio, ma di riuscire a far sì che parlare e vedere siano un giorno un atto solo, più vicino di quanto non lo sia oggi a ciò che è la nostra vita in seno a ciò che è» . Proprio per questo Bonnefoy si trova, ogni volta, a doversi misurare con due necessità. La prima è quella di non dimenticare mai che l'opera esiste nel mondo con una sua autonomia e con un linguaggio diverso da quello letterario. La seconda è quella di non abdicare al linguaggio concettuale ma fruire di esso secondo la giusta misura, stornando così il pericolo del concettualismo che partorisce mari di retorica ma poche gocce d'intelligenza, Se infatti è vero che non solo di concetti vive la critica d'arte, è altrettanto vero che al rifiuto del concetto corrispondono giudizi senza capo né coda.

Lo sguardo per iscritto raccoglie, per la prima volta in traduzione italiana, saggi sulla pittura del Novecento tratti da tre raccolte in volume dell'opera critica dell'autore: Dessin, couleur et lumière (Mercuri de France, Paris 1995), Le nuage rouge (Mercuri de France, Paris 1977 e 1992) e L'improbable et autres essais (Mercuri de France, Paris 1980). Bonnefoy assegna all'arte visiva un ruolo centrale. L'arte visiva intesse un rapporto strettissimo con l'interiorità dell'individuo e quindi con il suo universo morale. Ed è qui che si trova l'humus fondamentale da cui nascono i lavori su De Chirico, Mondrian, Giacometti, Balthus, Hopper.

Del resto, quello fra poesia e critica d'arte è un connubio particolarmente sentito dalla cultura francese. Il rapporto fra critica e artisti è un rapporto che possiede una sua storia, un percorso antico, mai a senso unico, il cui punto di partenza può coincidere con il tempo dell'abate Sugero, quando si occupava della Basilica di Saint-Denis. In questo ambito, comunque, la riflessione acquista particolare vitalità a partire dal XVII secolo, attraverso le discussioni svolte all' Académie de peinture che si trasportano, dopo qualche generazione, nei Salons di Diderot - anche se in quest'ultimo caso non si trattava specificatamente di poesia. Pensiamo inoltre al lavoro di Gautier e in particolare a quello di Baudelaire (autore quest'ultimo particolarmente caro a Bonnefoy); oppure a quelli novecenteschi di Reverdy o Apollinaire. Come nota Bonnefoy, neppure i ritratti o i papiers collés cubisti ruppero con questa abitudine. E lui stesso vi partecipa a pieno titolo.

Nella Postfazione di Stefano Agosti si legge che « per Bonnefoy l'arte visiva, per lo meno nei suoi aspetti più alti e sintomatici, sarebbe in grado di restituire, dell'oggetto e in definitiva del mondo, quella "presenza" che il linguaggio (il "segno", specifica Bonnefoy) tende invece a occultare e a rimuovere» . Ma presenza cui il poeta si riferisce non è solo quella dell'opera ma anche quella di sé a se stesso: uno stato dell'essere che predispone ad una particolare profondità di ricezione, ad una singolare disponibilità che implica un elevatissimo grado di attenzione sia intellettuale che sensoriale dove tra visione ed ascolto non esiste opposizione ma complementarità. Per questo, fa intendere Jania Sarno, curatrice del volume, lo sguardo che Bonnefoy pone per iscritto è al contempo sintetico e analitico: «un vero sguardo (...), dato dal concorso di tutti i sensi e capace di cogliere non gli elementi separati di una realtà tutta attraversata dall'intelletto, ridotta dall'aridità del concetto a sterile somma di aspetti parziali, ma la presenza degli esseri e delle cose, animate e inanimate; l'assoluto di presenza - unità che s'afferma, gesto d'esistere - che è il segreto misterioso del loro transito per la vita».

Fabrizio Gualco

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Lo sguardo per iscritto
  • Autore:
    Yves Bonnefoy
  • Editore:
    Edizione Le Lettere, Firenze 2000
  • Prezzo: n.d.
  • Pagine: n.d.

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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