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La lunga marcia degli italiani in Iraq

di Francesco Tomasinelli - 19 settembre 2003

Il calderone iracheno sembra destinato ad surriscaldarsi irrimediabilmente. Durante l'estate non è passata una settimana senza che qualche grave episodio si verificasse a danno delle forze straniere. Ne hanno pagato le conseguenze decine di soldati americani, inglesi, il personale dell'ONU e l'ayatollah sciita Al Hakim a Najaf. E adesso è arrivato, anche per gli italiani, il momento dell'impegno più gravoso, che li ha visti, ormai per la terza volta, costretti a fronteggiare situazioni spiacevoli. Dopo il breve scontro a fuoco senza conseguenze che ha coinvolto alcuni carabinieri il 23 agosto, è stata la volta dei disordini durante il pagamento degli agli ex-militari iracheni: il 7 ed il 13 settembre alcuni militanti ostili hanno provocato le forze italiane che vigilavano sulla distribuzione. In entrambi i casi ci sono state brevi sparatorie nelle quali ci è scappato il morto, un interprete iracheno la prima volta e un manifestante la seconda.

Le forze italiane coinvolte nell'Operazione "Antica Babilonia", circa 2.400 militari ripartiti in numerose basi, sono operative ormai da un mese nell'intera provincia di Diqhar, nell'Iraq del Sud Est (dove si trova la città di Nassiryah, teatro di alcuni degli scontri più duri del conflitto) sotto il comando britannico. Le maggiori unità americane nel settore sono andate via da tempo, ma gli italiani non sono i soli a presidiare la zona; nello stessa area opera il resto della Divisione Multinazionale Sud Est, composta da circa 14.000 militari di altre 9 nazioni (per ora 9.100 britannici, 1.160 olandesi, 520 rumeni, 320 cechi, 330 danesi, 170 norvegesi, 37 lituani, 120 portoghesi e 60 neozelandesi).

L'attività per le suddette unità promette di diventare ogni giorno più intensa e complessa con la progressiva sostituzione di formazioni anglo-americane ormai stanche o impegnate altrove in operazioni offensive. L'unico punto positivo - e a dire dei soldati davvero da non sottovalutare - sembra essere il sollievo dal caldo che in questa torrida estate anche in Iraq ha toccato punte elevatissime. In questo contesto le forze italiane sono entrate in azione già all'inizio di agosto: vista l'inefficienza dell'ancora piccola Polizia Irachena hanno dovuto provvedere al servizio di sicurezza durante la distribuzione del cibo e degli stipendi (vedi incidenti citati sopra) oltre ad eseguire lunghe missioni di perlustrazione e sorveglianza delle estese linee elettriche e petrolifere irachene. Le forze ostili, ormai sempre più variegate, cercano infatti di attaccare le strutture che forniscono i servizi base alla popolazione (acqua, luce, carburante), per erodere il consenso che l'impegno alleato ottiene in diverse fasce della popolazione. I Carabinieri hanno spesso affiancato le altre unità delle Forze Armate in queste mansioni, oltre a provvedere al controllo di passaporti e documenti falsi la cui presenza è stata segnalata in tutto il paese.

L'ultima sfida per le forze armate italiane - ma sicuramente ne verranno molte altre - è l'organizzazione di quello che sarà il nuovo esercito iracheno, che prevede di rendere operativo una prima grande unità con sette battaglioni e migliaia di uomini entro il 2004, da schierare a controllo del territorio al fianco delle forze della Coalizione. All'operazione parteciperà soprattutto personale anglo-americano, coadiuvato, oltre che dagli italiani, anche dagli spagnoli e da militari di altri paesi che forniranno presto istruttori e consiglieri.

! Francesco Tomasinelli
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