|
|||||||
|
|
Jean Paul Sartre: l'intellettuale "impegnato" con la nausea di viveredi Fabrizio Gualco - 25 settembre 2003 Indubbiamente, Jean Paul Sartre ha segnato un'epoca. Usando una terminologia adottata da Agnes Heller e Ferenc Fehér, possiamo dire che egli affascina ed ispira, attraverso la sua figura e le sue opere, una generazione esistenzialista che confluirà, probabilmente più per necessità che per virtù, nella generazione dell'alienazione che animerà i fatti del 68'. Personalità complessa e tormentata, in Sartre convivono il filosofo, lo scrittore, il giornalista, l'attivista politico. Analitico e creativo, a volte rigido altre volte estremamente plastico, amante dei concetti ed al contempo geniale produttore di immagini: Raymond Aron, nelle sue Memoires, seppur con riserve ammette di provare meraviglia per la sua facilità di scrittura, la ricchezza dell'immaginazione, l'arte di lavorare con le idee. Per certi versi, potremo considerare il teorico dell'éngagement come un "fratello separato" di quel poliedrico hidalgo che fu Ortega y Gasset. Se infatti Ortega vede nel reale una sfida per la libertà, un'occasione positiva per salvare se stessi e la propria circostanza, Sartre vive l'impatto esistenziale con la realtà in modo tragico e considera la libertà come un fardello necessario, una spina metafisica che ad ogni minima movenza, esteriore e soprattutto interiore, ricorda all'essere umano l'insensatezza della vita che è costretto a vivere. Non a caso il lavoro sartiano più letto e conosciuto, di popolarità pari all'opera autobiografica Le parole, resta il romanzo filosofico La nausea. Da alcuni paragonato agli scritti di Kafka (Paul Nizan, recensendo il romanzo su Ce Soir del 16 maggio 1938, definisce Sartre come il "Kafka francese"), La nausea rappresenta un'efficace fotografia dello spirito sartiano: spirito fondamentalmente angosciato dal reale in quanto reale ed angustiato di se stesso in quanto essere gettato nel mondo: e come tale in fin dei conti non più uomo, bensì cosa fra le cose. Difatti Antoine Roquentin, il personaggio principale, sole semispento attorno al quale ruota l'intera vicenda, non è solamente il protagonista di una storia, ma la proiezione letteraria di un fatto interiore: Roquentin è Sartre stesso, o quanto meno il "fenomeno" che più gli assomiglia. Similmente allo spleen a cui Baudelaire dedica sia poesie (i Fiori del male) che prose indimenticabili (ad esempio quelle che compongono lo Spleen di Parigi), la nausea sartriana è una condizione dello spirito che si presenta come percezione del mondo e diventa, infine, azione all'interno di esso. Talvolta contro di esso. Esistere ma non essere: al fondo è questa la condizione radicale dell'uomo, del mondo, delle cose. E tale condizione è percepita e vissuta come una inappellabile condanna, un peso inevitabile, una croce tragica. Dio non esiste, l'uomo è una passione inutile. Ha ragione Dostoevskij quando scrive che se Dio non esiste allora tutto è permesso: sebbene in certe condizioni, l'etilista solitario non si differenzia poi tanto da un condottiero di popoli. Com'è noto, la parabola esistenziale di Sartre non è univoca. Nonostante tutto le sue posture intellettuali e politiche, attraverso cui l'intellettuale cerca, tra le altre cose, di integrare l'esistenzialismo con il marxismo, partecipano sempre alla nausea di vivere, in modo tale che i primi passi determinano i successivi. A tal riguardo è possibile convenire con le analisi di Luciano Pellicani, laddove fanno emergere il passaggio dal nichilismo individuale ad una condizione, per così dire, di nichilismo tribale. Il nichilismo sartiano primigenio, per il quale «l'inferno sono gli altri» (J. P. Sartre, Porta chiusa, Bompiani Milano 1960, p. 239) nel tempo cambia la musica ma non il refrain. In questa prospettiva, saggi filosofici come L'essere e il nulla e Critica della ragione dialettica risultano essere meno lontani di quanto si possa credere: «vero è che nell'Essere e il nulla la lotta che oppone l'io agli altri è lotta nella solitudine, laddove nella Critica sulla scena appare il gruppo come generatore di solidarietà; ma si tratta di una solidarietà spietata, che produce e riproduce se stessa nella lotta mortale contro l'out group e che trova la sua realizzazione nel Terrore». Infine anche la teoria dell'impegno intellettuale concepito in funzione politica nasconde sempre la valenza nichilista della nausea. L'impegno dell'intellettuale, più che una valenza politica, assume una valenza terapica nei confronti di un male sin dall'inizio ritenuto incurabile. Il Sartre politicamente e attivisticamente impegnato disloca la propria tragedia interiore - e tutto ciò che ne deriva - dal singolo al gruppo, dalla parte all'aggregato, dal soggetto individuale a quello collettivo, dalla monade individualizzata alla cellula collettivizzata. Da soli oppure soli in compagnia, il quadro della condizione umana rimane sostanzialmente lo stesso. Fabrizio Gualco Fabrizio Gualco |
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.24 del 26/9/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||