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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il simbolo si insinua nella vita. Il mondo di Erri De Luca

di Raffaele Iannuzzi - 25 settembre 2003

Erri De Luca è un grande scrittore. La sua scrittura è quasi perfetta, scintillante, luminosa, a tratti capace di disegnare mondi impensabili; in Italia, oggi, una scrittura così è merce veramente rara. De Luca si è ormai affermato in tutta Europa, Parigi di recente lo ha consacrato, la Francia è la sua seconda patria, su Internet si può anche trovare un sito appositamente creato per la diffusione di tutti i libri dello scrittore napoletano. De Luca è napoletano di nascita, ma ebreo di adozione; Napoli lo ha visto nascere nel 1950 e crescere, lo ha ospitato nelle sue strade e nei suoi vicoli quando faceva il muratore e lo ha lanciato per le strade del mondo, una volta diventato scrittore ed oggi anche poeta (per quanto il suo stile letterario sia evidentemente legato alla scrittura soda tipica del romanzo breve o del racconto lungo).

De Luca ha subito trovato uno sponsor di grido già all' inizio della sua avventura letteraria; infatti, il suo primo racconto lungo, di contenuto autobiografico e già con forti tonalità simboliche, Non ora, non qui (Feltrinelli, Milano, 1989), presentava una nota di lodevole commento da parte di Raffaele La Capria, scrittore molto noto e raffinato, anch' egli napoletano. La Capria scriveva: "Questo breve ed intenso primo libro di Erri De Luca porta già impressi in ogni frase - mi sembra - i segni di un vero scrittore: un tono di voce che appena si coglie diventa inconfondibile, e la integrità di uno sguardo che sa mettere nel giusto fuoco i pensieri e i sentimenti". Un giudizio importante ed assolutamente condivisibile: De Luca fa parte di quella ristretta schiera di scrittori già maturi fin dalla opera prima, un talento poderoso, una forza della natura.

Se passiamo al presente e ci soffermiamo sul romanzo breve dal titolo suggestivo, Montedidio (Feltrinelli, 2001, euro 11,88), ci accorgiamo immediatamente che De Luca ha ulteriormente dilatato lo spazio simbolico ed ha nutrito ulteriormente di carne e di vita la trama delle sua narrazioni. In questo romanzo breve, Napoli rappresenta la scena storica e geografica dominante; Montedidio è appunto un quartiere della stessa città e diventa una chiave profetica dell' esistenza, cioè uno spazio che guarda a Gerusalemme, alla Città Santa, alla realtà del popolo eletto, così caro allo scrittore napoletano, traduttore di alcuni libri dell' Antico Testamento (pubblicati nelle edizioni economiche della Feltrinelli). Il linguaggio dominante nel breve racconto è totalmente simbolico, densamente metaforico e, ad un tempo, concretissimo: la giornata qui viene detta " 'nu muorzo", un morso; la sofferenza quotidiana viene identificata con la fuoriuscita del sangue dal corpo, sono due esempi di scrittura insieme simbolica e realistica quasi all' eccesso. Il libro è un abbozzo e come tale è riuscito, non è certamente un romanzo classicamente inteso, anzi, come romanzo, sarebbe un' imperfezione assoluta, ma De Luca non sa scrivere romanzi, lui scrive opere brevi, quasi "assaggi" di letteratura, ma che letteratura!

Un' altra raccolta di racconti è da segnalare: In alto a sinistra, sempre Feltrinelli. Ultimamente De Luca ha scritto versi e poemi, ma la sua statura si staglia con la prosa tagliente e perfetta, in questo ambito il nostro autore ha veramente pochi pari. La sua storia politica e culturale lo ha spinto fino agli estremi della condizione operaia ed umana, una sorta di Simone Weil maschile e per giunta mediterraneo, oggi De Luca è un uomo non credente appassionato dei profeti dell' Antico Testamento, cultore dell' ebraico biblico. Una parabola atipica per uno scrittore di certa grandezza, vale la pena saggiarne il fascino e la densità letteraria.

! Raffaele Iannuzzi
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