RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

I tanti volti della guerriglia irachena

di Francesco Tomasinelli - 25 settembre 2003

Mentre si accresce la lista dei soldati americani caduti in Iraq dopo la fine del conflitto - ormai sono 79 - Bush ed i suoi collaboratori cercano di avere un quadro più preciso della resistenza irachena. La stampa e le voci ufficiali presentano gli esecutori degli attentati rivolti alle forze straniere come "ultimi fedelissimi del regime", ma nessuno sembra sapere molto di più sui protagonisti di queste azioni. Sono in tanti a ritenere che l'Iraq sia diventato una sorta di catalizzatore di guerriglieri anti-occidentali, forse condotti da un'unica organizzazione di cui si ignorano i leader e le basi. E' soprattutto l'odio comune verso l'America e la voglia di riscatto a portare in Iraq centinaia di "aspiranti martiri". Era già successo durante il conflitto e due anni prima in Afganistan, ma allora c'era una guerra aperta e tanti di essi caddero vittima dei bombardamenti e delle formazioni americane appostate lungo le autostrade ancor prima di raggiungere i reparti. Questa volta però, il caos del dopoguerra consente a piccoli nuclei di infiltrarsi, mascherandosi da profughi, venditori, mendicanti o uomini d'affari pronti ad approfittare del crescente commercio iracheno. Alcuni vengono incorporati nella resistenza, altri agiscono da soli o in piccoli nuclei. Le armi non sono certo un problema: in Iraq, anche se gli americani e i loro alleati (compresi noi italiani - vedi La lunga marcia degli italiani in Iraq) ne hanno distrutte o sequestrate a migliaia, ce ne sono ancora tantissime. Al mercato un AK-47 Kalashnikov costa l'equivalente di 50 Dollari e ne vengono venduti diversi, nonostante i controlli dei soldati stranieri. Per gli americani è difficile guardarsi da tutte le minacce; nelle grandi e confuse città irachene è più facile cadere vittima del nemico, nascosto tra gli edifici e mascherato da civile.

Chi però vede in questa opposizione qualcosa di simile alla guerriglia vietnamita sbaglia davvero. Mancano il supporto di una grande potenza straniera e forti vincoli politici. Ma è vero che esiste l'appoggio concreto di elementi violenti in Iran, Libano, Siria e anche Arabia Saudita.

Mentre l'intelligence alleato cerca di individuare protagonisti e covi della guerriglia, il dibattito sul post-"Iraqi Freedom" rimane un tema infuocato tra gli esperti militari americani.

Alcuni analisti ritengono che truppe straniere, anche sotto controllo ONU o di nazionalità araba debbano prendere il posto di molte delle unità americane, che si occuperebbero soltanto delle questioni importanti.

Altri, al contrario, profetizzano un ulteriore aggravarsi della situazione nel caso di un intervento delle Nazioni Unite: le truppe dell'ONU, fragili, vincolate politicamente e con regole d'ingaggio molto restrittive, sarebbero solo facili bersagli dei terroristi. Certo è che gli americani sembrano aver bisogno di una mano; i soldi e il sostegno politico cominciano a mancare.

Una sola cosa sembra mettere tutti d'accordo: il nuovo esercito iracheno sarà l'elemento chiave per frenare la spirale di violenza. Ma andrebbe ricostituito più in fretta; i pochi battaglioni operativi previsti per la fine dell'anno sono davvero un'inezia. La diffidenza, l'ostilità e le barriere culturali sono un ostacolo molto grande per i militari occidentali. Soltanto i soldati iracheni, nonostante problemi di inefficienza e corruzione, conoscono la lingua, le usanze e possono portare un contributo decisivo alla pacificazione.

! Francesco Tomasinelli
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.24 del 26/9/2003
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata