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numero 280
6 marzo 2008
 
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La Campagna di Russia

di Paolo Possenti - 26 settembre 2003

La campagna di RussiaGli storici italiani ed europei che più volte ed ampiamente hanno analizzato le vicende belliche nelle quali fu coinvolta l'Italia accanto all'alleato germanico nel periodo fra il 1940-43 hanno in genere prodotto ampie monografie sulla Campagna di Russia concentrandosi principalmente sugli aspetti drammatici e sanguinosi della sua tragica conclusione. Ogni elemento è stato evidenziato per sottolineare l'assurdità dell'impresa, le presunte stoltezze dello stato maggiore italiano, l'inutilità assoluta di uno sforzo bellico che costò all'Italia in percentuali terribili le maggiori perdite di uomini e di mezzi dell'intera guerra.

Per quanto poi concerne gli storici occidentali ed in particolare quelli britannici non sono mancate le solite ironie ovvero la totale ignoranza di vicende che sul piano militare sono state certamente per l'esercito italiano di gran lunga le più gravose e sanguinose dell'intero conflitto. Nessun paragone anzi può farsi neppure con le battaglie più aspre con gli angloamericani in Africa per non parlare di altri fronti come la Francia, i Balcani o la Grecia.

La Campagna di Russia è stata per l'esercito italiano e per il soldato italiano di gran lunga la prova bellica più terribile dall'unità in poi, paragonabile solo ad alcune delle più sanguinose battaglie della Prima guerra mondiale, della quale la Campagna di Russia ebbe nella sua prima fase qualche somiglianza specie per i reparti italiani.

E' nostra intenzione pertanto uscire da ogni commento di natura retorica o ancor peggio politico, data la nostra intenzione di analizzare solo i fatti storici. Circa la valutazione politica globale sella Seconda guerra mondiale ci siamo già espressi in altra sede e vogliamo qui ribadire il fatto storico che in 150 anni di presenza di uno Stato italiano in Italia (e v'includiamo logicamente il primo e cioè lo Stato napoleonico) mai l'Italia si era discostata, se non per brevi crisi coloniali, da una politica di fondo filo francese e dall'alleanza peraltro spesso sottovalutata, con i cugini d'oltralpe.

La breve alleanza voluta da Mussolini (per un gravissimo calcolo errato sull'esito finale della Guerra con la Germania), durata solo tre anni, seguita per giunta da una tragica guerra civile con alla radice proprio il problema delle alleanze, non ha mai influenzato il giudizio storico degli scrittori occidentali, che mai neppure per ipotesi hanno sfiorato il tema dell'impopolarità - anche ai vertici dello Stato - della guerra e di tale alleanza. Era contrario il Re e la Casa reale al completo, erano contrari la maggior parte dei più alti dirigenti fascisti. Il tragico caso di Ciano genero di Mussolini che pagò con la fucilazione assieme ad alcuni dei più alti gerarchi fascisti la propria avversione all'alleanza con Hitler e le segrete simpatie per la Francia e persino per l'Inghilterra sono troppo spesso ignorati o sottovalutati ma ancor più erano contrari gli ufficiali superiori tutti i reduci della Prima Guerra Mondiale, per non parlare dello stato d'animo dei soldati, peraltro più volte analizzato da vari scrittori.

Tuttavia sarebbe potuto sembrare che la guerra contro Unione Sovietica comunista e nemica di quasi tutti quei valori in cui la più gran parte degli italiani di allora credevano, in particolare la Religione e la Patria, poteva divenire il vero punto di unione di tutte le forze nazionali politico, militari e religiose attorno al Fascismo.

La campagna di RussiaMa non fu così perché anche l'alleanza con la Russia zarista era stata quasi un'alleanza storica dell'Italia contro Austria e Germania, e specie contro la Turchia. Vi erano poi per la Russia larghe e latenti simpatie socialiste mai spente neppure fra i fascisti, infine il popolo russo in quanto tale aveva goduto anche ampie simpatie fra gli intellettuali italiani. Inoltre la Russia era stata la grande alleata dell'Italia durante la Prima guerra mondiale che a differenza di Francia ed Inghilterra aveva sempre apprezzato la vitale presenza italiana sul fronte sud ed il tremendo sacrificio delle fanterie italiane che combattevano una guerra quasi nelle stesse condizioni dei russi. Tutto ciò va sottolineato, perché nonostante una feroce propaganda sia da parte fascista che sovietica, durante il breve ma durissimo scontro bellico, rimasero fra le due nazioni validi rapporti umani che non divennero mai l'astioso revanscismo francese o il desiderio folle degli inglesi di annientare l'Italia militarmente e moralmente.

L'intervento italiano contro l'Unione Sovietica era previsto fin dall'inizio della guerra in maniera non specificata né strategicamente né quantitativamente. Per lo più si era pensato ad un intervento simbolico anche se consistente. Al momento dell'intervento tedesco in Africa - che era previsto in circa 50.000 uomini - si quantificò un corpo di spedizione o di entità di poco superiore (60.000 uomini) anche se di caratteristiche completamente diverse. Tragicamente diverse. Si è detto più volte nel corso di questi capitoli relativi alla Seconda guerra mondiale che l'esercito italiano era in qualche modo ben preparato ad affrontare di nuovo una "Prima guerra mondiale". Ma si badi bene che questa situazione era la stessa per quasi tutti gli eserciti europei, di allora in particolare oltre che per quello italiano proprio per quello russo!!! Solo l'esercito tedesco ed in parte quello inglese si erano preparati ad una guerra completamente nuova: quella con gli aerei e soprattutto con il carro armato.

Solo i tedeschi avevano affinato la nuova strategia combinando aerei e carri. Gli inglesi avevano dato più importanza agli aerei, ma con grande rapidità dopo i disastri sul fronte francese avevano iniziato la produzione del carro pesante Mathelda che fu la loro arma vincente in Nord-Africa. Persino i pochi carri pesanti francesi fecero una breve apparizione molto positiva al comando dell'allora colonnello De Gaulle ma per la Francia era troppo tardi.

Il potere devastante del carro armato unito all'aviazione si era ben visto contro le valorosissime armate polacche a cavallo, distrutte in 40 giorni con perdite terribili. La stessa sorte toccò con quasi altrettanta rapidità ai francesi ed agli inglesi, benché questi ultimi difesi dal mare potevano almeno in parte sfruttare il loro potere aereo.

Non è perciò in alcun modo scusabile la leggerezza con cui lo Stato maggiore italiano preparò un corpo d'Armata da inviare in Russia privo totalmente di carri armati (il carro da tre - dicesi tre tonnellate - non può considerarsi un carro armato anche a confronto dei carri leggeri russi che sin dall'inizio erano di almeno di 15 ovvero di 26 Tn!!);

Va rilevato peraltro che le Divisioni mobilitate per la guerra nel 1940 si distinguevano in:

  • Divisioni di fanteria: avevano salmerie, carrette e pochissimi automezzi; potevano essere del tipo normale e del tipo da montagna, e differivano tra loro perché quelle da montagna avrebbero dovuto avere il reggimento di artiglieria someggiato o carrellato;
  • Divisioni alpine: avevano numerose salmerie e l'artiglieria tutta someggiata;
  • Divisioni celeri: erano composte di cavalleria, bersaglieri ciclisti, artiglieria a cavallo e a traino meccanico, carri veloci;
  • Divisioni autotrasportabili: erano come le Divisioni di fanteria del tipo normale, con le sole salmerie di combattimento ed i servizi motorizzati. L'artiglieria era a traino meccanico; potevano spostarsi in autocarro, ma non disponevano di unità automobilistiche in proprio per il loro trasporto;
  • Divisioni motorizzate: erano composte di fanteria, bersaglieri e artiglieria a traino meccanico; disponevano in proprio degli automezzi necessari al loro trasporto;
  • Divisioni corazzate: comprendevano reparti di bersaglieri autocarrati, unità carriste e artiglierie a traino meccanico.

La campagna di RussiaIl 17 Giugno 1941 il Sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale Francesco Rossi, prospettava ancora al Generale Cavallero la possibilità di inserire elementi corazzati nella composizione del Corpo d'Armata Speciale, se questo fosse stato inviato al fronte orientale.

Dopo due giorni di discussioni era infine maturata la soluzione che il Corpo di Spedizione sarebbe stato formato con due Divisioni "autotrasportabili" ed una Divisione celere, tutte e tre inquadrate nel Corpo d'Armata Autotrasportabile.

Alla vigilia dell'attacco tedesco all'URSS, 22 giugno 1941, la Grande Unità italiana destinata ad operare con le Armate germaniche si stava perciò preparando per assumere l'ordinamento sopracitato ed il Generale Cavallero ne riferiva telefonicamente al Capo del Governo. Dal testo di quella comunicazione telefonica secondo quanto riferito dall'Ufficio storico dell'Esercito, possono ravvisarsi i seguenti concetti:

  • Che nella composizione del Corpo d'Armata destinato al fronte russo-tedesco, fosse rispettata la "organicità" delle Unità, il che, invece, non avvenne;
  • Che le tre denominazioni usate dal generale Cavallero per indicare a Mussolini le Divisioni Pasubio e Torino - vale a dire "Divisioni autoportate", "Divisioni motorizzate" e "Divisioni autotrasportabili" fossero termini equivalenti, il che non corrispondeva alla realtà in quanto:

    • la locuzione "Divisioni autoportate" è termine generico e non trova riscontro nelle tabelle organiche delle Divisioni di cui disponeva l'Esercito all'epoca. Non esistevano, cioè, Divisioni "autoportate;
    • la Pasubio e la Torino non erano Divisioni motorizzate in quanto non disponevano in proprio dei mezzi necessari al loro trasporto;
    • le stesse Grandi Unità erano Divisioni "autotrasportabili" con le caratteristiche indicate nella precedente nota 3, vale a dire che non disponevano di autoreparti in proprio;
  • che bocche da fuoco di medio calibro, da 105/32, potessero essere qualificate come "a lunga portata", mentre la loro gittata massima era di soli 14.000 metri, limite che poneva quei pezzi tra le artiglierie "a media gittata."

Il "Corpo di Spedizione Italiano in Russia" fu chiamato con un'abbreviazione divenuta celebre CSIR e per circa un anno rappresentò le FFAA italiane su quel fronte di guerra.

Il trasferimento del CSIR ebbe inizio a scaglioni il 10 Luglio 1941ed avvenne nel modo seguente:

  • un movimento per ferrovia da Roma (Divisione Torino), da Verona (Divisioni Pasubio e Celere) e da Cremona (Comando CSIR) sino alla zona di scarico situata nell'Ungheria orientale e compresa tra Marmaros Sziget, Felsoviso, Borsa;
  • un movimento per via ordinaria dalla zona di scarico alla zona di radunata che venne fissata in Romania nella località di:
    E' la zona nella quale un'unità o un complesso di forze, provenienti dalle zone di scarico o dalle stazioni ferroviarie terminali, si riunisce e si riordina in attesa di raggiungere la zona di schieramento sulla linea del fronte.
  • Gura Hormolui - Falticeni - Suceava, per le Divisioni;
  • Botosani, per il Comando del Corpo di Spedizione e per le Unità e Servizi del Comando stesso.

Il movimento per trasportare l'intero Corpo di Spedizione durò ventisette giorni, richiese l'impiego di 216 treni, suddivisi in cinque blocchi, e si concluse il 5 agosto.

La distanza dalla zona di scarico dai treni, profonda 80 km, alla zona di radunata era di circa 280 km.

La campagna di RussiaDurante il trasferimento, il 13 Luglio, il Comandate del Corpo di Spedizione Generale Francesco Zingales fu costretto ad interrompere il viaggio e a farsi ricoverare in una clinica di Vienna perché affetto da grave infermità. Sarà sostituito il successivo 17 luglio dal Generale Giovanni Messe, giunto direttamente a Marmaros Sziget. Il Generale Zingales tornerà al Comando del CSIR, divenuto nel frattempo XXXV Corpo d'Armata dell'8° Armata, il 1° Novembre 1942, data in cui il Generale Messe lascerà il fronte russo per avvicendamento. Il 25 gennaio 1943egli assumerà in Tunisia il Comando della 1° Armata (composta da unità italiane e tedesche).

Complessivamente il CSIR riuniva:

  • Comando Corpo d'Armata autotrasportabile con le seguenti unità direttamente dipendenti: un battaglione mitraglieri; un battaglione cannoni controcarro; una compagnia bersaglieri motociclisti; un raggruppamento di artiglieria motorizzato su 3 gruppi; 2 gruppi d'artiglieria contraerea; 4 battaglioni del genio, di cui due pontieri, uno artieri e un collegamenti; un gruppo di osservazione aerea dell'Aeronautica, su tre squadriglie; un gruppo caccia, su quattro squadriglie; una legione cc.nn. su tre battaglioni;
  • Due Divisioni autotrasportabili: la Pasubio, con i reggimenti di fanteria 79° e 80° Roma e l'8° reggimento artiglieria divisionale; la Torino, con i reggimenti di fanteria 81° e 82° Torino e 52° reggimento artiglieria divisionale;
  • Una Divisione celere, la 3°, Principe Amedeo d'Aosta (PADA), col 3° reggimento bersaglieri, i reggimenti Savoia cavalleria e Lancieri di Novara, un gruppo carri L/3, il reggimento artiglieria a cavallo;
  • Nove autoreparti ripartiti fra tutte le unità del CSIR;
  • Una Intendenza Speciale Est comprendente i seguenti Servizi logistici: di sanità, commissariato, amministrazione, artiglieria, genio, chimico, ippica e veterinaria, trasporti (I autoraggruppamento per un totale di 12 autoreparti), automobilistico, tappe, postale e telegrafico;
  • Dodici sezioni Carabinieri.

In totale:

  • 62.000 uomini;
  • 17 battaglioni fucilieri (di cui: 12 di fanteria di linea, 3 di bersaglieri, 2 di cc.nn.);
  • 7 battaglioni armi di accompagnamento;
  • 1 battaglione guastatori;
  • 14 compagnie autonome (di cui: 2 di motociclisti, 4 di mortai da 81, 8 da 47/32);
  • 10 squadroni di cavalleria (di cui: 8 squadroni cavalieri e 2 squadroni mitraglieri);
  • 4 squadroni carri "L" (60 carri);
  • 14 gruppi di artiglieria (di cui: 3 da 105/32, per 9 batterie con 36 pezzi; 2 da 100/17, per 6 batterie con 24 pezzi;7 da 75/27, per 18 batterie con 72 pezzi; 2 da 75/46 contraerei, per 8 batterie con 32 pezzi);
  • 10 batterie autonome (di cui: 2 da 65/17 per 8 pezzi e 8 da 20 contraerei per 64 pezzi);
  • 4 battaglioni del genio (di cui: 1 di artieri, 1 di collegamenti, 2 di pontieri);
  • 6 compagnie autonome del genio (di cui: 3 di artieri e 3 di telemarconisti);
  • 1 battaglione chimico.

Così approntato, il CSIR si accingeva nell'agosto 1941 a schierarsi a fianco di un forte esercito, quello germanico, la cui potenza era stata portata ad un grado altissimo in funzione degli ambiziosi propositi dei suoi governanti, per combattere contro un esercito altrettanto potente, quello sovietico, animato dal convincimento di battersi per una causa giusta quale è quella di difendere il proprio Paese.

Il Corpo di Spedizione Italiano avanzerà combattendo fino al bacino minerario del Donez. Qui il 9 luglio 1942 sarà incorporato nell'8° Armata italiana con nome di XXXV Corpo d'Armata - CSIR.

Paolo Possenti

possenti@ragionpolitica.it

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