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Le operazioni militaridi Paolo Possenti - 26 settembre 2003 Il CSIR operò in Russia nel territorio ucraino per circa un anno affiancando l'avanzata delle forze tedesche a copertura dei fianchi delle loro divisioni corazzate, spesso in collaborazione delle consistenti forze rumene. Un compito piuttosto sgradevole che fin dall'inizio coinvolse le forze italiane fu il rastrellamento del territorio per la incipiente guerra partigiana. I tedeschi consideravano queste operazioni di retroguardia e di scarsa importanza bellica e furono invece gli italiani per primi ad accorgersi della pericolosità e della difficoltà di queste operazioni. D'altronde gli italiani privi di forze corazzate e quel che era peggio nelle immense pianure ucraine e russe di adeguate foze motorizzate erano dai tedeschi considerate più adatte in queste operazioni di retrovia peraltro preziose. Ma la prima controffensiva dell'Armata rossa nell'autunno e nell'inverno 1941-42 indusse i tedeschi ben presto a richiedere l'impiego di truppe italiane. La richiesta del Comandante tedesco di poter impiegare subito una Divisione del CSIR era peraltro giustificata dalla particolare situazione nella quale si trovava in quel momento l'11° Armata germanica. Essa era schierata sul corso meridionale del Dniester, fra la 17° Armata germanica e la 4°Armata romena ed inquadrava, da nord a sud, le seguenti Grandi Unità: Corpo ungherese, 3° Armata romena, XI Corpo d'Armata germanico, XXX Corpo d'Armata germanico, IV Corpo d'Armata romeno, LIV Corpo d'Armata germanico. L'Armata aveva forzato il Dniester in più punti e tentava di effettuare manovre in profondità per chiudere in una sacca l'avversario ed annientarlo poi in un secondo tempo. Il concetto del Comandante germanico era quello di realizzare una manovra di avvolgimento tra Dniester e Bug, nella quale lo schieramento settentrionale dell'Armata avrebbe dovuto costituire l'ala marciante. Nella sua prima fase un tale disegno operativo non poteva considerarsi riuscito. In alcuni punti gli elementi avanzati germanici erano stati decisamente respinti e la situazione permaneva assai fluida. Località importanti, il cui possesso poteva considerarsi determinante quali Balta e Krutyje, erano state conquistate e perdute con alterne vicende da ambo le parti. Ciò era da attribuire, oltre che alla tenace resistenza e ai rabbiosi contrattacchi dei sovietici (le cui unità anche se accerchiate finivano per porre in difficoltà col loro deciso comportamento le forze accerchianti), anche alla totale mancanza in quella zona di unità corazzate. Questo, tra il Dniester e il Bug (metà luglio - primi di agosto), era dunque un momento non facile per l'11° Armata tedesca la quale, tra l'altro, era anche priva di riserve, fatta astrazione del Corpo di Spedizione Italiano che in quei giorni stava, come si è detto, completando la radunata e non era perciò nelle migliori condizioni per un impegno immediato. Per avere il Corpo di Spedizione riunito e pronto all'impiego operativo entro il più breve tempo possibile, il Comandante del CSIR metteva contemporaneamente in marcia la Divisione Torino, che doveva trasferirsi a piedi nella zona di Stefanesti - Sagajacani per poi raggiungere, autotrasportata, una nuova località. Negli stessi giorni (31 luglio - 1° agosto), pervenivano al Comando del CSIR dure richieste del Comando II° Armata. Con la prima di esse il Comando tedesco chiedeva di poter disporre di due gruppi di artiglieria italiani per appoggiare l'attacco del suo XXX Corpo. Il Comandante del CSIR, considerando la situazione del Comando germanico che non disponeva di artiglierie a lunga gittata e che aveva di fronte uno schieramento di ben ventisei batterie sovietiche nella zona di Krutyje, aderì di buon grado alla richiesta. La seconda richiesta era in effetti un sollecito, un ordine di accelerare l'avanzata del Corpo di Spedizione così da poterne disporre entro breve tempo nella zona di Goraba, Plot, Pisarevka, Studenoje, Sagnitkov per rastrellare il terreno tra il LIV e il XXX Corpo d'Armata e ristabilire le comunicazioni tra le due Grandi Unità. Il comando tedesco dimostrò di apprezzare con vari elogi il comportamento degli italiani. Con l'azione di Petrikovka si concludeva il primo ciclo operativo delle unità italiane al fronte russo e si concludeva in modo positivo, pur tra le non trascurabili difficoltà incontrate dal Corpo di Spedizione. L'impegno di cui diedero prova in questa azione fanti e artiglieri emerge in maniera chiara da tutte le fonti. E' da ricordare, in particolare, anche l'opera dei reparti pontieri e dell'aviazione che all'esito dell'operazione portarono un notevole contributo. L'importanza dei ponti sul Dnieper non ha bisogno di particolari illustrazioni, quando si pensi che nella testa di ponte di Dniepropetrovsk erano schierate tre Divisioni tedesche oltre alla Divisione Torino e che i combattimenti, accanitissimi e sanguinosi, non vi ebbero mai tregua. La regolare alimentazione della lotta era perciò una necessità vitale, anche perché nel concetto iniziale del Comando germanico quella testa di ponte rappresentava lo sbocco delle unità corazzate destinate ad operare su Karkov. Per circa un mese fatti segno alle continue azioni dell'artiglieria sovietica, che schierata sul Samara batteva d'infilata le acque del Dnieper, i battaglioni pontieri I e IX lottarono con ferma tenacia in un faticoso e rischioso lavoro che la violenza della reazione avversaria rendeva arduo e snervante. Sia durante la battaglia difensiva, sia nelle operazioni per il forzamento del fiume, che nella manovra di Petrikovka, i pontieri italiani ripararono instancabili giorno e notte i danni prodotti dai bombardamenti nemici, riuscendo a mantenere sempre il legame tra le due rive. L'aviazione, che già si era affermata nella battaglia difensiva con missioni esplorative e con crociere di protezione, partecipò con le colonne della Pasubio ai combattimenti di Zaritcianka e mantenne poi il dominio del cielo durante la battaglia di Petrikovka. In questo primo periodo gli italiani non erano in molti, ma fra i più moderni ed efficienti. Paolo Possenti possenti@ragionpolitica.it |
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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