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6 marzo 2008
 
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Battaglia di Natale

di Paolo Possenti - 26 settembre 2003

Già all'inizio di Dicembre fu chiara l'intenzione sovietica di passare ad un grande contrattacco approfittando di favorevoli condizioni invernali del 25 Dicembre.

L'urto delle fanterie sovietiche, appoggiate da carri armati, si scatenò alle 6,40, dopo 10 minuti di preparazione di artiglieria e mortai, sull'estrema sinistra del fronte della Celere, presidiata dalla 63a legione Tagliamento e, successivamente, sul centro e sulla destra tenuti dal 3° bersaglieri.

Era il giorno di Natale e l'avversario profittava della festività per incidere più facilmente sull'animo dei soldati italiani.

Contemporaneamente, a scopo dimostrativo-impegnativo, due squadroni di cavalleria ed una compagnia di fanteria attaccavano il caposaldo avanzato di Vessieli, sul fronte della Torino. L'immediata reazione del presidio, il preciso fuoco di sbarramento dell'artiglieria ed il contrattacco di una compagnia, partito da Junyi Kommunar, valsero a frenare fin da principio la spinta dell'avversario che fu poi costretto a ripiegare.

Frattanto nel settore della Celere la lotta si faceva furibonda.

Superate le difese esterne, il nemico dilagava irrefrenabile nell'interno delle posizioni dove alcuni presidi, completamente aggirati, resistevano sino al totale annientamento.

Frazionato in scontri di piccoli reparti, il combattimento si protraeva fino a sera in duelli che si concludevano all'arma bianca. Due battaglioni russi attaccavano Novo Orlovka, difesa da una compagnia rinforzata della 63a legione Tagliamento, che doveva cedere dopo una strenua ed eroica resistenza e dopo che erano caduti o feriti tutti gli ufficiali.

Occupata Novo Orlovka, l'avversario si dirigeva su Krestovka il cui presidio (Comando 63a legione con una compagnia del suo LXIII battaglione ed una batteria a cavallo), per non essere totalmente distrutto, ripiegava combattendo su Malo Orlovka, località che i russi consideravano come la "prima tappa decisiva" della loro offensiva di Natale. Qui pertanto essi si impegnavano in combattimento con particolare violenza, ma non riuscivano ad avere ragione dei valorosi difensori, anche per il concorso dei contigui reparti della Torino.

In questa battaglia del Natale 1941, le unità italiane che presidiavano la linea di resistenza erano scarse, al disotto degli organici e diluite in villaggi largamente intervallati. Gli artiglieri erano in linea con i fanti, mancava ogni ostacolo passivo, gli apprestamenti difensivi erano ancora incompleti, la temperatura assiderante, la nebbia spessa e impenetrabile.

Non è perciò infondato affermare che essa fu vinta principalmente dalla tenace fermezza e dalla bravura dei nostri soldati. Tutti indistintamente lottarono con coraggio e impeto: fanti, bersaglieri, militi, artiglieri, genieri. Alla deficienza numerica dei reparti, essi seppero sopperire con le più alte doti morali e di perizia militare.

Quanto all'avversario, egli aveva predisposto l'operazione con una schiacciante superiorità di forze per far massa in un delicato punto di giunzione del fronte opposto. Nella condotta dell'offensiva, egli dimostrò sensibilità tattica e competenza professionale e fu sostenuto nello sviluppo dell'azione dall'impegno e dalla decisione con cui iperarono unità e uomini in sottordine.

E' verosimile che gli obiettivi che i sovietici si erano preposti di raggiungere in questa battaglia non si limitassero al campo tattico, ma si estendessero più in profondità.

Lo dimostrarono la cura con la quale la battaglia stessa fu preparata, le ingenti forze che vi furono impegnate, la presenza di una grande massa di cavalleria destinata allo sfruttamento del successo e la stessa scelta della direzione di attacco verso Stalino.

La battaglia di Natale, in sintesi, si concluse positivamente per le unità italiane.

Infatti, da un attacco russo in forze, certamente pianificato per il raggiungimento di obiettivi superiori a quelli tattici, i reparti del CSIR dimostrarono una forte capacità di resistenza nel fronteggiare con ferma tenacia la straripante massa dei sovietici attaccanti e seppero poi approfittare dell'arresto imposto alle unità nemiche per migliorare le proprie posizioni, portando più avanti il fronte della Celere ed assicurando alla Torino, con l'occupazione di Ploskij, un importante altro elemento avanzato. Furono questi importanti successi a spingere i tedeschi a chiedere un impegno militare maggiore all'Italia, che disponeva in realtà di notevoli forze armate inutilizzate nel territorio italiano.

Paolo Possenti

possenti@ragionpolitica.it

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