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La formazione dell'Armir

di Paolo Possenti - 26 settembre 2003

Furono paradossalmente i successi delle forze navali inglesi nel Mediterraneo a mutare le strategie italo-tedesche nell'ambito dello schieramento bellico generale.

Si era visto chiaramente che il numero delle FFAA italiane appiedate nel deserto libico-egiziano era stato più un tragico svantaggio che fattore di forza per gli italiani. Il soldato appiedato nel deserto senza trasporti senza benzina e senza acqua, era solo un soldato morto o comunque disperato, non in grado di resistere più di qualche giorno. La mancanza di mezzi corazzati, di supporto aereo e la tragica continua lotta per trasportare benzina dal Continente o dalla Sicilia era divenuta un'ossessione.

Lo stesso Hitler in tale situazione cominciò a delineare una nuova strategia nell'immenso spazio eurasiatico dell'URSS, quello di avanzare a Sud attraverso la fertile Ucraina per giungere ai grandi giacimenti petroliferi del Caspio e attraversato il Caucaso piombare in Medio Oriente dove proprio fra gli arabi iracheni e palestinesi i tedeschi godevano di ampie simpatie per la loro politica antiebraica. Attraversare il Volga e passare il Caucaso non sembrava più un'impresa impossibile, anche perché la grande retrovia dell'operazione sarebbe stata il Mar Nero ed una Turchia di forti simpatie germaniche (e lo sarà fino alla fine).

Il paradosso della situazione per l'esercito italiano era che a parte le divisioni carristi e paracadutisti pronte ad essere impiegate in Nord Africa, le migliori divisioni italiane rimanevano inutilizzate in Italia o nella guerra partigiana balcanica. In modo particolare il Corpo d'Armata alpino che perfino i tedeschi ci avevano sempre invidiato sembrava l'armata italiana più idonea ad essere impiegata in questa grande strategia.

Val la pena di sottolineare che fin dall'inizio nei colloqui italo-tedeschi relativi alla formazione dell'Armata italiana - che avrebbe dovuto inglobare il vecchio CSIR come Corpo di Armata - veniva concordato in maniera chiara ed inequivocabile che le divisioni italiane dovevano essere impiegate a Sud del grande spiegamento tedesco (che comprendeva in quest'area anche armate romene ed ungheresi) per destinare i nostri alpini ad operare nel Caucaso, in zone monane impervie dove anche gli Alpenjaeger tedeschi avevano avuto notevoli problemi ad avanzare e dove oltre la simbolica conquista montana dell'Elbruz, si erano fermati in attesa di rinforzi.

Le nuove divisioni italiane giunte in Russia ebbero subito gli stessi problemi del CSIR specie per quanto concerneva il trasferimento verso il lontanissimo fronte ed il concentramento in un'area ancora più priva di abitanti della stessa Ucraina.

Tra la fine di luglio ed i primi di settembre del 1942 una sgradevole notizia si liffondeva però fra i comandi delle divisioni italiane.

L'Armir non sarebbe stata più destinata alla zona del Caucaso, ma su un ampia ansa del Don lunga quasi 300 Km. (che poi saranno ridotti a 270) per prendere il posto, in un luogo strategico chiave dell'intero fronte, delle divisioni tedesche in gran parte corazzate. Solo una divisione corazzata di queste truppe sarbbe rimasta data la ben nota assoluta mancanza di carri armati delle divisioni italiane.

Stavolta non si poteva però accusare di imprevidenza lo Stato Maggiore italiano specie per quanto riguardava l'impiego del nerbo dell'Armata e cioè le divisione alpine da sempre abituate a muoversi in luoghi impervi privi di strade, con le loro salmerie ed armi someggiate a dorso dei loro leggendari muli. Infatti a causa del cattivo andamento della battaglia di Stalingrado la situazione stava mutando rapidamente.

Nel suo complesso l'Armir era un esercito italiano composto con alcune delle migliori divisioni disponibili e con un equipaggiamento forse sufficente per operare in zone montane, ma assolutamente insufficente sotto ogni aspetto per operare nelle vaste pianure russe fra il Dnester ed il Don. In particolare la assoluta mancanza di carri armati e di pezzi anticarro adeguati ai nuovi mezzi corazzati sovietici aggravava ulteriormente quelle che erano già state le insufficenze del CSIR.

Inoltre mentre l'aviazione russa si era molto rafforzata per numero e qualità degli aerei, i pochi velivoli italiani erano rimasti quelli del CSIR ed i tedeschi ebbero subito (a partire dall'estate del '42) una sempre maggiore carenza di mezzi proprio nei settori dove erano stati più forti, il settore mezzi corazzati ed il settore aereo. In altre parole (a parte una limitata divisione corazzata) i tedeschi lasciarono gli italiani a sbrigarsela da soli (né in quella situazione strategica potevano fare diversamente) contando sulle capacità militari specie del Corpo Alpino, che con l'avvicinarsi dell'inversno avrebbe potuto divenire prezioso per coprire le loro operazioni su Stalingrado. Le operazioni si svolsero proprio in questo modo, ma il prezzo pagato dagli italiani fu tremendo.

Paolo Possenti

possenti@ragionpolitica.it

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