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Lo schieramento sul Don

di Paolo Possenti - 26 settembre 2003

Le intenzioni del Comando del Gruppo di Armate "B" circa l'impiego sul Don dell'8a Armata, con il compito principale di costituire un fianco difensivo ai tedeschi impegnati a rinforzare le loro offensive verso il Volga, erano state esposte fino dal 25 luglio al Generale Gariboldi. Egli non se ne era entusiasmato, anche se gli veniva offerto l'allettamento di inserire nell'Armata Grandi Unità tedesche, mentre gli sarebbe stato levato uno dei tre Corpi d'Armata italiani, quello Alpino, destinato non più a svolgere un'importante compito nella zona caucasica, ma di coprire all'estremo nord sul Don l'intero schieramento italiano e tedesco operante fino al Volga.

I percorsi compiuti dalle Grandi Unità e da tutti i reparti provenienti dai settori tenuti dal CSIR durante la campagna invernale, o dalla zona del Mius-Krasnyj Luch, dove si erano svolte le più recenti operazioni, od ancora dalle zone di radunata del II Corpo d'Armata e delle nuove forze dell'8a Armata, si erano andati sempre più avvicinando a Voroscilovgrad, fino a riunirsi nell'unico breve tratto di afflusso ai ponti di Luganskaja e del deflusso da essi.

Tornavano a divergere ad est del Donez, dirigendosi su Bielovodsk per il Corpo d'Armata (Divisioni Ravenna e Torino), e su Millerovo per il XXXV-CSIR (Divisioni Sforzesca e Pasubio), mentre la 3a Celere, vera avanguardia dell'intera Armata, aveva briciato le tappe e già stava combattendo sul Don, nell'ansa di Sefaimovic.

Una crisi del rifornimento dei carburanti fece ritardare tutti i movimenti e soltanto il 4 agosto i grossi dei due Corpi d'Armata erano attestati alla ferrovia Rossosc-Millerovo, mentre il XXIX Corpo d'Armata tedesco, già schierato sulla sponda destra del Don, attendeva le Grandi Unità italiane per inserirle sul fronte e per trasferire gradualmente ai sopraggiunti Corpi d'Armata italiani la responsabilità operativa dei settori laterali, conservando quella del settore centrale, a sua volta inserendosi nella costituzione dell'8a Armata.

Per avere un'idea della densità media dello schieramento del XXIX Corpo d'Armata sul Don, basta considerare che esso doveva controllare un settore ampio 270 chilometri con tre sole Divisioni (anche se ternarie).

La fase di movimento, conosciuta sotto il nome riassuntivo di "marcia al Don" si stava sviluppando quale complessa operazione strategica. Nello svolgimento di essa nessun momento si presentò come atto puramente logistico, pur se le operazioni tattiche erano state limitate fino a quel momento alla partecipazione del solo XXXV Corpo d'Armata - CSIR, considerevolmente rinforzato, alla presa del bacino minerario del Mius -Krasnyj Luch.

L'attraversamento di territori di recentissima occupazione, che comportava la rimozione di interruzioni ed ostacoli attivi e passivi, la saltuaria azione di partigiani e dell'aviazione avversaria incominciava a creare problemi tattici.

Fin dal 27 luglio, il Comando dell'8a Armata orientava le Grandi Unità da esso direttamente dipendenti ed i Comandi d''rma sullo schieramento che sarebbe stato assunto sulla linea del Don:

  • a nord il Corpo d'Armata, che avrebbe compreso alla sua ala sinistra la 336a Divisione di fanteria tedesca, oltre la Ravenna e la Torino;
  • al centro il XXIX Corpo d'Armata tedesco, che avrebbe conservato le sue Divisioni 62a e 294a, ricevendo la Divisione italiana Cosseria;
  • a sud il XXXV Corpo d'Armata-CSIR, con le Divisioni Pasubio e Sforzesca;
  • in riserva d'Armata una quarta Divisione tedesca e la 3a Celere (quando avesse terminato il ciclo di operazioni che era stata destinata a svolgere presso la 6a Armata tedesca) (Documento n.65).

L'Armata sarebbe risultata inquadrata:

  • a sinistra: dalla 2a Armata ungherese;
  • a destra: dalla 6a Armata tedesca.

L'avversario, secondo le informazioni raccolte alla stessa data del 27 luglio, avrebbe fronteggiato l'8a Armata con la propria 63a Armata.

Il 29 luglio il Comando del Gruppo Armate "B" revocava la disponibilità della quarta Divisione di fanteria tedesca destinata in riserva, confermando la temporanea assegnazione della 3a Divisione Celere alla 6a Armata tedesca.

Il Comando d'Armata ne dava partecipazione ai Corpi d'Armata fornendo loro nuove notizie sulla situazione generale (terreno e nemico), nella quale si sarebbero trovati al più presto (Documento n.66) ed il 31 luglio, "per permettere alle truppe marce meno faticose e giungere in linea in migliori condizioni", invitava i Comandi dipendenti a regolare il movimento "in modo da non addivenire alla sostituzione delle truppe in linea del XXIX Corpo d'Armata tedesco prima del giorno 8 agosto".

Il 2 agosto, il Comando dell'8a Armata emanava i propri ordini per la sostituzione del XXIX Corpo d'Armata germanico sulla linea del Don, l'inserimento su di essa delle Divisioni italiane ad opera di quel Comando, destinato poi a far parte dell'Armata stessa.

In sostituzione della Divisione tedesca sottratta alla riserva, il Comando d'Armata ne abbozzava un rimpiazzo levando al II Corpo d'Armata il raggruppamento cc.nn. 23 Marzo e togliendo alla specifica funzione controcarro il 201° reggimento artiglieria motirizzato, che era stato particolarmente armato ed addestrato per svolgere proprio quell'azione di fuoco.

Contemporaneamente, lo stesso Comando d'Armata portava a conoscenza delle Grandi Unità dipendenti i criteri ai quali il Comando del Gruppo di Armate "B" intendeva che venisse informata la difesa del Don. Venivano considerati alcuni punti fondamentali (Documento n.68);

  • la lunga durata della sosta, destinata a comprendere anche il cambio di stagione;
  • l'ampiezza delle fronti assegnate in rapporto alle forze della difesa e, di conseguenza,
  • la discontinuità delle opere campali,
  • la scarsezza delle forze,
  • la proiezione in avanti di tutte le unità, tale da determinare rigidità nella condotta della difesa,
  • l'esclusivone della difesa manovrata.

In esecuzione degli ordini del Comando d'Armata, il 2 agosto il Comando del XXIX Corpo d'Armata emanava disposizione per la sostituzione dei reparti in linea.

Già il 3 agosto, gli orientamenti germanici subivano una nuova variante, con il preannunciato ritiro dalla linea della 62a Divisione tedesca, sostituita sul Don dalla italiana Cosseria.

Il 4 agosto, il XXIX Corpo diramava il nuovo Ordine di Operazione n.61, aggiungendo disposizione a quelle impartite il 2 agosto.

Il 7 agosto, il Comando del XXXV Corpo d'Armata-CSIR, pur non diramando ancora un vero e proprio Ordine di Operazione, forniva orientamenti alle unità poste alle sue dipendenze, non solamente sui rispettivi settori e sulla ripartizione delle forze, ma anche sulla situazione in atto al limite di settore con il XVII Corpo d'Armata tedesco, dalla quale sarebbero derivate assai presto importanti conseguenze (Documento n.69).

Fino dall'8 agosto, il Comando del XXIX Corpo aveva segnalato l'importanza che la q.220 dell'ansa di Verhnji Mamon rivestiva, tanto per l'una quanto per l'altra parte, e sul conseguente periocolo che i sovietici, ai quali era stata appena tolta, ne tentassero la riconquista. Lo stesso Comando germanico offriva, come fu accettato, di lasciare per qualche tempo un battaglione di fanteria rinforzato della 294a Divisione a disposizione della Divisione Ravenna, destinata a subentrare in quel settore, affinché le forze italiane avessero il tempo di prendere buona conoscenza delle nuove posizioni e di completarne i lavori difensivi.

Il 10 agosto tutta l'organizzazione subiva una terza variante: veniva sottratta la 336a Divisione tedesca, chiamata ad operare altrove; la 62a Divisione sarebbe rimasta al XXIX Corpo, la 294a sarebbe passata al II Corpo italiano.

Pertanto, in quel medesimo giorno, il Generale von Obstfelder, Comandante del XXIX Corpo d'Armata, emanava l'Ordine di Operazione n.62 per far adottare il nuovo schieramento.

Secondo le intenzioni manifestate in quel momento dai Comandi germanici, sarebbe stato possibile all'Armata italiana fare assegamento sulla presenza nelle proprie retrovie della 22a Divisione corazzata, destinata ad esservi dilocata, però a disposizione del Comando del Gruppo di Armate "B".

In realtà, quella Divisione stazionò nel settore del II Corpo d'Armata nella valle del Boguciar soltanto per pochi giorni dell'autunno avanzato, tra la Ia e la 2a battaglia difensiva del Don, subito richiamata a cooperare al tentativo di tamponare la falla determinatasi il 19 novembre, ad opera dei sovietici, nelle retrovie della 6a Armata tedesca.

Era fondamentale concetto operativo quello di sviluppare una rigida difesa sulla riva del fiume, anziché sulle alture dominanti. Per la prima volta per le unità italiane veniva contemplata la costituzione di "gruppi d'intervento", come riserve mobili, tratti dalle unità di retrovia.

Lo schieramento fu attuato tra il 10 e il 15 agosto, perché il cambio del settore affidato alla Cosseria dal setto re di Stogovkoj - Abrossimova alla zona di Novaja Kalitva-Zapkovo-Dubovikof comportò, per questa Divisione, un supplemento di tre giornate di marcia.

Tutta l'operazione della marcia dal bacino del Donez alle sponde del Don si svolse in modo tale da meritare l'elogio del Maresciallo List, Comandate del Gruppo di Armate "A", che aveva sovrainteso alla magior parte dell'operazione stessa. Va ben ricordato che anche in seguito durante la Grande battaglia del Don gli elogi specie degli ufficiali superiori tedeschi furono sempre altissimi.

Il 13 agosto, terminato tutto il complesso movimento, il Generale Italo Gariboldi assumeva la responsabilità operativa dell'intero settore dell'8a Armata, da Pavlovsk (Kolkoz Bugilovka) alla foce del Choper nel Don.

Il 15 agosto il Comando del II Corpo d'Armata diramava il proprio ordine per la difesa del settore assegnatoglie, assumendone la responsabilità operativa dalle ore 8 del seguente giorno 16, completava lo schieramento sul Don dell'8a Armata italiana.

Dal concetto d'azione al quale sarebbe stata improntata la difesa emerge come questa fosse prevista sulle alture che fiancheggiano il fiume, anziché al margine del corso d'acqua, e come fosse preoccupazione dei Comandi italiani la costituzione di riserve mobili, allo scopo di fronteggiare improvvise necessità.

Paolo Possenti

possenti@ragionpolitica.it

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