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numero 280
6 marzo 2008
 
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La prima controffensiva russa sul Don

di Paolo Possenti - 26 settembre 2003

Gli italiani si erano appena attestati sulle nuove posizioni nell'ansa del Don che il contrattacco russo partiva violentissimo ed in forze coinvolgendo settore dopo settore l'intero schieramento italiano. La situazione si era dimostrata subito gravissima e solo dopo giorni di aspri combattimenti grazie soprattutto all'arrivo in extremis della divisione Tridentina a prezzo di molti caduti, i sovietici venivano respinti. Ma a metà settembre i combattimenti riprendevano specie contro le divisioni Ravenna e Sforzesca, senza che il XVII Corpo d'Armata tedesco potesse intervenire compe promesso e stabilito. Ormai infatti l'intero sforza teutonico era spostato verso Stalingrado ed era obbiettivamente difficile chiedere aiuti all'alleato specie delle prezione unità corazzate.

Cominciavano allora grandi lavori di fortificazione da parte italiana che durarono fino all'inizio di dicembre in previsione del temuto attacco sovietico - dato l'aggravarsi della situazione tedesca a Stalingrado. L'attacco sovietico benché previsto proprio nell'ansa del Don tenuta dagli italiani e da alcune divisioni tedesche (l'Armata rumena si trovava più a Sud ed almeno in parte coperta dalle retrovie tedesche di Stalingrado) era considerato dagli stati maggiori più come possibile manovra di alleggerimento della pressione tedesca volta a disimpegnare la VI armata di Paulus orami interamente circondata.

Ma nessuno o quasi avrebbe pensato in quel periodo fra settembre ed ottobre che proprio sull'ANSA del Don tenuta dalle divisioni italiane si sarebbe scatenato l'inferno.

La "battaglia del Volga" (19 novembre) aveva inizio sul terreno dell'ansa di Serafimovic, difesa dalla 3a Armata romena.

Profilatasi la rottura di quel fronte, il Comando del Gruppo di Armate "B", per evitare l'isolamento delle forze di Stalingrado, decideva di spostare in quel settore le Divisioni tedesche inquadrate nell'8a Armata: la 294a, in seconda schiera, all'ala sinistra, dietro il Corpo d'Armata Alpino nella zona di Rossosc; la 22a corazzata, forte di circa 200 mezzi corazzati, dislocata alle spalle dei Corpi d'Armata XXXV italiano e XXIX tedesco; e perfino la 62a, schierata sul Don tra le Divisioni italiane Pasubio e Sforzesca, tra Satubjanski e l'ansa di Vescensakaja. Quest'ultima Divisione sarebbe stata sostituita dalla 3a Celere, che doveva subito interrompere le operazioni di riordinamento, appena iniziate nella valle del Boguciar. La Divisione, inoltre, costituita da due reggimenti bersaglieri non a completo organico, e con gli uomini nelle condizioni fisiche già descritte, rilevando il fronte occupato dai tre reggimenti di fanteria della 62a Divisione, veniva a trovarsi in condizioni sensibilmente più difficili di quelle della Grande Unità tedesca sostituita.

L'8a Armata, pertanto, veniva ad essere privata delle Divisioni di seconda schiera, le uniche forze che conferivano un minimo di profondità al suo schieramento sul vastissimo fronte di 270 chilometri.

Il contributo dato dall'8a Armata alle Grandi Unità tedesche impegnate nella "battaglia del Volga" non fu solo indiretto per l'allontanamento delle tre Divisioni germaniche, ma fu anche diretta partecipazione di unità italiane.

Nella giornata del 22 novembre, reparti del 2° reggimento complementi assumevano la difesa di Karginskaja, a sbarramento della rotabile proveniente da Bokovskaja (sud-est).

Nella sera stessa, una compagnia del II/54° (Sforzesca) rinforzata da armi controcarro, si schierava presso Ciukarin per sbarrare, fronte a sud, la valle della Tciornaja.

Nella giornata del 23, un gruppo d'intervento della Sforzesca, al comando del Generale Vaccaro (Comando e 6a compagnia del II/54°, due compagnie del CIV battaglione mitraglieri di Corpo d'Armata, due compagnie cannoni controcarro da 47/32, due batterie da 75/32 del I/201°), veniva autotrasportato per schierarsi sulla destra della 9a Divisione romena, che aveva dovuto ripiegare sulla destra del Tcir, dalla confluenza della Tciornaja a Bokovskaja.

Il 24 novembre, il gruppo d'intervento Sforzesca (Vaccaro) era raggiunto da altro analogo (Rossi) inviato dalla Divisione Celere (I) a protezione del fianco destro dell'8a Armata. In quella mattina il gruppo Sforzesca contrastava una colonna sovietica diretta da Otbeleize a Verhnij Gruskij.

Nella notte sul 25 il nemico attaccava anche la 7a Divisione romena (sulla destra della Sforzesca) e, mentre l'artiglieria italiana cooperava con il suo fuoco, forze del 54° fanteria erano spostate a protezione dell'ala destra divisionale.

Nella giornata del 25 l'artiglieria del gruppo Vaccaro appoggiava un contrattacco della sopraggiunta 62a Divisione tedesca, fortemente ostacolato dall'ostinata resistenza nemica.

Il 28 novembre le forze italiane rientravano alle posizioni precedentemente occupate.

Nella seconda metà di novembre, come si è già detto, lo schieramento sovietico assumeva un aspetto, di giorno in giorno, sempre meno difensivo. La presenza di unità corazzate, tanto nelle retrovie del settore di Boguciar, quanto di quello di Pavlovsk, avrebbe potuto lasciare in dubbio su quale dei due tratti di fronte si sarebbe manifestata l'offensiva.

Il Comando dell8a Armata poté rafforzare il II Corpo d'Armata soltanto con l'assegnazione del comando del 201° reggimento artiglieria motorizzato (che funzionò come comando di raggruppamento) e del suo III gruppo cannoni da 75/32 (assegnadoli entrambi alla Divisione Cosseria). Vi destinò, inoltre, la 101a compagnia genio-traghettatori, tenuta momentaneamente in secondo scaglione nelle retrovie della Ravenna.

Il Comando tedesco che doveva provvedere al rafforzamento del Gruppo di Armate Don, di recente costituzione, per ricostituire la continuità della linea tra il Don e Stalingrado, era in gravi difficoltà di effettivi, e soltanto quando fu evidente il pericolo proveniente dalla direttrice operativa del Boguciar, decise di avviare nella zona qualche riserva.

Il 9 dicembre veniva inserito nel fronte della Divisione Cosseria il 318° reggimento granatieri tedesco (2), reparto d'istruzione, di non grande efficienza, che sostituiva il III/90°, al limite destro del settore, a contatto con la Ravenna, nellazona di Deresovka.

Tra il 9 e il 10 giungeva nel settore del II Corpo d'Armata la 27a Divisione corazzata tedesca, con riserva d'impiego da parte del Comando di Gruppo d'Armate. Si dislocava nella zona di Kusmenkof-Zapkovo-Krasni, dietro la linea di contatto tra Cosseria e Ravenna. Ma la forza dell'intera Divisione non superava quella di un battaglione corazzato per di più costituito da mezzi non omogenei. Inoltre furono inviate al II Corpo tre compagnie tedesche di cannoni controcarro, con un totale di 22 pezzi e furono schierate nel settore della Divisione Ravenna.

In quegli stessi giorni era annunciato il movimento verso il settore del II Corpo, il più minacciato, della 385a Divisione tedesca, spostata dal fronte di Voronez. Questa sarebbe stata scaricata dai treni alla stazione ferroviaria di Mitrofanovka, nelle retrovie della Cosseria, restando alle dipendenze d'impiego dell'8a Armata. La modesta potenzialità della stazione ferroviaria di destinazione avrebbe fatto scaglionare nel tempo gli arrivi di quella Grande Unità. Non era previsto, almeno per il momento, l'arrivo di altre consistenti unità tedesche per raffittire ed approfondire lo schieramento italiano minacciato dalla massa sovietica che aumentava di forze giorno per giorno. A tale massa di forze avrebbe dovuto essere opposta una resistenza rigida, la quale, anche quando fosse stata spezzata, avrebbe dovuto rimanere operante nei tronconi superstiti, per contenere quanto più a lungo possibile la penetrazione nemica. Né esisteva possibilità di difesa su posizione arretrate, perché la seconda posizione non avrebbe potuto essere preparata e non erano mai esistite le forze per imbastire su di essa almeno un primo presidio difensivo.

Paolo Possenti

possenti@ragionpolitica.it

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