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Cancun, la battaglia dei noglobal contro i poveridi Carlo Stagnaro - 26 settembre 2003 Cosa ci sia da festeggiare, resta un mistero. Eppure, i noglobal ammassati per le strade di Cancun (Messico) hanno brindato quando, domenica 14 settembre 2003, alle ore 17.45, Supachai Panitchpakdi, direttore generale della World Trade Organization (WTO), e Luis Ernesto Derbez, ministro degli esteri messicano, hanno ufficialmente sancito il fallimento del vertice iniziato quattro giorni prima. "I negoziati si sono rotti perché l'UE si è rifiutata di riformare i sussidi all'agricoltura e ha tentato di affrontare nuove questioni non connesse al commercio, allo scopo di ritardare ed evitare la discussione sui temi dell'agricoltura", ha commentato Julian Morris dell'International Policy Network. A ben vedere, è bizzarro che gli auto-proclamatisi "paladini dei poveri" abbiano salutato con gioia quella che, a tutti gli effetti, è stata una sonora sconfitta per i paesi in via di sviluppo. Capitanati dal Brasile, 33 di essi avevano gettato sul piatto la propria richiesta: che il mondo ricco abbattesse la muraglia protezionistica di cui s'è circondato. E' un'autentica ode al capitalismo, insomma, quella che i diseredati della Terra hanno sollevato nella località messicana. Coerentemente, gli attivisti anti-globalizzazione - che amano gli affamati meno di quanto odino il mercato - si sono trovati schierati fianco a fianco dell'Unione Europea nel tentativo di arginare la globalizzazione. E' ugualmente ironico che i rigurgiti protezionisti, che talvolta si spingono a invocare apertamente nuovi dazi, si nascondano spesso dietro la richiesta di nuove regole volte a tutelare "la salute e l'ambiente". L'ipertrofia delle regolamentazioni non fa altro che alzare artificialmente i costi di produzione. Da tale aumento sono maggiormente colpiti i produttori del Terzo Mondo - che possono contare su manodopera a basso prezzo, ma non hanno grandi disponibilità di capitali. I pochi fortunati che sono in grado di conformarsi alle norme, sono poi gravati da dazi che possono raggiungere il 240%. Se questo non bastasse, l'UE sussidia pesantemente i produttori europei, consentendo loro di operare in un mercato protetto due volte. A rimetterci sono, naturalmente e in primo luogo, i consumatori europei. Ma non è finita: la combinazione di dazi e sussidi induce una sovrapproduzione di generi agricoli. Se essi fossero immessi sul mercato, i prezzi crollerebbero. Cosa fa, allora, l'UE? Semplicemente, acquista i surplus (con denaro sottratto ai contribuenti) per ritirarli dalla circolazione. L'ultima fregatura consiste in questo: Bruxelles rivende le eccedenze nel Terzo Mondo a prezzi stracciati, facendo concorrenza sleale ai produttori di quei paesi. La scienza economica ha dimostrato, fin dai propri albori, l'inefficienza dei provvedimenti protezionistici, che danneggiano i consumatori oltre a determinare un generale indebolimento dell'economia. Come ha affermato il ministro della Difesa Antonio Martino, "Il protezionismo è il metodo più sicuro per rendere inefficienti le industrie ‘protette', per ridurre la competitività complessiva del Paese, per ridistribuire reddito da tutti i consumatori e dai produttori non ‘protetti' ai produttori ‘protetti'; per abbassare il tasso di sviluppo, oltre che per accrescere la conflittualità internazionale. Produce benefici limitati ed effimeri, con danni diffusi e permanenti, ma è anche l'ultimo rifugio degli opportunisti economici e politici". Proprio Martino ha recentemente movimentato il dibattito politico italiano, aderendo a un manifesto anti-protezionista lanciato dall'Istituto Bruno Leoni, in collaborazione col CNE e col comitato Globalia. Tra gli altri firmatari, il presidente di Assobiotech Sergio Dompé, la bioeticista Cinzia Caporale, il chimico Gianni Fochi, il presidente dell'Associazione Italia-Cina Cesare Romiti, Renato Angelo Ricci (presidente dell'associazione Galileo 2001), e il genetista Francesco Sala, oltre a giornalisti noti quali Alessandro Cecchi Paone, Vittorio Feltri, Antonio Polito. "Come intellettuali, come imprenditori, come politici, ma soprattutto come persone, diciamo ‘no' a una politica che mette a rischio la vita dei nostri simili, oltre a proibire ai consumatori italiani di beneficiare di buoni prodotti a basso prezzo - recita il testo dell'appello - Il libero scambio è la premessa della pace: il Novecento ha dimostrato cosa succeda quando gli si antepongono questo o quell'egoismo nazionale. Il nostro auspicio è che la storia non sia destinata a ripetersi". I poveri del mondo hanno una sola possibilità di sottrarsi alla miseria: abbracciare il mercato e godere dei benefici della specializzazione del lavoro. E' imbarazzante che siano proprio i paesi ricchi a impedirlo, col beneplacito dei noglobal.
Carlo Stagnaro è direttore del dipartimento "Ecologia di mercato" dell'Istituto Bruno Leoni |
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Ragionpolitica, periodico on line n.24 del 26/9/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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