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Doris Lessing Le prigioni che abbiamo dentrorecensione di Mariacristina Nasi - 3 ottobre 2003 Doris Lessing è autrice che si cimenta con ogni genere letterario. La sua vasta produzione copre infatti il romanzo, il racconto, l'autobiografia, il dramma teatrale, la poesia, il saggio, il reportage di viaggio, rivelando la grande capacità di questa autrice, nata in Iran, vissuta in Africa, ora residente in Inghilterra, di rimettersi sempre in discussione e non considerarsi mai arrivata, nonostante i suoi ottantatre anni. Nella sua opera traspaiono la conoscenza puntuale della storia del XX secolo e la riflessione sull'umanità. In questo volume, che raccoglie una serie di cinque lezioni radiofoniche che la Lessing tenne presso l'ente radiotelevisivo canadese (CBC) nel 1985, ella si prefigge di mostrare come "noi (la razza umana) possediamo un bel po' di informazioni su noi stessi, ma [...] non ne facciamo uso per migliorare le nostre istituzioni e dunque le nostre vite." Il titolo del libro è quanto mai rivelatore del concetto chiave che anima le lezioni, di cui la traduzione italiana restituisce solo in parte il senso: il titolo "Le prigioni che abbiamo dentro" trascura infatti la componente di volontarietà ("we choose", cioè "noi scegliamo") che l'originale "Prisons We Choose to Live Inside" evidenzia. La Lessing vuole infatti sostenere come l'uomo, pur disponendo di strumenti e di conoscenze che gli permetterebbero di apprendere dal passato e dalla storia, non li sfrutta appieno. Il volume è articolato in cinque sezioni, pari al numero di lezioni tenute dall'autrice. La prima, "In futuro, quando penseranno a noi", serve da introduzione per illustrare come l'uomo agisca in base ad una serie di comportamenti codificati da cui difficilmente riesce a staccarsi. La seconda parte, "I salvi e i dannati", descrive la modalità secondo cui l'uomo tende a ragionare per scompartimenti, ritenendo depositario della verità se stesso o il gruppo a cui appartiene a danno degli altri, visti come "nemici, cattivi". Le affermazioni contenute nel libro sono sostenute da riferimenti precisi a fatti storici, che con estrema facilità la Lessing inserisce nel testo. I rimandi si distendono nello spazio e nel tempo e coprono l'intera storia dell'uomo, quella contemporanea (si citano la Russia di Stalin o la Germania di Hitler, i regimi della Rhodesia e della Somalia, l'Afganistan) fino a retrocedere all'Egitto dei faraoni. Alle volte traspare una nota di amarezza di fronte all'incapacità dell'uomo di imparare dagli errori commessi. La Lessing analizza la mentalità di gruppo, illustra i dinamismi che spingono l'uomo a sacrificare la sua individualità per trovare rifugio nel gruppo, che, secondo l'autrice, è per l'uomo "conforto e [...] nemico". La Lessing però, non permette allo sconforto di prevalere, anzi, pur non tacendo la verità, ella sottolinea come l'unico mezzo con cui l'uomo può reagire è confrontarsi con essa, non cedendo al sentimentalismo o al torpore intellettuale. In tal senso l'opera diventa un appello ad assumere la responsabilità che ciascuno di noi deve sentire nell' "insegnare a se stessi e agli altri", divenendo "lievito e fermento". Nella terza parte, "Se non cambiamo canale per vedere Dallas" la Lessing ribadisce la necessità per l'uomo di riappropriarsi di se stesso e degli strumenti di conoscenza che ha a disposizione, ma che lascia inutilizzati. Di fronte agli avvenimenti egli rimane spettatore, mentre dovrebbe divenire protagonista e valutare quei fatti alla luce delle ripercussioni che essi hanno sull'esistenza. Nella quarta sezione, "Mentalità di gruppo", si approfondiscono le conseguenze che il pensiero collettivo comporta in termini di cancellazione dell'individualità, della capacità di discernimento. Infine "Laboratori di cambiamento sociale", il capitolo più breve, ma quello che chiude l'opera, elenca ciò che l'uomo può fare per migliorare il suo stato. La Lessing è infatti convinta che "sarà sempre l'individuo, in prospettiva, a dare vero impulso alla società". Per questo ella si rivolge ai giovani, incitandoli a "mantenere viva la vostra interiorità, il vostro giudizio, i vostri pensieri". Di fronte all'ovvio, al prevedibile, alle scelte facili e vigliacche, ella sottolinea la necessità di resistere alla retorica, agli automatismi, alle pressioni, al "pensiero massificato", per dare valore all'individuo "che coltiva e difende le proprie idee, [...] il suo pensiero personale e il suo sviluppo". Ciò è reso possibile grazie alla letteratura e alla storia, in cui "l'umanità studia se stessa". L'invito finale è quello di "approfittare della nostra libertà", non dandola mai per scontata o acquisita, ed "esaminare le idee [...] per vedere come possano utilmente contribuire alla nostra vita e a quella della società in cui viviamo". A suo dire "gli adulti che si aggrappano a ogni tipo di illusione rassicurante e di idea consolatoria restano immaturi." E' fondamentale comportarsi in modo meno meccanico, usare le informazioni di cui disponiamo "per trasformare il mondo in cui viviamo" convincersi che porsi delle "domande su questioni importanti" è indispensabile, perché permette di mantenere un controllo su noi stessi e su quanto ci circonda, superando il rischio di cadere vittima del conformismo e dell'omologazione. La Lessing in questo ha dato l'esempio.
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Ragionpolitica, periodico on line n.25 del 3/10/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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