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Due diverse visioni della storia

di Piero Gheddo - 3 ottobre 2003

Mario Luzi, il maggior poeta italiano e cattolico vivente, sta pubblicando con Renzo Cassigoli il libro-intervista "Le nuove paure", di cui "Avvenire" (10 agosto) ha anticipato un capitolo, che parte dalla tragedia dell'11 settembre per allargare lo sguardo all'attuale scontro di civiltà e di popoli.

Il senso della poesia, specie nel nostro mondo così arido, è di dar voce ai sentimenti comuni dell'animo umano. Il quasi novantenne Mario Luzi (auguri!) questo compito lo svolge in modo esemplare: le sue raccolte di poesie continuano ad avere successo, specie l'indimenticabile (l'ho assaporato da giovane) "Il gusto della vita" (1960) e "Su fondamenti invisibili" (1971), dove teorizza che la storia non è solo opera dell'uomo: tutti gli avvenimenti sono logicamente collegati con un senso e un fine.

Nell'intervista segnalata (certamente il libro dice ben altro) Luzi esprime un sentimento abbastanza diffuso, più pessimista che ottimista, più autocolpevolizzante che autoassolvente riguardo alla storia dell'Occidente e ai rapporti fra mondo cristiano (di radici cristiane) e popoli altri. Con molta simpatia per il grande maestro, penso che la storia si possa leggere in modo diverso.

"Conosciamo le inique condizioni di esistenza - dice il poeta - in cui sono condannati miliardi di esseri umani, ma cerchiamo di non pensarci. Cerchiamo di ignorare che ognuno di noi è responsabile, qui e ora, di quella condizione disumana. E' ancora lontana la presa di coscienza che la nostra ricchezza è resa possibile dalla loro povertà. Non avremmo questo benessere senza privare di una vita decente quei popoli, costringendoli in una condizione miserevole...". E' un brano significativo di tutta l'intervista: l'Occidente è il colpevole delle situazioni attuali di fame, miseria, terrorismo, guerre, ecc.

Caro e grande Luzi, mi scusi, lei esprime un sentimento colpevolizzante molto diffuso in Italia: ma rendiamoci conto che non corrisponde alla realtà dei fatti. La poesia trasfigura la realtà, ma non può ignorarla. Non è l'Occidente che tiene i popoli nella miseria, sono le radici biblico-evangeliche che hanno portato l'Occidente ha inventare e realizzare per primo il mondo moderno (diritti dell'uomo e della donna, democrazia, libero mercato, scoperte scientifico-tecniche, benessere, ecc.). Ancor oggi gli altri popoli (non tutti) sono in "ritardo storico" nell'assumere la parte migliore del mondo moderno, adattandovi le loro religioni-culture-strutture sociali-mentalità. Quello che lei esprime con passione è il sentimento che si prende la rivincita contro il razionalismo del progresso, che ci ha dato tanto, ma alla resa dei conti non ci soddisfa e il sentimento prevale: il razionalismo, allontanando l'Occidente da Dio, ha creato una civiltà non vivibile nemmeno per noi, che però contiene in sè tutti i valori (spesso non realizzati) di un mondo migliore.

Gli studiosi di storia delle civiltà e i teologi della storia (Toynbee, Weber, Laloup-Nélis, Newman, Dawson, Daniélou, Teilhard de Chardin, ecc.) e anche Giorgio La Pira, nei suoi "Convegni annuali per la pace e la civiltà cristiana" a Firenze negli anni cinquanta, propongono un'altra visione che dà speranza. Ecco un brano di La Pira nelle sue "Lettere alle Claustrali" (1955, pagg. 272-273): "La storia tutta intera è preparata per accogliere il Signore... Ecco quindi individuata la tappa precisa verso cui cammina il tempo presente e il tempo futuro. Ecco il perchè ultimo di questo spettacolare, impreveduto e irresistibile processo di unificazione del mondo (la "globalizzazione" quarant'anni prima che si inventasse il termine! n.d.r.). Cristo che lo guida e lo Spirito Santo che lo provoca e lo alimenta non mirano ad altro: all'ingresso di tutte le nazioni nel mistero cristiano della grazia e della salvezza". E' pensabile, caro Luzi, che queste parole profetiche di La Pira vadano d'accordo con una visione radicalmente fallimentare della civiltà nata da radici ebraico-cristiane? So bene che lei pensa come La Pira, ma nel testo citato non risulta.

Piero Gheddo

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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