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numero 280
6 marzo 2008
 
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Ludwig von Mises
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A trent'anni dalla morte di Ludwig von Mises

Intervista a Lorenzo Infantino

di Carlo Stagnaro - 10 ottobre 2003

Ludwig Von MisesVenerdì 10 ottobre ricorre il trentesimo anniversario della morte di Ludwig von Mises. Geniale protagonista della vita culturale del Novecento, figlio orfano della felix Austria, egli seppe riprendere e sviluppare la lezione di Eugen von Böhm-Bawerk. Il soggettivismo (così è detto il filone di cui l'autore di Human Action fu il massimo interprete) attacca alla radice i presupposti dell'economia neoclassica, a partire dalla teoria del valore. In breve, secondo Mises non può esistere una nazione oggettiva di valore; il valore d'un bene (o d'un servizio) nasce dalle differenti aspettative (soggettive, appunto) di quanti prendono parte a uno scambio. Le conseguenze di tale premessa sono devastanti: da un lato viene rinnegato il tentativo di "matematizzare" l'economia; dall'altro la scienza economica si orienta non più verso la ricerca di situazione statiche (l'equilibrio), ma verso la comprensione d'un processo.

Grazie a queste intuizioni, Mises seppe prevedere - quando tutto il mondo puntava lo sguardo altrove - l'intrinseca debolezza del socialismo. In un sistema ove non sia possibile la proprietà privata dei mezzi di produzione, i prezzi non possono formarsi. Senza i prezzi, il calcolo economico è impossibile.

Ne abbiamo parlato con Lorenzo Infantino, professore ordinario di Metodologia delle scienze sociali alla Luiss "Guido Carli" di Roma, e traduttore e curatore di molte opere di Mises. E' per sua volontà, poi, che proprio il 10 ottobre 2003 si svolgerà, presso il suo ateneo, un convegno intitolato "L'eredità intellettuale di Ludwig von Mises", a cui interverranno numerosi intellettuali liberali.

D. Professore, chi era Ludwig von Mises?

R. Mises è uno dei più grandi pensatori del Novecento, figlio della Grande Vienna, esponente di terza generazione (dopo Carl Menger e Eugen von Böhm-Bawerk) della Scuola austriaca di economia. Con i suoi pionieristici studi sulla moneta e sul ciclo economico, Mises può addirittura essere considerato come il fondatore di una Nuova Scuola austriaca di economia. È stato il riconosciuto maestro di schiere di nuovi studiosi, fra cui spiccano i nomi di Friedrich A. von Hayek e di Fritz Machlup, a Vienna, e di Israel Kirzner e di Murray Rothbard, a New York.

D. Con L'azione umana, Mises mostra come la scienza economica (in realtà, egli parla della "prasseologia", la scienza dell'azione umana, di cui l'economia è una branca) non possa essere studiata per mezzo dell'empirismo. Come mai?

R. La questione viene da lontano. Gia Menger aveva affermato il primato del teorico nella costruzione della scienza. E lo aveva fatto in opposizione ai rappresentanti della Scuola storica tedesca dell'economia. Questi negavano la possibilità delle scienze sociali teoriche, a favore di un "empirismo romantico". Il loro obiettivo era squisitamente politico. Essi cioè intendevano liberarsi della scienza sociale per affermare il primato di una politica onnipervasiva. E hanno così gettato le basi di una cultura che sarà successivamente funzionale al nazismo. Menger prima e Mises dopo hanno perfettamente compreso quale fosse l'obiettivo dei rappresentanti di quella Scuola. E hanno fatto ricorso agli strumenti della cultura per impedire che la variabile politica potesse essere affermata come variabile indipendente. D'altronde, è banale sottolineare che gli stessi termini linguistici, con i quali ci esprimiamo, contengono già estesi elementi teorici. Non c'è mai un'osservazione della realtà che possa essere fatta senza presupposti di carattere teorico.

D. I prezzi, dice Mises, servono a veicolare informazioni. Qual è il nesso tra ignoranza e libertà?

R. È questo un tema che si può intravedere già in Menger. Mises ne è stato perfettamente consapevole. Hayek ha esaminato compiutamente la questione. Abbiamo bisogno della libertà, perché solo essa consente di fare della vita sociale un esteso "procedimento di scoperta". E di scoperte abbiamo bisogno, data la nostra incolmabile ignoranza. Ossia: Per individuare chi di noi sa fare meglio o per trovare la soluzione migliore per i nostri problemi, dobbiamo assicurare a tutti la possibilità di esprimere i propri progetti e di avanzare le proprie soluzioni. La libertà consente di fare ciò ed è pertanto lo strumento con cui cerchiamo di difenderci dalla nostra ignoranza.

D. La tesi di Socialismo è che l'esperimento socialista non abbia alcuna chance di funzionare, perché poggia su presupposti economici sbagliati. Questa posizione, ch'è stata largamente ignorata durante il Ventesimo secolo, s'è dimostrata corretta. Com'è possibile spiegare lo scarso favore di cui Mises ha goduto in vita?

R. Credo che il valore di ciascuno di noi sia misurato dal coefficiente di verità che riusciamo a sopportare. Inseguire miti sociali è più facile che accettare la condizione umana. Il socialismo è stato una negazione dell'esistente in nome di un'Utopia. Mises ha rigorosamente mostrato l'impossibilità di una società socialista. E lo ha fatto in maniera semplice, ricordando cioè che, senza proprietà privata e senza mercato, non ci può essere alcun sistema dei prezzi. Questa elementare verità è venuta a cozzare con i "sogni" del socialismo. Ed è stata lungamente rimossa, come rimossa è stata la figura di Mises.

D. Ne Lo stato onnipotente, Mises smaschera l'intimo legame tra il socialismo "di destra" (nazional-socialismo) e "di sinistra" (comunismo). Tale legame viene dall'interventismo economico. Ma non è esagerato dipingere Hitler e Stalin come due facce della stessa medaglia?

R. La questione è meno tenebrosa di quel che possa sembrare. Fin dai tempi di Platone, il comunismo è stato una reazione contro la società aperta. Il socialismo nazionalistico non è una contraddizione. Risponde a quella domanda di chiusura al mondo avanzata dai nemici di un mondo aperto e libero. E' vero che Marx e i suoi seguaci si professavano internazionalisti. Ma il marxismo al potere che uso ha fatto del proprio internazionalismo? Lenin non ha preso il potere anche in nome di un nazionalismo umiliato? Come si sono comportati i socialdemocratici alla vigilia e nel corso delle due guerre mondiali?

D. Un'ultima domanda: Mises è un pensatore ancora attuale, oppure merita d'essere studiato semplicemente come coscienza critica del Novecento?

R. Mises è stato sicuramente una coscienza critica del Novecento. Ma il suo pensiero è attuale: perché i problemi della vita sociale non si risolvono una volta per tutte; e perché è più facile realizzare oggi quello che egli avrebbe voluto realizzare nel suo tempo.

! Carlo Stagnaro

Carlo Stagnaro è direttore del dipartimento "Ecologia di mercato" dell'Istituto Bruno Leoni

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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