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La saga Rosenholzdi Francesco Galietti - 10 ottobre 2003 Mein Freund, die Zeiten der Vergangenheit Amico mio, le epoche trascorse (Goethe, Faust) Da quando gli americani hanno consegnato ai tedeschi i 381 CD-ROM che costituiscono il cosiddetto "dossier Rosenholz", in Germania è al lavoro una commisione governativa presieduta da Marianne Birthler. Non c'è dubbio che le pressioni che la commissione subisce siano pesantissime. Basti pensare alla serie di dichiarazioni incrociate di un mese fa all'interno del Bundestag. Secondo il ministro degli interni dell'attuale governo rosso-verde, Otto Schily, rifare un'inchiesta generale su Rosenholz porterebbe a un mostruoso rallentamento nei lavori. Ma dall'altra parte si levano voci contrarie: i portavoce della CDU e della CSU hanno dichiarato che bisognerebbe effettuare dei controlli minuziosi di tutti i membri del Bundestag, per vedere che cosa salta fuori dal dossier Rosenholz. Di analogo parere è pure Silke Stokar dei Verdi, la quale anzi propone di estendere le indagini propugnate dalla CDU ai membri di tutti i parlamenti (e cioè il Bundestag, il Bundesrat, nonché tutti i parlamenti regionali). A tutto ciò fa da sfondo un agitato scenario interno, con una serie di inchieste, a volte parallele, a volte incrociate che agitano le istituzioni tedesche. Da poco sono ad esempio in corso intensi accertamenti alla Rundfunk Berlin Brandenburg (RBB), una emittente radiofonica di notevole importanza della Germania Ovest. La RBB avrebbe a suo tempo collaborato con il ministero per la sicurezza di Stato della Germania Est, il cosiddetto MfS (Ministerium fuer Staatssicherheit). In attesa di un inizio ufficiale delle indagini (in Germania in questo campo i tempi sono particolarmente lunghi), il consiglio di amministrazione della RBB ha "caldamente suggerito" un controllo di tutti i conduttori di programmi, di tutti i dipendenti fissi, nonché di tutti i collaboratori esterni. Anche Hubertus Knabe, il celebre spy hunter tedesco, segue gli sviluppi del caso RBB, e c'è da giurare che il suo naso non lo tradirà nemmeno questa volta. Per intanto le indagini sul dossier Rosenholz si susseguono, anche se molto a rilento. Due settimane fa lo Spiegel, per mano di Georg Moscolo e Juergen Dahlkamp, ha sollevato seri dubbi sull'estrema prudenza e reticenza adottata dalla commissione Birthler. La quale si esprime con estrema cautela anche quando i suoi ritrovamenti multipli sono confermati da altre fonti già note da tempo. Per ora dall'inchiesta sono saltati fuori i nomi di Lothar Bisky, leader della PDS, e di Guenter Wallraff, un giornalista e scrittore emblema della sinistra intellettuale per lunghi decenni. I due casi sono molto diversi tra loro, ma fanno pensare molto su come operi la commissione Birthler. Lothar Bisky ha già ammesso da tempo di aver collaborato per lunghi anni con il governo della DDR. La sua collaborazione, ha spiegato in un'intervista al Die Zeit, si sarebbe però solo limitata a fornire dei "pareri tecnico-scientifici" al MfS. Effettivamente Bisky figura sotto il nome in codice "Biennitz" nei registri elettronici del MfS. Pochi giorni fa però sono arrivate le dichiarazioni della Birthler in persona, secondo cui Bisky, a quanto indicano i dati in possesso della commissione,"era un ‘collaboratore informale'(i cosiddetti IM, ndr) della Stasi". Il che è altra cosa dall'attribuirgli una semplice collaborazione con il governo della DDR: è una esplicita accusa di collaborazione con la sua polizia segreta. Bisky smentisce le affermazioni della Birthler, e quindi ci prepariamo a seguire gli sviluppi dell'inchiesta nei prossimi giorni. In ogni caso, Bisky figura nei registri della MfS già dal 1966, anno che suggellò l'inizio di questo rapporto "collaborativo". In seguito il rapporto ebbe un momento di crisi fino a quando il professor Bisky, stimato docente di scienze delle comunicazioni, non divenne rettore della facoltà di film e televisione di Potsdam-Babelsberg. A quel punto,e siamo nel 1986, il rapporto si fece nuovamente intenso fino all'abbattimento del muro di Berlino di tre anni dopo. Il caso di Guenter Wallraff è ancora più complesso. Wallraff, innanzitutto, deve la sua fama al tipo di giornalismo d'inchiesta che ne ha fatto uno dei personaggi più discussi di tutta la scena culturale tedesca. Di volta in volta, Wallraff ha indossato i panni dei soggetti più impensabili, in modo da poter capire in prima persona come vivano alcune fasce sociali. Famosissimo è il suo libro-scandalo dei primi anni '80, "Ganz unten" (trad"Sul fondo"). Per scrivere il libro, Wallraff si finse un immigrato turco che per campare lavorava da McDonald's, faceva il muratore e la cavia umana per nuovi medicinali. Il libro divenne un caso letterario( "il libro che denunciò l'apartheid nel bel mezzo della democrazia"lo si definì allora e vendette 2,2 milioni di copie in pochissimo tempo. Dopo poco però venne fuori che alcuni capitoli non erano stati scritti da Wallraff, e la sua fama ne risentì gravemente. Wallraff, secondo quanto riferisce il Die Welt, figura come collaboratore informale della STASI in più punti del dossier Rosenholz. Wallraff però si difende veementemente dalle accuse e fa notare che "non ero una spia, casomai è il mio nome che figura in un elenco di spie"...Wallraff riferisce di aver effettuato delle ricerche su criminali nazionalsocialisti negli archivi della DDR tra il '68 e il '71, ma che la sua attività nella DDR a ciò si limitò. Ammette che per un certo periodo i suoi scritti di "inchieste sociali" erano molto apprezzati nella DDR, e che su di lui nella DDR venne addirittura fatto un film-documentario dal titolo "Steckbrief eines Unerwuenschten" (trad: Cartellino di un indesiderato). Ma, si difende Wallraff, dal 1976, anno in cui aiutò il suo amico della DDR Wolf Biermann a trovare rifugio politico nell'Ovest, ogni stima nei suoi confronti cessò. Wallraff spiega così, con questo improvviso irrigidirsi dei rapporti, come il suo nome sia finito in più di un registro: una vendetta, come le accuse di alcolismo e droga che gli furono lanciate contro. Wallraff figura con il nome in codice "Wagner"in più punti del dossier Rosenholz. Nelle mani degli inquirenti, già dal 1989, c'è anche un documento di 9 pagine del governo della DDR in cui figura una lunga descrizione di Wallraff stesso. A carico di Wallraff vi è infine un indizio pesante, il cosiddetto "Dossier SIRA". Il dossier SIRA è in realtà il registro della posta in entrata della STASI. Secondo quanto si è avuto modo di verificare nelle passate indagini, nel registro figurano solo i nomi di chi effettivamente inviò della posta alla STASI. Cioè: Wallraff, a meno di errori dell'intero registro, avrebbe fatto più di una spedizione per la STASI.
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Ragionpolitica, periodico on line n.26 del 10/10/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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