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Micromega e l'umanismo generico dei nemici del mercatodi Fabrizio Gualco - 17 ottobre 2003 Uno spirito realistico non può che ammettere l'inesistenza di alternative concrete e credibili alla società di mercato. Piaccia o meno, la realtà presente in cui tutti a vari livelli e competenze partecipano, è la forma sociale e politica della globalizzazione in cui, al di fuori del cosiddetto libero mercato, non esiste più un modello alternativo realmente credibile e soprattutto efficace di produzione di ricchezza materiale e immateriale. Da questo punto vista, il processo di miglioramento della società non si ottiene con l'istanza utopica dell'eliminazione del mercato, ma attraverso la valorizzazione multimodale delle persone che quotidianamente operano vivono in esso, avendo come orizzonte regolativo il fatto che l'economia è al servizio dell'uomo e non viceversa. L'economico rappresenta un valore basico, ma non fondante. Il valore fondante, tanto potente da essere in grado non solo di dare senso alle dinamiche di mercato ma anche da poter fornire senso alla vita stessa, è niente di più - e niente di meno - che la persona umana nella sua unità corporea e spirituale. La valorizzazione di cui parlo è squisitamente politica, poiché la bontà della politica si fonda sulla bontà dell'azione degli individui che interagiscono sulla base di infinite forme di relazione. E perché la politica è tale nella misura in cui esiste, fra le pieghe delle azioni che essa attua o pretende di attuare, un riferimento consapevole alla vita umana colta nella sua interezza, contemplata nell'ampiezza delle sue componenti, vista nella molteplicità delle sue dimensioni costitutive. In questa ottica, non ci vuole un'intelligenza extraterrestre per convenire che un individuo è determinato non solo da ciò che fa, ma anche e soprattutto da ciò che egli è. Ridare la parola alla politica significa, anche, ridar parola alla persona. Significa porre al centro dell'azione economica la ricchezza inesauribile della singolarità umana, riconoscendo che in essa e solo in essa è possibile costruire una società di mercato al cui interno"prezzi" e "valori" non corrono il rischio di essere confusi attraverso la svalutazione dei rapporti umani a rapporti economici tout court. Detto questo, però, risultano quanto meno utopiche e astratte le velleità ideologiche che tendono a vedere nel mercato la fonte di ogni male. Una conferma giunge dalla lettura dell'ultimo numero di Micromega (4/2003, pp. 7-40), e nello specifico dalla conversazione fra Paolo Flores d'Arcais, Franco Russo, Francesco "Pancho" Pardi e Vittorio Agnoletto, i quali, per un verso o per l'altro, sembrano non volersi ricordare che il mercato non è una struttura che vive di vita propria, ma una istituzione formata dalle persone che all'interno di essa vivono e operano. Ciò che pare unire la discussione dei quattro è l'incompatibilità fra libero mercato e democrazia, insomma fra il piano dell'economia e quello della politica. Il mercato visto come la causa di ogni ingiustizia perpetrata dall'uomo a danno dell'uomo, oppure per dirla in termini cattocomunistici come "struttura di peccato", deriva da una visione delle cose che, pur dichiarandosi umanista, non risulta personalista. Come appare nelle righe e fra le righe, è proprio la visione personalista a mancare nelle cose espresse dal quartetto micromeghista, ancora mortalmente - e, mi si permetta, monotonamente - ancorato a visioni del mondo in cui l'elemento collettivo oscura quello personale ed i riferimenti alle istituzioni vengono fatti come se le istituzioni fossero entità viventi di vita propria. In questo senso si resta perciò incapaci di buttare il cuore al di là dell'ostacolo della genericità che non permette né permetterà mai alla progettualità e alla pratica politica quei salti di qualità che nei momenti di crisi è necessario attuare: genericità che ricorda l'essere generico con il quale Marx e non solo Marx delineava la sostanza della natura umana e che si ritrova, ad esempio, nei pensieri di un intellettuale come Ignacio Ramonet, tentato di far di tutte le erbe un fascio applicando ad ogni realtà teorica e pratica a lui sgradita l'epiteto di frutto del "pensiero unico neoliberista". L'umanismo generico, che rifiuta di porre la persona come fondamento dell'economico e del politico, risulta essere sostanzialmente antiumano anche quando formalmente pretende di costituirsi in difesa dell'umanità. A ben vedere, solo da una visione che afferma la centralità della persona è possibile riconoscere l'importanza della cifra normativa del diritto naturale, la quale, sostenendo che l'essere umano è capace di riconoscere seppur imperfettamente la verità e la libertà del proprio essere, permette l'accordo della persona ai fini che le sono essenziali e necessari. Non a caso l'umanismo generico non si libera dall'astrattezza anche quando parla o si riferisce al tema dei diritti umani. Tolto il fulcro concreto della cifra personale, ogni discorso, per quanto formalmente circostanziato, non può che girare a vuoto. Tommaso d'Aquino, fra gli altri, sostiene infatti che esiste una legge non scritta presente fra le pieghe della coscienza personale. Questa legge non scritta, che trova la persona come sua foce e sorgente, è la misura fondamentale di ogni legge scritta. Immanente all'uomo, essa contiene un riferimento che va oltre l'uomo stesso e permette di trasportare nel particolare il suo legato universale: in tal modo apre la possibilità di pensare, progettare e attuare idee e pratiche politiche poste sotto il segno della concretezza pur non tralasciando l'ambito della visione. Dove esiste l'abbondanza di invettive e lamentele emerge la latitanza di progettualità e la conseguente mancanza di scenari politici davvero concreti e credibili. E' su questa mancanza che nascono e crescono le forme del nichilismo politico contemporaneo. Non si è più "umani" a prescindere dal mercato. Allo stato attuale delle cose, si è solo più poveri. Non solo economicamente, ma anche politicamente. Leggere Micromega, da questo punto di vista, è istruttivo: sebbene sub contraria specie. Fabrizio Gualco |
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Ragionpolitica, periodico on line n.27 del 17/10/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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