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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il Cacciatore

di Francesco Natale - 17 ottobre 2003

Il cacciatoreUSA 1978. Regia Michael Cimino. Interpreti Robert de Niro(Mike), Christopher Walken (Nick), Meryl Streep (Linda), John Savage (Steve). Cinque Oscar: film, regia, miglior attore non protagonista (Walken), montaggio e suono.

Nella letteratura filmica sulla guerra in Viet-Nam, il cacciatore occupa un posto particolare e diverso.

Come sostiene nel film una giornalista, sulla tolda sicura di una portaerei, questa guerra ha profondamente diviso le coscienze degli americani.

Lo scontro delle opinioni ha determinato una produzione cinematografica che riflette tale spaccatura: basti pensare a "I Berretti Verdi", dove vengono polemicamente esaltati i valori americani, l'eroismo e la fedeltà alla patria da parte del soldato; oppure ad "Apocalypse Now", come coscienza critica e corrosiva di ogni certezza e valore di fronte all'orrore della guerra.

Il "Cacciatore" non è nè l'una nè l'altra cosa. Privilegia un punto di vista assolutamente inedito, di una trasversalità intelligente e sottilmente polemica; ma tutti gli elementi di denuncia vengono comunque riassorbiti in una narrazione filmica fluente ed efficace, di intonazione sostanzialmente lirica.

Ed è proprio questo uno dei pregi del film, cioè la compenetrazione delle immagini nel sentimento e viceversa.

Non a caso ha meritato l'Oscar per il montaggio.

Pensiamo all'alternanza di scene di pace e di guerra, alle nebbiose montagne dell Pennsylvania ed ai verdissimi campi del Viet-Nam striati di sangue. Il film, poi, porta alla ribalta la parte nascosta della storia, quella parte che non compare nei comunicati ufficiali, nei cortei di protesta o di fronte alle telecamere delle TV.

Il cacciatore

In fondo il filo conduttore non è nemmeno la guerra, quanto il radicale mutamento nella vita delle persone comuni che essa produce, il prezzo di dolore che le persone semplici pagano per un qualche ritorno alla normalità nel silenzio colpevole di chi li ha lasciati al loro destino.

Questa in sintesi la trama: in una comunità di oriundi polacchi, a Clayton in Pennsylvania, tre amici Mike, Nick e Steve lavorano in fonderia, vivono nella brumosa periferia della città fedeli alle proprie tradizioni e origini. Oltre al lavoro condividono la passione per la caccia al cervo.

Tutti e tre devono partire per il Viet-Nam: Steve decide di sposare Angela e con una grande kermesse popolare vengono festeggiate le nozze e la partenza dei coscritti. Ma prima si va a caccia, per l'ultima volta insieme.

Mike, mentre sta preparando il fucile, dice a Nick: "Ricorda Nick, uccidere o morire in montagna o in Viet-Nam è la stessa cosa, purchè sia leale. Il cervo va colpito con un colpo solo, altrimenti non è leale".

E' l'etica elementare del cacciatore che Mike porta con se in Vet-Nam, insieme alla istintiva volontà di sopravvivenza e di fedeltà ad un patto con gli amici: ritornare insieme.

E qui si inseriscono alcuni elementi di chiara e ferma denuncia. Chi va a combattere questa guerra che ha dilacerato le "coscienze sensibili", una guerra che i protogirotondisti definiscono sporca, immorale, imperialista? Sono Indiani, Polacchi, Ispano-Americani; certo, anche Americani d.o.c., magari in posti di comando, ma la manovalanza bruta è costituita dalle minoranze etniche, dalle classi subalterne, che non si pongono il problema se la guerra sia giusta o ingiusta, bella o brutta: partono e combattono per la fedeltà al loro paese, mentre le "coscienze sensibili" protestano nei cortei e...magari si imboscano in qualche ufficio sicuro.E sono proprio i fautori della Pace, della Democrazia e dell'Uguaglianza che nei cortei marciano sulle spalle di chi è andato al posto loro a farsi massacrare. Il bersaglio polemico è chiaramente il "fronte interno".

Dall'America, con un felice scarto filmico ci spostiamo in medias res, in Viet-Nam.

Il cacciatore

I Marines sono caduti in una imboscata di Viet-Cong, sul terreno ci sono molti morti, Mike è ferito e stordito ma ancora vivo. Un Viet-Cong, con maligna furbizia individua il rifugio degli abitanti del villaggio, solleva una botola, scaglia dentro una bomba e...tutto deflagra.

Una madre con un bambino in braccio tenta la fuga, il Viet-Cong le punta contro il suo fucile ma viene freddato da Mike che ha ripreso vigore.

La scena è scabra, pulitissima nella sua atrocità: questi "eroici" Viet-Cong infieriscono sui civili inermi, non vogliono lasciare nè testimoni ne superstiti, innocenti o colpevoli che siano.

Non si pongono problemi di coscienza: ciò che conta è la determinazione, l'osservanza delle irregolari regole della guerriglia: l'arbitrio omicida.

La crudeltà del nemico, da una angolatura diversa, si evidenzia ancora meglio nella sequenza successiva. Nick, Mike e Steve si ritrovano prigionieri dei Viet-Cong che per turpe divertimento e per avidità di danaro costringono i prigionieri a cimentarsi nella Roulette Russa.

Le sequenze sono improntate ad un crudo realismo che va ben oltre la volontà di demonizzare il nemico: assistiamo allo scontro tra due civiltà, alla degradazione dell'uomo a cosa, a oggetto da buttare come un sacco di immondizia. Ai prigionieri, in totale balia dei loro aguzzini non si richiede nemmeno di mostrare il loro coraggio o lo sprezzo della morte; sono deprivati di ogni connotazione umana, sono semplici pedine di una tragica roulette del caso, della vita o della morte.

Se si slavano finiscono in putridi acquitrini popolati da topi.

Mike e Nick mettono in atto un piano di salvezza e di fuga, liberano Steve, sono raccolti da un elicottero, si disperdono.

Steve è rimpatriato: ha perso le gambe e un braccio; Nick è internato a Saigon, in un ospedale militare: viene guardato con sospetto per le sue origini, è trattato con indifferenza e ottusità.

Nessuno capisce la sua debolezza e il suo trauma.

Fugge, diventa disertore, entra nel giro delle scommesse clandestine, verrà chiamato "l'Americano", e sfiderà ogni sera la morte perpetuando l'ossessione di un ricordo.

Mike ritorna solo, è diventato sergente. Incontra gli amici ma niente è più come prima.

Torna a caccia: all'alba tra le note montagne scova il cervo, punta il fucile e...spara in aria.

Non è più come un tempo: uccidere non è leale, nemmeno con un colpo solo.

Il cacciatore

In fondo anche l'America li ha lasciati soli, come se avessero combattuto una guerra d'altri, una guerra personale: dopo tanto dolore, cortei, polemiche e medaglie ora ognuno è più solo.

Resta la ostinata lealtà verso i propri amici. Mike riesce a scovare Steve in un ospedale militare, ridotto a un tronco umano, icapace di accettare la realtà. Ma c'è ancora un filo sottile che lega i tre amici: Steve riceve regolarmente da Saigon una certa quantità di denaro e non sa chi sia il mittente.

Mike intuisce: è Nick! E'ancora vivo, occorre riportarlo a casa.

Saigon è una città in agonia, i Viet-Cong sono alle porte, gli Americani stanno abbandonando gli alleati di un tempo. Tutto è degrado: si respirano paura e disperazione.

Insieme alla sconfitta morale.

In un magazzino nascosto e segreto, dove si percepisce nettamente la realtà dell'Inferno, Mike ritrova Nick. Quella "deminutio humanitatis" che abbiamo avvertito progressivamente nello sviluppo del film ha coinvolto anche Nick: si è abbandonato al caso, al gioco disperato della Roulette da cui paradossalmente esce sempre vivo nonostante il suo desiderio di morte.

Mike vuole riportarlo alla vita. Gli ricorda l'odore degli alberi, le cacce al cervo per ridestarlo alla luce della coscienza: "Un colpo solo Nick, ricordi? Un colpo solo!".

Ma Nick lo interpreta a modo suo, si uccide con un colpo solo.

L'amico ritrovato ritorna in patria, anche se in una bara.

Mike ha mantenuto la promessa.

Solo la testarda fedeltà all'amicizia ha consentito la sopravvivenza dell'umanità. La vita riprenderà il suo corso, ma resta una domanda: tutto per niente?

L'America ha sanato le proprie ferite, anzi, ha anestetizzato la memoria, ma il prezzo chi lo ha pagato?

! Francesco Natale
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  • matrimonio - di Luca rossi - 17 ottobre 2003 19:40
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Ragionpolitica, periodico on line n.27 del 17/10/2003
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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