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La storia a scuola: le "precittà" comuniste del neolitico

di Remo Viazzi - 24 ottobre 2003

Sarebbe conveniente prestare attenzione ai libri di testo di storia che vengono adottati nelle scuole superiori non solo per quanto riguarda i fatti della storia contemporanea e moderna, ma talvolta anche in relazione alla trattazione di altri periodi storici. Per ovvie ragioni appare più difficile riuscire a distorcere i fatti ad uso politico, ma capita anche di far passare per vere affermazioni che, quando non sono "false" del tutto, lasciano comunque qualche ragionevole margine di dubbio e nello stesso tempo danno agli avvenimenti del passato un marchio, un'etichetta politica, che può sfuggire anche ad un professore attento e in buonafede.

Mi capita così - sfogliando il primo volume del testo di storia curato da Eva Cantarella e Giulio Guidorizzi, edito da Einaudi - di soffermarmi con un certo interesse, via via misto a stupore, su alcune affermazioni a proposito delle prime forme di vita comunitaria nel corso del neolitico e in particolare a proposito della cosiddetta "rivoluzione urbana". «Già nel 7.000 a.C. troviamo attestati nel Vicino Oriente degli insediamenti che possono essere definiti città: Gerico in Palestina e Çatal Hüyük in Turchia... Un tratto caratteristico di queste città (o "precittà" come sono state anche definite) è il carattere egualitario dell'architettura: non esistevano cioè, a quanto pare, templi, palazzi e in generale edifici pubblici, né si notano differenze particolari tra casa e casa. Evidentemente non si erano ancora create grosse differenze di classe sociale e di distribuzione delle ricchezze».

La "stoccata" è quella del campione, di chi sa di avere un pubblico di lettori non abbastanza esperto e preparato per potere avanzare qualche rimostranza su quanto affermato. Il grassetto poi è quello del testo, che evidenzia con nettezza il carattere egualitario dell'architettura delle due "precittà". Gerico e Çatal Hüyük avevano - secondo gli studi più recenti - una popolazione compresa tra le 5 e le 6.000 unità: lì si è realizzata, agli albori della storia civile dell'umanità, la prima vera, reale società comunista. La storia nasce con un modello economico - sociale di tipo comunista, dove cioè non esistono differenze di classe sociale (si parla già di "classi" ancora prima di poter parlare in maniera compiuta di città, al punto che vengono definite "precittà"!) e di distribuzione delle ricchezze.

Bisogna riconoscere agli autori una certa abilità, la capacità cioè di trasformare lo strumento di studio dei ragazzi in un mezzo di "manipolazione" dai possibili effetti (nel lungo periodo) devastanti, oltre ad una miopia e ad una distorsione della verità storica, che grida vendetta.

Pur non essendo un esperto di proto e preistoria, riesco ancora a riordinare le idee intorno a tempi così lontani. Faccio ricorso a tutto, ma le poche nozioni che ho acquisito (dalle fonti più disparate, a cominciare - per esempio - dal film "2001 Odissea nello spazio") sembrerebbero insegnare una verità assai diversa. L'uomo è - fin dalle origini - homini lupus: un detto talmente vero da divenire proverbiale... E poi, non si è sempre detto, saputo e risaputo, che per centinaia di anni vigeva la legge del più forte? Non si è sempre esaltata l'opera del re babilonese Hammurabi, che per primo, nel XVIII secolo avanti Cristo (oltre cinquemila anni dopo il neolitico delle "precittà") dotò il suo popolo di un codice di leggi scritte?

No, niente di tutto questo! Oggi dobbiamo riconoscere che la civiltà nasce molto prima, e nasce comunista!

Bene, sia pure, e infatti nasce con tutti i segni caratteristici di quell'ideologia liberticida: le case tutte uguali, tutte costruite allo stesso modo, tutte ugualmente dipinte; i depositi di cereali comuni, i pasti comuni. Brindiamo! Tutto questo non è più "utopia": ciò che non è mai stato, non è, né mai potrà essere; ma è qualcosa che - proprio per esserci già stata - sarà ancora possibile: l'eguaglianza economica, prima ancora che quella sociale e ontologica (che per fortuna è un guadagno della filosofia cristiana assai prima che della Rivoluzione francese).

Qualche volta spero che i ragazzi, in classe, siano distratti!

! Remo Viazzi
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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