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Ferdinando Adornato La nuova stradaCultura politica versus nichilismorecensione di Fabrizio Gualco - 31 ottobre 2003 Per certi versi, l'orizzonte del Terzo Millennio appare ancora coperto dalle nebbie del Novecento. Gli anni 90 accolgono transizioni politiche e sociali per certi versi oggi non ancora chiuse. Attraverso il crollo dei sistemi totalitari, la storia ha dato scatto matto all'idea di rivoluzione e la rivoluzione è finita nel nulla, seminando disincanto, delusione e risentimento in coloro che avevano riposto mente e cuore in paradigmi invalidati dalla realtà delle cose. Il nichilismo ideologico e pratico del ventesimo secolo si trasporta nel ventunesimo sotto forma di nichilismo politico. Sostanzialmente immateriale, il nichilismo prende le mosse dalla negazione o dalla svalutazione dell'esistente: una sorta di verdetto aprioristico, formulato nei confronti della realtà, pronto a concretizzarsi in pensieri e pratiche prive sin dall'inizio di valenze e potenzialità costruttive. Utopismo targato no global, antiamericanismo senza se e senza ma, fondamentalismo ambientalista, pacifismo assoluto: al nichilismo contemporaneo, prodotto da una sinistra intellettualmente pietrificata, piace proporsi come esperienza esistenziale di massa, dotata formalmente di toni e modi che riprendono e prolungano l'abitudine contestataria del dopo-68. In tal modo, i saldi ideologici d'inizio millennio vestono panni formalmente vari e variegati, frammentari e frammentati, ma uniti dal minimo comune denominatore fornito dall'antagonismo velleitario a sua volta pregno di atmosfere mentali inclinate al cassandrismo e alla negatività riassumibile nella formula del tanto peggio, tanto meglio. Non a caso il nichilista è colui che, prima di essere con se stesso e per ciò in cui crede (o crede di credere), è essenzialmente contro tutto ciò che non rientra nei parametri fondati sulla negazione aprioristica delle cose. Odiernamente, una delle sfide più importanti che attendono di impegnare una cultura politica che voglia e sappia dirsi sana e creativa, liberale e popolare, robusta ed elastica al contempo così come contemporaneamente flessibile e coerente, passa necessariamente attraverso la capacità di pensare in grande: tenendo conto che il pensiero è al servizio della vita e che la vita non si riduce al pensiero, e che il legame fra fatti e teorie è molto più diretto ed interdipendente di quanto le ideologie novecentesche abbiano preteso di insegnare. In questa prospettiva, l'ultimo libro Ferdinando Adornato (La nuova strada. Occidente e libertà dopo il Novecento, Mondadori, Milano 2003), riveste una particolare importanza, data da contenuti ad alto valore intrinseco. Esso implicitamente dimostra come sia possibile pensare e agire politicamente sulla base di una worldwiew nata da un rapporto con la realtà fondato su istanze fortemente costruttive, vocate a collegare l'ambito della politica a quello della cultura, e votate a creare circoli virtuosi potenzialmente pregni di reale fecondità. La nuova via esprime la dimensione multimediale della cultura politica occidentale, liberale e popolare che dopo il crollo del muro berlinese ha vinto il comunismo e lo statalismo per mezzo dei i valori basici del libero mercato e quelli fondamentali che appartengono alla persona. Da questo punto di vista il libro Adornato fornisce una definizione positiva del cosiddetto "centrodestra", la cui forza culturale è sicuramente ricca, profonda ed articolata, sebbene a volte appaia meno evidente della sua rappresentatività politica. Il pensiero e l'azione possiedono una valenza positiva che chiede di essere continuamente ribadita ed affermata: una vocazione alla costruttività alimentata dal felice connubio di memoria, senso del reale, speranza. La memoria non è sinonimo di vuota nostalgia. Allo stesso modo, la speranza non richiama le astrattezze dell'utopia. L'intelligenza del passato ed il gusto per il futuro rappresentano elementi indispensabili alla persona affinché il presente possa essere vissuto in tutto il suo spessore. Il presente non è una gabbia mentale ed esistenziale ma un habitat in progress nel cui perimetro aperto è data, ogni volta, la possibilità di progettare ed esperire scenari capaci, nel presente stesso, di contribuire alla formazione del presente di domani. Al tempo dell'impero ideologico erano le teorie a giudicare i fatti. Oggi, imploso quell'impero, sono i fatti a giudicare le teorie. Nel tempo in cui le categorie di destra e sinistra soffrono di una irreversibile senescenza, l'etica dell'esempio personale vince sul moralismo astratto: e la buona vita fondata sul senso di responsabilità - nato dal connubio fra diritti e doveri - prevale sulla correctness proliferata in terreni teorici e pratici dove la concretezza dell'esistenza non possiede diritto di cittadinanza. In questa prospettiva Adornato pone in evidenza l'indistruttibile filo che collega la filosofia greca, l'eredità spirituale e morale ebraico-cristiana, il pensiero teologico-politico della Scolastica medievale ed il migliore umanesimo rinascimentale (quello in cui vige l'uso della ragione ma non gli abusi del razionalismo) con il tempo storico del XXI secolo tecnologico e globalizzato. In tal contesto, memoria e speranza non eludono il principio di realtà ma lo rafforzano donando ad esso ampiezza di orizzonte e potenza propulsiva. Come Adornato dichiara sin dall'inizio, La nuova strada rappresenta l'approdo di un viaggio culturale e politico che inizia nel 1991 con Oltre la sinistra e prosegue con La rivoluzione delle coscienze pubblicato nel 1997 (presso Rizzoli, Milano). A ben vedere, però, il discorso da lui proposto non si conclude con l'ultima pagina del libro. L'approdo in realtà è una sosta: il viaggio rimane, per ricchezza tematica e sensibilità, intrinsecamente predisposto ad approfondimenti ulteriori e nuovi sviluppi. L'identità occidentale passa attraverso il riconoscimento della centralità della persona (non quello della Natura né quello della Scienza), la difesa della sua inalienabile libertà, l'affermazione del suo primato rispetto a soggetti collettivi ed impersonali. L'Occidente si trova oggi di fronte ad impegni di carattere epocale che saranno onorati nella misura in cui l'Occidente stesso saprà fruire delle potenzialità insite nel suo Dna culturale e politico. Tutto ciò in linea, del resto, con l'inesauribilità che contraddistingue la ricerca del bene che perviene ad ogni persona di buona volontà: «la nuova strada è anzitutto una strada filosofica, spirituale aperta davanti alla storia politica del XXI secolo e coinvolge chiunque senta che le terre che abitiamo sono ancora, per noi, qualcosa di più di una pura espressione geografica». Fabrizio Gualco |
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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