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Il cammino della riforma universitariadi Pietro De Leo - 31 ottobre 2003 La riforma universitaria del Governo Berlusconi ha tenuto conto di una realtà inconfutabile: la competizione a livello internazionale è sempre più feroce ed agguerrita. Non sono accettabili né gap formativi né una classe dirigente che si forma più lentamente rispetto ad altri Paesi. Era quindi inevitabile che la restaurazione del sistema universitario si muovesse verso due direzioni: da un lato limitare la dispersione e la rinuncia degli studenti, dall'altro ridurre i tempi necessari per il conseguimento dei titoli di studio. Questo è il completamento del cammino già iniziato con la riforma di Zecchino, ministro dell'Università con il Governo D'Alema, che pose mano alla ristrutturazione dei programmi, inserendo la semestralizzazione dei programmi e sfoltendo la cospicuità degli esami. La situazione odierna comprende la quasi totale scomparsa di esami annuali (tranne alcune eccezioni), che lasciano il posto a prove a scadenza semestrale, sostenute le quali si ha il diritto a ricevere dei "punti" di credito formativo. L'accumulo di trecento punti credito porta alla laurea. I programmi sono ridotti ma, in compenso, il numero degli esami si è addirittura raddoppiato, aggirandosi attorno alla decina per anno accademico. Il ritmo altissimo di studio che gli studenti devono sostenere per rispettare le scadenze degli esami porta ad evitare quelle lungaggini e cattive gestioni del proprio tempo in cui gli studenti rimanevano spesso imbrigliati ai tempi del vecchio sistema, o, come si chiama in gergo universitario, "vecchio ordinamento". Questa situazione presenta anche uno svantaggio: la scadenza quasi mensile di prove (che, quando non sono esami sono "esoneri", cioè verifiche su una parte di programma il cui risultato sarà vincolante all'esame principale) può portare gli studenti a tentare di affrontare l'esame fortunosamente senza possedere una preparazione congrua, confidando nella "buona sorte" e sfruttando la presenza di più appelli al semestre. A questo inconveniente, alcune università, in conformità con l'autonomia concessa dal ministero, hanno tentato di porre rimedio introducendo l'appello unico riservato, cioè la possibilità di sostenere l'esame una sola volta a semestre. Un altro obiettivo che la riforma universitaria del ministro Moratti si prefigge di raggiungere è rafforzare la sintonia tra il tipo di formazione acquisita dallo studente e le reali aspettative in gioco nel mondo del lavoro. Uno dei grossi problemi del nostro sistema educativo in genere (sia scolastico che universitario) è stato l' eccessivo accademismo, cioè la preferenza dell'aspetto teorico del sapere a scapito delle conoscenze pratiche che il mondo del lavoro richiede. Una distonia, questa, che ha portato i giovani ad essere quasi completamente disorientati dopo aver terminato gli studi e molto indietro rispetto ai loro colleghi europei e statunitensi. Per questo si è pensato di suddividere le lauree in due livelli. Un primo livello, che dura tre anni, il quale già dà la qualificazione sufficiente per svolgere determinate professioni. E la specializzazione, che dura due anni, che rappresenta il culmine della formazione individuale. Solo otto corsi di laurea (i quali, eccetto Architettura, riguardano tutte il campo medico) sono esenti da questa suddivisione strutturale e mantengono quella tradizionale. La forte componente liberale di questo Governo non poteva far mancare nella riforma una spiccata attenzione per l'individuo. Per questo è stato introdotto il curriculum spendibile a livello europeo, cioè l'insieme delle attività universitarie ed extrauniversitarie che caratterizzano il corso di studio. Vera innovazione, rispetto al passato, è la verifica ministeriale dell'effettiva validità delle sedi universitarie: se sono in grado di poter presentare validamente, nella loro offerta formativa, un determinato corso di laurea. La non rispondenza a determinati requisiti comporta la soppressione dei corsi. La prima fase di questa verifica è prevista per l'anno accademico che si è appena aperto, ma i rettori già minacciano proteste qualora venga violata quell'autonomia di cui la riforma ha fatto il suo cardine. Speriamo, però, che almeno in questo caso non si nascondano strumentalizzazioni politiche volte solo a delegittimare un Governo democraticamente eletto. L'educazione è una cosa troppo importante, e lasciarla travolgere dal giacobinismo, come troppe volte è avvenuto in passato, sarebbe dannoso oltre che per i giovani per il prestigio del nostro Paese.
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Ragionpolitica, periodico on line n.29 del 31/10/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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