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Alberto Mingardi Lettera a un amico no globalrecensione di Carlo Stagnaro - 31 ottobre 2003 "La mia dottrina è, innanzitutto, questa: il padre si prenda cura della sua casa, l'artigiano della sua arte, l'ecclesiastico dell'amore reciproco; e la polizia non disturbi la festa". E' in queste parole rubate alla penna di Johann Wolfgang Goethe che si riassume il senso dell'ultimo libro di Alberto Mingardi, Lettera a un amico no global (Rubbettino). Il volume non vuole essere "un confronto tra le convinzioni tue e le mie ma più semplicemente uno sfogo. Ti vesti da clandestino, ma sei ormai quasi abituato a cavalcare le onde della pubblica opinione. Il destino delle nuove generazioni, la loro voglia di partecipare, sembra appeso al filo delle sorti del movimento di cui tu fai parte. Da parte mia, mi riconosco in idee più appartate, meno di moda. In idee di altri, a dire il vero: non c'è un pensiero originale, nelle pagine che seguono, e quasi quasi me ne vanto. Questo non è un libro di ‘pensiero': è un tentativo di divulgazione". Gli argomenti scelti da Mingardi per lanciare il guanto della sfida al "popolo di Seattle" sono due, di quelli che più tosti non si può. In primo luogo, la globalizzazione. Oggi, scambiare beni e capitali, informazioni e servizi è immensamente più facile che in passato. L'aumento generalizzato della ricchezza - figlio della maggiore produttività e della divisione del lavoro - ha consentito di produrre di più spendendo (e inquinando) meno. Paradossalmente, l' "impronta ecologica" che l'uomo lascia sul pianeta tende a ridursi, nonostante la vertiginosa crescita dei consumi. Questo non significa che viviamo nel giardino dell'Eden, o che tutti i problemi siano scomparsi. La povertà e la fame sono ancora minacce incombenti. Quasi un miliardo di persone vive oltre la soglia della denutrizione. Però vive: un secolo fa sarebbe stato impossibile. Per giunta, il trend è verso un miglioramento, non verso un peggioramento. Se però si vuole affrontare seriamente (e la gravità lo richiede) questi fatti, allora bisogna interrogarsi altrettanto seriamente sulle loro cause. "Dire che viviamo già oggi in un mondo globalizzato è un'esagerazione - nota Mingardi - Viviamo, più in piccolo, in un mondo in via di globalizzazione: siamo a cavallo di un'epoca nella quale lo sviluppo, davvero senza precedenti, d'alcune tecnologie rende il libero scambio un'alternativa più appetibile e, se vogliamo, ‘più comoda' di quanto non fosse in passato. Oggi è più facile toccarne con mano i benefici: senza globalizzazione noi non potremmo godere dei comfort che hanno cambiato la nostra vita da così a così". Non a caso, il capitolo si conclude con un elogio di McDonald's: esso non piace perché "rappresenta il trionfo del modello capitalista, proprio in quei frangenti sui quali i comunisti scommettevano per il suo fallimento". Esso, insomma, "ha avuto successo, laddove il comunismo, avarissimo di pane e companatico per farci i panini, ha invece fallito". La seconda parte di Lettera a un amico no global è dedicata al tema della scuola. La tesi dell'autore è, con Giovannino Guareschi, che "l'istruzione pubblica è una conquista del progresso, ma l'educazione dei ragazzi è una faccenda che riguarda non il progresso, bensì la civiltà e perciò è di carattere privato. Ogni volta che lo Stato interviene nel campo morale, i genitori rinunciano a un pezzetto dei propri figli". La riflessione di Mingardi, in breve, è un j'accuse nei confronti della scuola pubblica. I genitori, infatti, devono aver diritto di stabilire l'educazione dei propri bambini; ma perché questo avvenga, è necessaria una molteplicità d'istituti scolastici in concorrenza tra di loro. "Se l'educazione deve prepararci al futuro - sostiene Mingardi - essa non può che essere dinamica, non statica. Cangiante, non ‘una volta per tutte'. Plurale, non monolitica. L'esistenza della scuola pubblica assottiglia le nostre speranze di arrivare, pronti, all'incontro col futuro". Da qui nasce l'esigenza di privatizzare il sistema scolastico. Un primo passo in questo senso può venire dall'esempio di molte famiglie americane, che ormai da anni ricorrono all'homeschooling (con risultati eccellenti). Nel 2000 tale fenomeno ha riguardato, negli USA, ben 850.000 giovani: e si tratta d'un numero in crescita. Il volume (pubblicato nella collana "Metodi Storie Teorie" diretta da Dario Antiseri) esce in occasione del ventesimo compleanno della ditta "Effegieffe" di Franco Forlin. "Questa operazione culturale - scrive l'imprenditore piemontese - tende a chiarire e dimostrare alcuni concetti di base del pensiero e della cultura liberali". Si fa garante della purezza degl'ideali un nome storico del liberalismo italiano, Sergio Ricossa, artefice di un'affettuosa prefazione: "Anche e soprattutto da qui deriva l'importanza eccezionale del libro, raro nel suo genere, a causa della giovinezza dell'autore: un libro scritto non da un docente, ma da un discente. Segno che vi sono situazioni particolari in cui cade la distinzione tra docente e discente". Merito, anche questo, della globalizzazione.
Carlo Stagnaro è direttore del dipartimento "Ecologia di mercato" dell'Istituto Bruno Leoni |
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Ragionpolitica, periodico on line n.29 del 31/10/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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