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numero 280
6 marzo 2008
 
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Buongiorno Notte

di Francesco Natale - 7 novembre 2003

Buongiorno notteRoma 1978. Pochi giorni prima di quel fatidico 16 Marzo che tanto avrebbe dilacerato il tessuto istituzionale del nostro paese, due giovani dall'apparenza piuttosto anonima affittano un appartamento in Via Montalcini. Chiara e il suo apparente coniuge esaminano le stanze, verificano le finiture e gli infissi, sembrano animati da quell'elettrizzante senso di aspettativa che contraddistingue le coppie in cerca della prima casa.

Sembra il preludio di una qualche storia di amori&corna piccolo-borghesi.

Ma l'attenta valutazione degli spazi che essi effettuano non è dovuta alla loro futura volontà di avere figli, di generare nuova vita, quanto, al contrario, alle necessità logistiche inerenti allo spegnere un'esistenza, in ossequio agli inflessibili dettami dell'Unico Vero Dio: il Partito.

Subentrano altri due individui che, come se nulla fosse, cominciano a riorganizzare gli spazi della casa in modo da realizzare una microcella occultata da una libreria.

Una pacata trepidazione comincia ad impossessarsi di Chiara: sta per succedere qualcosa di grandioso! Qualcosa che riscatterà un'esistenza grigia ed insignificante! Qualcosa che scuoterà fino alle radici il palazzo del Senso Comune, facendolo finalmente crollare.

Arriva il grande giorno: 16 Marzo, Via Fani.

Chiara apprende con incontenibile gioia che tutto è andato secondo i piani: cadono crivellati i cinque uomini della scorta e l'Uomo, che il Tribunale del Popolo ha condannato senza appello, è tratto prigioniero.

Buongiorno notteNessun moto di compassione. Nessuna pietà. Quelli non sono cadaveri, non sono uomini morti e neppure un sacrificio necessario: sono solo i mattoni e la prima pietra angolare con cui si costruisce la Rivoluzione.

I coinquilini di Chiara entrano in casa recando una pesante cassa sul cui contenuto è ormai inutile speculare, mentre, in aperto contrasto con l'orrore che anima il mondo mediatico e politico, per le strade c'è chi, bandiera rossa al vento, gioisce sguaiatamente per l'ormai prossima Rivoluzione Proletaria.

L'uomo viene rinchiuso nella celletta dietro la libreria e "i compagni che sbagliano" (così venivano definite le Brigate Rosse dai militanti del PCI), aspettano la prima dichiarazione di Berlinguer alla televisione. Sono pronti a ricevere elogi ed onori per il fondamentale e indispensabile apporto che hanno dato alla Causa: in fondo loro sono più Compagni dei Compagni, e in quanto tali più uomini degli altri uomini.

Se il Marxismo-Leninismo non negasse stolidamente la dimensione trascendente essi si sentirebbero semidei.

Buongiorno notteMa che succede? Berlinguer scaglia parole di fuoco contro i...come li ha chiamati?...Terroristi...Rapitori...Delinquenti...Ma come? E in mezzo a quel fiume di bandiere scarlatte nessuno si ribella: tutti fanno, in dignitoso silenzio, quadrato attorno al loro leader. Ma possibile che loro, gli Eroi dell'Alba Rossa dell'Avvenire siano rimasti gli unici ad avere la giusta chiave di interpretazione della realtà? Nessuno capisce.

Solo ora lo spettatore si rende conto di una cosa sconvolgente: la quotidianità dei nostri "eroi" non viene in alcun modo turbata o alterata dal ritrovarsi a essere assassini e carcerieri: in apparenza essi manifestano l'ultimo e definitivo sintomo di quel devastante contagio che risponde al nome di Marxismo-Leninismo, ovvero la totale asepsi morale. Non c'è pietà, ma neppure entusiasmo. Non c'è alcun senso di riprovazione, ma neppure una,per quanto perversa, gioia.

L'uomo è completamente negato.

Buongiorno notteLe giornate si susseguono una dopo l'altra, e il rapporto tra carcerato a aguzzini si infittisce. Chiara è sensibile ad un non meglio precisato richiamo, cui non riesce a dare risposta. E'"vittima" di sogni in cui si immagina il Presidente libero. Diviene sempre meno cosciente della distinzione tra realtà e dimensione onirica. Alla fine risulta essere preda però delle sue pulsioni interiori, determinate dallo sradicamento e dalla volontà di rottura con le convenzioni borghesi e perbeniste (tema assai caro a Bellocchio). Si abbandona ad un solipsismo inconcludente il cui morboso oggetto diviene quell'uomo anziano che, seppur segregato, strappato ai suoi amatissimi cari, privato delle gioie grandi e piccole che la quotidianità sa donare all'uomo di Fede (e mai all'automa) è sereno ma non rassegnato. Aldo Moro sa amare, non ha paura di farlo. Trova la forza di pronunciare parole di perdono e comprensione perfino nei confronti di chi gli ha portato via tutto. Il Partito non ha previsto un ipotesi di questo tipo. Ma poiché il comunismo è chiave di interpretazione totalizzante della realtà, non è ammissibile un'aporia di tale portata. Non resta che rifugiarsi nel dogmatismo e negare, una volta di più sé stessi.

Il Marxismo è l'oppio dei popoli...

! Francesco Natale
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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