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Lotta all'abbandono

di Francesco Verzillo - 7 novembre 2003

Forse molti non sanno che una delle più gravi piaghe della nostra Patria è costituita dal fenomeno dell'abbandono scolastico.

Non fa notizia: è un male subdolo e silenzioso. Non appare come qualcosa d'eclatante perché offre i propri amari frutti a distanza d'anni.

Abbandonare la scuola significa abbandonare la speranza di un futuro costruttivo, significa essere facile preda di nefaste occupazioni alternative (droga, alcool, malavita). Nella migliore delle ipotesi significa, anche se si vuol lavorare onestamente, entrare precocemente in un mondo, quello adulto, senza essere né preparati né sufficientemente corazzati.

Le cifre? Sono piuttosto inquietanti: la percentuale dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni senza licenza media si attesta tra il 3 % ed il 6 %.

Fra coloro i quali s'iscrivono alle superiori più del 25% non raggiunge il diploma; il 20% dei giovani disoccupati non ha una qualifica specifica. L'abbandono universitario, poi, sfiora percentuali intorno al 40%!!

Sono dati che impongono un'attenta e seria riflessione ma che fanno anche capire che la Scuola, per dare risposte efficaci all'imbarazzante fenomeno deve diventare più flessibile, senza per questo tradire la propria serietà, la propria credibilità. Non bisogna assolutamente ricorrere, come qualcuno potrebbe pensare, alle "promozioni facili".

E' il sistema che deve cambiare, nel senso che si deve rendere capace di offrire più di un'opportunità a ciascuno.

Per fare ciò occorre diversificare l'offerta formativa, renderla più aderente non solo ai bisogni attuali ma, per dirla in gergo commerciale, bisogna "prevenire la domanda" individuando i filoni più adatti ad una generazione che cambia e che, pur annoverando (per fortuna) ancora parecchi estimatori degli studi classici, cerca qualcosa di più adatto al proprio background.

La scuola deve essere dunque seria ed esigente ma deve essere appetibile per tutti, sempre per rimanere in metafora, deve essere adatta "a tutte le tasche", culturalmente parlando, s'intende!

Non potendo (e non volendo), abbassare dunque il livello standard di tutti gli istituti medio-superiori (dove è più dannoso il tasso d'abbandono), non resta altra strada che creare un doppio circuito dell'istruzione, all'interno del quale contenere i tanti e tanti rivoli della formazione, con un criterio, oserei dire, tarato quasi individualmente, alunno per alunno, ragazzo, per ragazzo.

Un primo circuito di tipo tradizionale, il secondo tecnico-professionale.

Il Governo Berlusconi, invero, è intervenuto sul tema grazie ai principi contenuti nella legge delega n.53 di Riforma scolastica.

In essa, infatti, sono compresi due grossi filoni scolastici: la formazione tradizionale costituita dai vari licei (a quelli tradizionali s'aggiungono anche altri come, per es., l'economico, il musicale, il tecnologico) e un secondo costituito dal sistema di formazione tecnico-professionale con un ventaglio enorme di proposte locali, coordinate, appunto dalle Regioni.

L'ultimo anello della catena deve essere costituito dalle singole scuole, capaci di esprimere un potenziale di proposte formative di vario tipo.

Si aggiunga poi un sistema efficace che possa orientare e seguire il giovane nella scelta più adatta alla propria capacità d'apprendimento, nella massima libertà, ma con una prospettiva chiara di possibilità occupazionali future in collaborazione con le autorità competenti del Welfare.

L'impostazione attuale dell'Esecutivo è questa ma, per far marciare il sistema, occorre lavorare tutti nella stessa direzione, al di là degli schieramenti politici o dei preconcetti ideologici.

Ricordando sempre che la storia di un qualsiasi ragazzo che abbandona la scuola è una storia triste, ma triste per davvero. Su questo, permettendomi di essere poco democratico, direi che non vi è proprio niente da discutere.

! Francesco Verzillo
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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