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La mano invisibile

Tutto è cominciato con Adamo...

di Francesco Galietti - 13 novembre 2003

Sarà anche vero che senza ragion di mercatura non esiste ragion politica, come scriveva in un ponderoso commento alle opere di Machiavelli lo studioso teutonico Friedrich Meinecke, ma consentiteci di essere almeno un po' scettici al riguardo.E' il caso, ci pare, di sfatare alcuni luoghi comuni circa l'economia, la quale gode di un grave pregiudizio nei suoi confronti. In parte la cosa si può spiegare con il fatto che quando le utopie hanno concepito un'umanità perfetta, la hanno immancabilmente sognata libera dall'economia. Così avveniva per Platone, così per Virgilio. Nella classicità greca vigeva una distinzione netta tra l'aristocratico e lo schiavo, e il primo non si curava delle faccende economiche. Il cristianesimo ha conservato un concetto del lavoro come dell'espiazione da una colpa, anche se non sono mancate critiche interne a questa visione.

Il bersaglio preferito dei disprezzatori dell'economia è sempre stata l'attività economica di mercato, quella privata, considerata il male fondamentale della società, radice di tutti i peccati umani. L'economia in Italia non viene studiata a scuola e gentiluomini di grande spessore intellettuale, come Benedetto Croce, si rifiutarono di dedicarvi attenzione, tanto da destare un moto di stizza in Vilfredo Pareto, il più grande economista italiano del XX secolo.

Chi allo studio del capitalismo si è dedicato, spesso lo ha fatto credendo che il capitalismo fosse un male necessario, come Keynes e ,in maniera diversa ma non troppo, lo stesso Marx. Costoro si cullavano nell'utopia di un mondo perfetto, post-capitalistico e libero dall'economia struttura fondante dello Stato borghese. Keynes arrivò a postulare l'esistenza di una sorta di scala (la celebre scala di Keynes) di avvicinamento a questa mèta finale,e Engels nell'Antiduehring trovava che per arrivare a questo fine si poteva giustificare anche uno stadio di schiavitù.

Capite anche voi, che di fronte a questi pregiudizi assai radicati nella società umana, l'economia di mercato è vista di pessimo occhio, e viene essenzialmente giustificata e compresa solo l'economia pubblica, quella in cui i soggetti sono gli Stati e non gli individui. Ne deriva un sostanziale disprezzo per l'iniziativa di mercato dei privati, e un grave marchio di infamia verso colui che ne è considerato il padre intellettuale, Adam Smith. Di costui si ricorda principalmente la formula che abbiamo scelto come titolo della nostra rubrica, quella misteriosa mano invisibile. Che tanto misteriosa poi non è, se solo si cercasse di leggere il povero Adam, padre dell'immoralità. In realtà Smith era professore di filosofia morale a Glasgow, in Scozia, e scrisse la Teoria dei sentimenti morali prima ancora di scrivere la Ricerca sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, quella in cui compare la famosa mano. Smith è molto diverso dalle caricature che ce ne sono state tramandate, le stesse per cui Smith avrebbe sostenuto che il mercato, lasciato a se stesso, raggiungerebbe dei risultati miracolosi, straordinari. In realtà la mano invisibile è una metafora letteraria, che esprime lo stupore di Adam Smith nel constatare la rete strabiliante di attività produttive che sta dietro al prodotto finito (un golf ha dietro un pastore, un allevatore, un veterinario, un tosatore, un produttore degli attrezzi da tosatura, ecc ecc..). Ma Smith non sostenne mai che il mercato fosse perfetto, il suo era piuttosto un apprezzamento per la spontaneità dei processi produttivi. Lo stereotipo di homo economicus cui siamo abituati non deriva affatto da Adam Smith, ma dalle deviazioni dal suo pensiero, quelle, tanto per intenderci, di Bentham e Ricardo. E' a partire da loro che l'economia ha accampato la pretesa di ergersi a scienza, che dico, a scienza tra le scienze, ed è a partire da loro che sono nati alcuni dei più grandi errori concettuali dei nostri tempi. Ecco perchè la nostra rubrica è dedicata a Adamo:abbiamo grande fiducia nell'attività individuale. E ci sta simpatica la mano invisibile...

! Francesco Galietti
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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