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Nella storia dell'islam non c'è nulla che possa rivaleggiare con il terrore provocato dalle crociatedi Remo Viazzi - 13 novembre 2003 Per motivi di studio mi imbatto casualmente in un libro abbastanza recente di James Reston, scrittore, giornalista, storico alla maniera dei nostri Pansa o Spinosa: "Storia della Terza Crociata", edito da Piemme nel 2002, in realtà uscito già l'anno precedente. Si tratta, in buona sostanza, di un'apologia della figura del Saladino, e fin qui niente di male: anche la parte avversa ha avuto i suoi eroi e tra questi sicuramente il Saladino è uno dei più affascinanti, dei più positivi. Uomo colto, guerriero corretto, con accentuati slanci di filantropia: incarna insomma l'ideale, il paradigma, dell'eroe medievale, del miles saggio, del cavaliere cortese; forte e risoluto con i forti, affabile e generoso con i deboli e con quanti si dimostrano del suo stesso rango: parcere subiectis et debellare superbos! In più, particolare non irrilevante, ascrive a sé il grande merito di essere stato il condottiero che riportò Gerusalemme sotto il dominio degli arabi; correva l'anno 1187. Tutti, da Arafat a Saddam Hussein ne hanno evocato le gesta per infiammare i cuori dei fondamentalisti di oggi. L'importante però è non fare delle virtù di un singolo le virtù di un popolo intero. Così trascoloro nel leggere testualmente a pagina 17: «È dunque un'ironia della storia che attualmente la parola jihad susciti il terrore di molti occidentali, e persino dei governi, che l'associano al terrorismo e al fanatismo islamico. Tuttavia, nella storia dell'islam non c'è nulla che possa rivaleggiare con il terrore provocato dalle crociate e con il fanatismo cristiano del XII secolo». Testo e musica di James Reston, anno 2001... Una profezia, purtroppo! L'affermazione mi è sembrata talmente fuori luogo che decido di spendere dieci minuti, dieci, per impugnare una qualsiasi fonte da contrapporre a siffatta mistificazione del vero. Apro quasi a caso (saltando - per ovvi motivi - le prime pagine del libro, che narrano le imprese delle prime Crociate, quelle che videro gli eserciti cristiani vittoriosi) il testo di Ibn al Qalànisi, il più antico storico delle Crociate di parte araba, e mi cade l'occhio su alcuni fatti dell'Anno Domini 1157, giugno, battaglia di Tiberiade. Così narra al Qalànisi: «... allora Norandino e i suoi prodi avevan messo piede a terra, e avevano schiacciato il nemico sotto i dardi e i ferri delle lance... Ci impadronimmo dei loro cavalieri uccidendoli e catturandoli, e la fanteria in gran numero fu passata a fil di spada, tanto che non ne scamparono, a quanto ne riferì un veridico in grado di saperlo, che dieci persone... I nostri soldati si riempirono le mani di lor destrieri ed annessi, animali e robe infinite... I prigionieri e le teste degli uccisi arrivarono a Damasco la domenica seguente alla vittoria». Insomma alle violenze cristiane si rispondeva con altrettanta violenza, come è "giusto" che accada in guerra. Gli episodi disdicevoli, le nefandezze e gli atti scellerati fanno capolino nella storia degli uni e degli altri: non è facile decidere chi ebbe il primato. E d'alto canto sulle reali finalità che spinsero i cristiani d'occidente a tentare più volte nel corso del XII e del XIII secolo la conquista dei Luoghi Santi prima e di Bisanzio poi si è già detto abbastanza, né sussistono dubbi sulla forte attrazione economica e commerciale che essi ebbero agli occhi degli europei, ma non credo che sia giusto né corretto attribuire a quegli eserciti la responsabilità di atti e violenze eccessive rispetto a quelle perpetrate nel corso delle altre guerra dell'epoca medievale. Tutto questo senza voler tornare sulle parole di contrizione pronunciate dal Papa e che hanno fatto a lungo discutere! Profetico, intempestivo, orribilmente presago di fatti luttuosi ingiustificabili risulta invece Reston nella seconda parte della sua "sentenza": «Tuttavia, nella storia dell'Islam non c'è nulla che possa rivaleggiare con il terrore provocato dalle crociate e con il fanatismo cristiano del XII secolo». Nella speranza (quasi la certezza) che l'introduzione al libro fosse stata scritta prima dell'11 settembre, è arrivata poi l'epica impresa degli agnellini di Bin Laden a spazzare ogni dubbio e a negare risolutamente tale fesseria. Ammesso e non concesso che Reston avesse avuto ragione allora, oggi non l'ha più, a maggior ragione dopo l'attentato subito dall'Esercito Italiano mercoledì 12 novembre. La jihad suscita il giusto terrore e i terribili cristiani diventano vittime innocenti. Sic transit gloria mundi!
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Ragionpolitica, periodico on line n.31 del 13/11/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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