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In mare aperto. Appunti di filosofia politicadi Raffaele Iannuzzi - 27 novembre 2003 Il grande sociologo, economista e filosofo della scienza Otto Neurath (Vienna 1882-Oxford 1945), osservò con grande acutezza: "Immaginiamo dei marinai che, in mare aperto, stiano modificando la loro goffa imbarcazione da una forma circolare ad una più affusolata. Per trasformare lo scafo della loro nave essi fanno uso di travi alla deriva assieme a travi della vecchia struttura. Ma non possono mettere la nave in bacino per ricostruirla da capo. Durante il loro lavoro essi stanno sulla vecchia struttura e lottano contro violenti fortunali e onde tempestose...Questo è il nostro destino di scienziati". La parola-chiave delle riflessioni di Neurath è trasformazione, movimento non solo delle cose ma anche delle idee che implica l' esistenza di una forma. Una forma si può tra-sformare, cioè può trans-formarsi, può, in altre parole, passare da uno stato ad un altro, e ciò proprio per continuare a permanere nella realtà. Machiavelli parlava di "realtà effettuale", Hegel, nel suo tedesco duramente sassone, traduceva questo concetto con la parola "Wirklichkeit", la realtà oggettiva che diviene sempre, che, appunto, sempre si trans-forma. Il nostro tempo è il tempo delle continue trasformazioni, tanto che potremmo anche, e legittimamente, definirlo come un laboratorio permanente; tutto scorre e passa, lasciando dietro sé carcasse vuote, sterili concetti ormai del tutto privi di efficacia teorica. Non ha senso lamentarsi dell' incertezza permanente del nostro tempo. Il tempo cosiddetto post-moderno è il tempo della "fine delle grandi narrazioni", osservava venticinque anni fa Lyotard, cioè è l' epoca in cui non si può più parlare di Grandi Sistemi di Pensiero, di Grande Politica, nel senso ottocentesco e novecentesco; è, questo, il tempo del permanente ristrutturarsi delle idee e delle realtà: questo è un fatto testardo, a nulla vale lamentarsi o recalcitrare. Meglio, dunque, ragionare e cominciare a costruire un nuovo modello flessibile di politica e di filosofia politica. Se la modernità diventa "liquida" (Bauman), allora tanto vale liquefare le rigidità ideologiche e le mappe antiche della politica che ormai valgono soltanto a fare della sterile archeologia, nulla più di questo. Guido Carandini in un importante libretto pubblicato nel 1995, per i tipi della Laterza, Il disordine italiano. I postumi delle fedi ideologiche, sosteneva che, dopo la fine delle fedi ideologiche, tanto laica tanto ecclesiale-cattolica, solo il ritorno alla cultura delle regole, depurata dai valori ideologici, avrebbe potuto far uscire dal disordine ed avrebbe consentito un reale e fecondo confronto fra democratici appartenenti alla sinistra e liberali. La tesi non è nuova, certamente rileva un punto che vale la pena affrontare: gli apparati ideologici hanno costituito il terreno di scontro del novecento conducendo gli opposti schieramenti ad una radicalizzazione del confronto politico che ha, alla fine, nuociuto all' ordine sociale. Carandini trascura di osservare che lo scontro è avvenuto, in Italia almeno, perché esistevano due linee di pensiero che, insieme, hanno demolito ogni possibilità di recupero di una cultura politica liberale, vale a dire il comunismo togliattiano ed il radicalismo neogiacobino azionista. In questa stretta, ogni possibile alleanza tra un cattolicesimo di sano impianto filosofico - Rosmini e Newman - ed un liberalismo intellettualmente robusto - Acton, von Hayek, Sturzo e l' ultimo Croce, per citare alcuni esempi - non ha avuto modo di realizzarsi. Rimane, tuttavia, il fatto che solo una cultura delle regole, la Law direbbero gli anglosassoni, può ricondurre la politica nell' alveo originario del bene comune e dei diritti naturali (tra i quali fondamentale è il diritto di proprietà e, si badi, non solo economica ma anche di ogni risorsa individuale spendibile sul mercato: la proprietà, per un liberale, non è mai soltanto un fatto economico, ma anche una qualità riguardante ogni singolo aspetto della personalità, è il proprio di ogni individuo, siamo, cioè, nell' ambito metafisico, non meramente economicistico). Su questo solco, Tommaso d' Aquino e pensatori come Bruno Leoni e von Hayek si riconoscono e costituiscono una sorta di "santa alleanza". E' del tutto evidente la novità e l' impatto altamente creativo di questa trasformazione delle categorie della politica: in mare aperto, tutto quel che si trasforma diventa opportunità di nuovo e più fecondo sviluppo. Ultimo punto da definire: se le ideologie sono finite e se soltanto la Law, la cultura delle regole, può stabilire concretamente una modalità adeguata di sviluppo delle società occidentali, cosa può garantire alle regole, di per sé, realtà statiche e garantite, una giusta dinamica? In altre parole: può bastare la cornice delle regole per rendere affascinante e feconda la visione cattolica-liberale della politica? Accenno soltanto una ipotesi di risposta, riservandomi l' elaborazione di ulteriori sviluppi in successivi articoli. Elaboro ora una concezione espressa tredici anni fa dal filosofo Isaiah Berlin. Una strada per far procedere efficacemente la visione liberale della vita e della politica è data dal mantenimento di un equilibrio precario, ma non per questo fragile, tra l' ideale ed il reale, appunto la realtà effettuale di Machiavelli: l' ideale "traghetta" l' azione politica dentro la realtà concreta, lasciando poi alle scelte politiche la definizione di un modo di vivere giusto e, mi venga concesso il termine, decente, all' altezza delle esigenze degli uomini. Ciò consente di evitare le Soluzioni Ultime irrealizzabili, che poi determinano angoscianti e frustranti ricadute sul mondo vitale della persona, e, nel contempo, apre lo spazio reale di un' azione politica possibile e sempre pronta a ridefinirsi nel paragone con le circostanze oggettive (la giusta percezione realistica). Questo è il margine creativo della politica nel nostro tempo ed una equilibrata visione liberale può permettersi oggi di navigare in mare aperto anche su un' imbarcazione costantemente bisognosa di restauri. Il possibile, in sostanza, contrariamente a quanto ci faccia credere una rozza Realpolitik, è sempre figlio dell' ideale, e un figlio che sa bene dove muoversi per poter crescere.
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Ragionpolitica, periodico on line n.33 del 28/11/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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