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I robot nella lotta al terrorismodi Francesco Tomasinelli - 28 novembre 2003
Una delle tecnologie più promettenti che, dopo l'11 settembre, ha visto un vero boom è quella dei mezzi senza pilota. Non si tratta di veri e propri robot autonomi, come la stampa spesso li descrive, ma di veicoli telecomandati, capaci di operare parzialmente da soli, secondo schemi prestabiliti. Non esiste, al momento, alcuna forma evoluta di intelligenza artificiale: è il pilota attraverso un interfaccia a prendere tutte le decisioni importanti. In pratica siamo ancora lontanissimi da Terminator e dintorni, però le applicazioni sono già molte. I primi mezzi a controllo remoto sono stati gli UAV (unmanned aerial vehicle), i velivoli senza pilota o drones. I primi, rozzi modelli volavano già 35 anni fa, ma negli ultimi 10 anni hanno visto un'evoluzione notevole. Uno degli UAV più noti, spesso citato anche dai grandi media, e recentemente entrato in servizio anche nelle Forze Armate Italiane, è il Predator, un velivolo senza pilota di produzione americana, di 8 metri di apertura alare, in grado di operare a 500 miglia dalla base per quasi 24 ore. E' lento, raggiunge a malapena i 300 km orari, e poco manovrabile, ma straordinariamente utile per spiare e raccogliere informazioni sul nemico con discrezione, senza mettere a rischio la vita di alcun pilota. Possiede infatti un radar ed gruppo di telecamere che gli operatori controllano in tempo reale e un sistema di trasmissione dati molto efficace e sicuro. L'impiego di mezzi come il Predator, soprattutto nei conflitti di media e bassa intensità, come quelli legati alla lotta la terrorismo è stato davvero risolutivo. Il suo debutto è avvenuto in Bosnia sul finire degli anni 90' ma, visti i successi, le missioni si sono allargate fino allo scontro diretto grazie ad un paio di missili anticarro Helllfire che hanno trovato posto sotto le ali. Con un mezzo come questa la CIA ha individuato ed eliminato, nel novembre del 2002, sei membri di Al-Qaeda che viaggiavano su un furgone nelle montagne dello Yemen. I risultati incoraggianti ottenuti dagli americani hanno spinto molti paesi a dotarsi di sistemi simili o avviare ricerche in questa direzione.
In futuro si guarda a sistemi con struttura modulare in grado di svolgere alcune delle missioni e dei compiti più gravosi o pericolosi per i soldati, ma i tempi di sviluppo per veicoli semi-autonomi da combattimento (ma sempre sotto controllo di un operatore) non saranno brevi. A molti non sarà sfuggito che queste tecnologie hanno anche un aspetto negativo. Il fatto che UAV ed UGV siano sempre meno costosi e semplici da impiegare potrebbe spingere gruppi sovversivi a dotarsi di questi mezzi. A quel punto non ci sarebbe neanche bisogno di kamikaze e volontari per le missioni più pericolose. Si spera che queste tecnologie rimangano in buone mani ancora per molto tempo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.33 del 28/11/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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