RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Gli svantaggi del protocollo di Kyoto

di Carlo Stagnaro - 28 novembre 2003

Secondo un sondaggio commissionato dal WWF nel 2001, l'89% degli italiani è favorevole al protocollo di Kyoto. Una maggioranza che rasenta l'unanimità. La cosa non sorprende: nel nostro Paese è mancato quel dibattito che ha infiammato il clima politico di altre nazioni. Gli ecologisti hanno saputo sfruttare abilmente l'apprensione popolare. Quando il presidente Berlusconi, due anni fa, accennò che forse era meglio considerare altre strade, venne sommerso dai fischi dei nemici e dagli strepiti di molti amici.

E' lecito, però, chiedersi se quei nove italiani su dieci sappiano a cosa hanno dato il proprio assenso. In altre parole, sarebbe interessante conoscere cosa avrebbero risposto se la domanda fosse stata: Lei sa che cosa prevede il protocollo di Kyoto? La questione non può essere elusa, perché la città di Milano ospiterà - dall'1 al 12 dicembre 2003 - la Nona Conferenza delle parti, un meeting annuale che si svolge sotto l'egida dell'ONU per stabilire con quali strategie affrontare l'effetto serra.

Per farla breve, il trattato siglato nel 1997 prevede una sostanziale riduzione delle emissioni di gas serra. Detto così può apparire un provvedimento nell'interesse generale; ma tagliare le emissioni significa, indirettamente, rendere l'energia, più scarsa, e dunque più costosa. Dal costo dell'energia dipendono molti aspetti della nostra vita; per giunta, introdurre tasse o sussidi implica una sottrazione di risorse dalle mani dei legittimi proprietari. Cioè, applicando misure del tipo di quelle previste dal protocollo di Kyoto, si tolgono soldi dalle tasche di alcuni cittadini, erodendo il potere d'acquisto dei loro redditi. Naturalmente, l'intero peso finanziario graverà sulle spalle dei consumatori: i più colpiti saranno quelli appartenenti alle fasce più povere della popolazione.

Non è un caso che le organizzazioni sindacali - inizialmente favorevoli all'adozione del protocollo - abbiano apertamente espresso tutta la loro perplessità. Essi, infatti, cominciano a realizzare che l'utopia del "controllo del clima" metterà a repentaglio lo stipendio e addirittura il posto di molti lavoratori. Joel Decaillon, segretario della Confederazione dei sindacati europei, ha dichiarato che "i sindacati devono giocare un ruolo nella negoziazione delle misure tese a ottenere una transizione equa, sulla base di un'informazione accurata, delle risorse disponibili, e di un coinvolgimento attraverso il dialogo sociale". Sebbene egli rimanga ancora in mezzo al guado - perché non riconosce esplicitamente l'incompatibilità tra la riduzione delle emissioni e lo sviluppo economico - la sua presa di posizione è significativa.

Anche i sindacati italiani farebbero bene ad affrontare questo problema, e a farlo in fretta. Secondo uno studio prodotto dall'International Council on Capital Formation, l'applicazione del protocollo di Kyoto in Italia potrebbe condurre alla perdita di 280.000 posti di lavoro entro il 2025, e a una riduzione del PIL effettivo pari al 2,9%. A causa dell'elevato prezzo dell'energia e dell'assenza di una vera competizione nel settore, i cittadini dovrebbero sostenere un costo aggiuntivo di grandi proporzioni. Per giunta, l'impostazione anti-nuclearista della nostra classe politica impedisce pure di produrre energia attraverso l'unico mezzo che è pulito e a buon prezzo. Infine, le fonti cosiddette alternative non saranno in grado di rappresentare un'opzione abbordabile ancora per molto tempo. Nondimeno, le case devono essere scaldate d'inverno e rinfrescate d'estate, le fabbriche devono lavorare, i computer devono accendersi e le automobili devono muoversi. Il mantenimento di tutti questi benefici potrebbe essere messo in discussione dall'applicazione del protocollo di Kyoto. Contrariamente a quello che si sente spesso dire, noi non siamo danneggiati dall'assenza, ma da una eccessiva presenza, di politica energetica.

Il clima è un sistema complesso: la strada per capirlo è ancora molto lunga. Forse il nostro pianeta ha la febbre, probabilmente no. Di certo, usare una cura da cavallo per un male che non si comprende non è una mossa molto saggia. Il protocollo di Kyoto, in particolare, a fronte di benefici lontani nel tempo presenta costi immediati e gravi. Metterlo in atto sarebbe come sottoporsi a una chemioterapia per guarire un mal di testa passeggero.

! Carlo Stagnaro

Carlo Stagnaro è direttore del dipartimento "Ecologia di mercato" dell'Istituto Bruno Leoni

Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.33 del 28/11/2003
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata