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numero 280
6 marzo 2008
 
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Hannah Arendt

Il concetto d'amore in Agostino

recensione di Fabrizio Gualco - 20 ottobre 2001

La ricchezza presente nell'opera agostiniana è talmente vasta da non poter essere circoscritta in modo definitivo. Uno dei massimi teologi e filosofi d'Occidente, Agostino d'Ippona getta un ponte fra l'antichità e il Cristianesimo, inverando l'eros greco attraverso l'agape cristiana. La stima che Hannah Arendt riserva al pensiero di questo Padre della Chiesa è profonda e duratura. Nasce con gli studi per la sua dissertazione di dottorato in Filosofia e continua, in un modo o nell'altro, per tutto l'arco del suo percorso intellettuale. Agostino è ad esempio presente nel testo più "teoretico" di Hannah, («La vita della mente», pubblicato postumo nel 1974) nelle cui pagine la figura agostiniana emerge come quella del pensatore che non abbandona l'uso corretto della ragione per abbracciare in modo fideistico la religione cristiana, ma che, al contrario, scopre ed evidenzia le implicazioni filosofiche della sua nuova fede.

«Il concetto di amore in Agostino» è l'opera prima di Hannah Arendt (il titolo originale è Der Liebesgriff bei Augustin. Versuch einer philosophischen Interpretation), pubblicata nel 1929 presso l'editore Springer di Berlino. Tra le opere arendtiane questa è forse la meno nota e probabilmente la più astratta. Di certo distante, sia nella forma che nella sostanza, a lavori come Le origini del totalitarismo, Vita Activa e La banalità del male, che diedero all'autrice, giustamente, fama internazionale e un posto di primo piano nel campo della filosofia e della cultura politica.

Negli anni venti il tema dell'amore non solo si alimenta a fonti marcatamente spirituali o religiose come ad esempio in Scheler, Buber o Guardini, ma si sviluppa anche su basi più marcatamente descrittive, come nella filosofia della vita dell'ultimo Simmel o nei lavori di Jaspers, Löwith e Jonas. Tra le due vie Arendt segue la seconda, e perciò l'interpretazione del tema agostiniano dell'amore assume e mantiene i tratti di una ricerca impostata in senso fenomenologico ed esistenziale.

Questo saggio, come nota Laura Boella (traduttrice e curatrice dell'edizione italiana), oltre che da intenti scientifici è mosso almeno in parte da motivazioni biografiche (dovuti alla sua relazione sentimentale con Martin Heidegger): Hannah Arendt si misura con il pensiero agostiniano misurandosi al contempo con se stessa, con i quesiti irrisolti che il passato recente le aveva lasciato attraverso la relazione sentimentale con l'allora giovane Martin Heidegger.

In senso proprio, quindi, «Il concetto di amore in Agostino» non è un'opera di teologia né di filosofia metafisica. Non si tiene conto, ad esempio, del necessario rapporto agostiniano con i testi sacri e con l' auctoritas ecclesiale. La Arendt accosta Agostino d'Ippona in maniera personale, eterogenea, autonoma ed originale, ma anche con tutti i limiti della suo curriculum intellettuale (consegue il dottorato in filosofia a ventidue anni), tale da non permetterle ancora di sondare la ricchezza, la vivacità, la poliedricità del pensiero agostiniano. Lo testimonia non solo l'accoglienza tiepida che il saggio in questione ricevette da parte dell'ambiente degli studi agostiniani, ma anche il giudizio obiettivo che Elisabeth Young-Bruehl, sua grande amica, esprime nell'opera biografica «Hanna Arendt 1906-1975. Per amore del mondo» (Bollati Boringhieri, Torino 1990): «se si occupa della conversione di Agostino al cristianesimo, lo fa solo perché la interessa l'itinerario del suo pensiero, dalla concezione "preteologica" dell'amore come desiderio a quella teologica dell'amore come rapporto fra la creatura e il Creatore. Insomma, non solo gli elementi dogmatici del pensiero di Agostino, ma anche gli eventi della sua vita in quanto tali sono tenuti fuori dalla discussione: la dissertazione non è solo risolutamente apolitica e ateologica, ma è anche rigorosamente astratta».

Problematico e pungente è per Hannah il rapporto fra il desiderio autenticità e la coscienza del suo sostanziale inappagamento. La Arendt è alla ricerca di un universale, di una realtà trascendente che possa fornire un senso definitivo al rapporto io - tu. Di un fondamento che definisca in modo sicuro la possibilità una comunicazione interpersonale volta a proiettarsi oltre schemi predefiniti, siano essi sociali o concettuali.

Alla fine, però, il rapporto io-tu fondato sull'amore rimane valido per la sfera interna, privata, intersoggettiva, ma non per quella esterna, pubblica, politica. L'amore concepito come desiderio le risulta inadeguato. L'amore è primariamente un principio di orientamento, ed il rischio chi ama (e quindi desidera) è quello di pensare ai rapporti in termini di fini e di mezzi, trascurando in nome di possibili risultati futuri i rapporti reali che si svolgono nel presente. L'orizzonte ideale sembra essere quello di un rapporto libero da qualsiasi forma di rigidità, aspettative, prese di posizione arbitrarie: ma la Arendt non riesce a cogliere ciò che in seguito chiamerà lo "spazio comune", ossia lo spazio della conoscenza e dell'azione che sorge anche con la collaborazione delle altre persone, che permette alla nostra vera essenza di disgelarsi rendendo giustizia all'invisibile vincolo che liberamente ci lega al prossimo.

Fabrizio Gualco

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Il concetto d'amore in Agostino
  • Autore:
    Hannah Arendt
  • Editore:
    Edizione SE
  • Prezzo: n.d.
  • Pagine: n.d.

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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