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Archetipi in salsa cyberpunkdi Francesco Natale - 4 dicembre 2003
L'indiscusso successo della trilogia pensata e prodotta dagli enigmatici fratelli Wachowsky è principalmente dovuto a due fattori: la spettacolarità resa possibile dalle risorse tecnologiche e la geniale rielaborazione degli archetipi dell'epos. L'aspetto tecnologico è sicuramente fondamentale, soprattutto in una pellicola che, almeno in apparenza, incentra fabula e intreccio sul rapporto esistente tra uomo e macchina. La realtà drammaticamente virtuale propostaci dagli autori risulta quasi più vera del vero, concretizzando una paradossale "mimesis biou". Le sterminate distese di centrali energetiche, le cui "pile" sono esseri umani, comunicano un vero e proprio senso di angoscia e di smarrimento, così come il cunicolare mondo sotterraneo in cui si muovono, reclusi ma combattivi, gli ultimi uomini. Angosciante risulta, soprattutto, la fredda asetticità del "perfetto" mondo della Matrice, in cui si dimenano, in una sorta di limbo onirico, le coscienze degli uomini allevati e intubati per placare il fabbisogno energetico delle Macchine.
La laboriosa concettualizzazione retrostante alle evoluzioni acrobatiche dei protagonisti, al famigerato (e ora anche inflazionato...) "bullet-time" (tecnica di ripresa che, attraverso l'utilizzo di un paio di centinaia di macchine fotografiche sincronizzate consente di mantenere i personaggi immobili mentre l'ambiente ruota), alla realizzazione di ambienti e fondali, fornisce una "backbone" che non ha precedenti nell'ambito della fantascienza cinematografica. Riassumendo possiamo affermare che, una volta tanto, gli effetti speciali non divengono lo specchietto per attrarre l'incauto e sprovveduto spettatore, rifilandogli poi orripilanti pastrocchi circensi, bensì strumento necessario a dipanare una trama ricca, complessa e, soprattutto, epicamente avvincente. Tutto questo senza mai perdere d'occhio, ovviamente, la dimensione ludica ed evasiva, che il buon cinema deve saper offrire. Ma l'origine del successo di Matrix è, a mio giudizio, da ricercarsi in qualcosa di più profondo: la reale bravura dei fratelli Wachowsky consta nell'aver saputo rielaborare in maniera originale e moderna gli archetipi propri del poema cavalleresco e del romanzo di avventure, il tutto condito da un pizzico di ortodossa religiosità primordiale. Il personaggio di Neo, per il cammino di formazione (Rientriamo nostalgicamente nelle aule del Liceo e chiamiamolo pure Bildungsroman suvvia...) che lo caratterizza, per la fiducia che ispira ai suoi compagni, per le sue virtù (coraggio, lealtà, onore) e per la compiutezza che egli darà al proprio destino può ricordare Artù, così come i suoi compagni, con le vicende umane che li vedono protagonisti, possono essere visti come novelli cavalieri della tavola rotonda informatizzati, legati indissolubilmente al fato del loro leader. La foresta, da sempre luogo oscuro e denso di malvagità, in cui il cavaliere deve addentrarsi per mettersi alla prova e portare a compimento la propria "quest", la ricerca, si trasforma nella Matrice, giungla alfanumerica dove l'illusione è più forte della realtà, ove lo spirito debole si spezza (cede alla tentazione della via più facile?) e viene annientato. L'Excalibur (o Durlindana o Gugnir se preferite) non ha più la canonica forma di una spada, ma diviene il potere che consente a Neo (e solo a Neo!) di vedere la realtà della Matrice per quella che effettivamente è, piegandone e distorcendone il codice a proprio vantaggio, squarciando questo mendace velo di Maya intessuto di bit. Le risposte alle problematiche domande che egli si pone riguardo al proprio destino e al futuro dell'umanità gli sono di volta in volta fornite da Morpheus, artefice della sua "rinascita" e della sua iniziale formazione e in quanto tale assimilabile ad un Merlino post-atomico, o dall'Oracolo, una enigmatica donna di colore che, risvegliando il potere sopito di Neo e fornendogli sibillini indizi sul suo destino ricorda la Signora del Lago (e speriamo che Chretien de Troyes non si rivolti nella tomba...). Ed è il destino dell'Eletto il tema centrale della trilogia, più ancora della relazione uomo-macchina che i Wachosky evitano discretamente (e giustamente) di rivestire di polemici significati socio-cultural-pacifisti, peccato veniale in cui sono caduti più o meno tutti i film del genere, da Metropolis di Lang a Terminator. In nessun modo si ha l'idea che i Wachosky critichino il progresso tecnologico o si abbandonino al manierismo luddista che afflisse un grande scrittore di fantascienza quale fu Frank Herbert, che nel suo celeberrimo Dune ci parla del "Jihad Butleriano", una crociata contro "le macchine che imitano il cervello umano" e, in quanto tali contrarie ai precetti di quello strano dio un po' Cristo, un po' Allah e un po' Bhudda i cui insegnamenti sono raccolti nella "Bibbia Cattolico-Orangista". La loro poetica è scevra da ogni forma di denuncia nei confronti della tecnologia: le Macchine non sono intrinsecamente malvage, non perseguono satanicamente il male fine a se stesso, ma sono semplicemente un avversario, sono il nemico che, come viene spiegato dettagliatamente negli "Animatrix" (splendidi cortometraggi animati che aggiungono qualche significativo tassello all'universo di Matrix), ha per primo subito un attacco da parte dell'uomo, e si è, brutalmente se vogliamo, difeso. L'unico elemento chiaramente assimilabile all'Angelo Caduto è l'agente Smith, scheggia impazzita della Matrice che ha sviluppato la capacità di autoclonarsi all'infinito ed è in grado di prendere possesso della mente degli uomini, riuscendo così ad agire su due piani, quello reale e quello virtuale. Egli vuole sfruttare questo potere per piegare la volontà del suo antico padrone e annientare la scarna resistenza dei sopravvissuti, proclamandosi Signore del Tutto. Il confronto tra Neo e questo Lucifero cyberpunk sarà inevitabile, ma proprio da questo scontro nascerà l'alleanza che, a prezzo dell' estremo sacrificio, riporterà la pace tra i due schieramenti I Wachowsky, quindi, non auspicano per nulla il ritorno ad un arcadico stato di natura: ci mostrano un'umanità in lotta per la propria sopravvivenza. Un'umanità annichilita e schiacciata dalla guerra, ma reattiva e colma di una trascendente speranza primordiale: l'Avvento di un Messia destinato a ricondurre l'Ordine nel Caos, destinato a dare nuovamente risposta alle elementari aspirazioni dell'Individuo. Del resto essi vivono a Zyon, quanto di più simile ad una catacomba il ventiquattresimo secolo abbia da offrire...
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Ragionpolitica, periodico on line n.34 del 4/12/2003 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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